Donatella Albano (Senatrice PD): “Tutelare la biodiversità significa tutelare l’agroalimentare italiano”

“Parlare di tutela delle biodiversità è necessario a maggior ragione nel nostro Paese, dove il patrimonio varietale delle coltivazioni alimentari è vastissimo e fortemente radicato nella nostra cultura gastronomica” lo afferma la Sen. Donatella Albano del Partito Democratico, intervenuta in Aula nel corso della discussione in merito al disegno di legge per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare, “Bene le banche dei semi e dei germoplasmi, ma occorre incentivare il recupero e la coltivazione delle antiche varietà nei loro luoghi d’origine o dove hanno trovato condizioni così favorevoli da caratterizzarne il territorio”.

“Per guardare al futuro occorre conoscere bene le proprie radici, per questo la tutela della biodiversità significa sviluppo e sostenibilità ambientale, per non parlare della tutela del paesaggio e dell’ambiente, nonchè della ricchezza gastronomica delle varie comunità locali” afferma la Albano, membro della Commissione Agricoltura, “ad Expo sono stati diffusi i dati della FAO, secondo la quale il 75% delle varietà colturali presenti all’inizio del ‘900 è andato perduto. Per questo servono azioni quali quelle che stiamo andando ad approvare, come l’istituzione di un’anagrafe patrimoniale, di una rete e di un portale nazionali, di un piano e di linee guida per la conservazione della biodiversità agraria e alimentare, che passano attraverso il coinvolgimento di aziende per la coltivazioni “in situ ” ed “ex situ” e che definisce la commercializzazione delle sementi, così come gli interventi per la ricerca.

“In Aula ho voluto ricordare l’esempio di giovani agricoltori del mio Ponente ligure, come Marco Damele e Silvia Guadalupi, che da tempo portano avanti progetti di recupero e scambio di sementi e bulbi antichi, tra cui la “cipolla egiziana”, una volta diffusa in Liguria e definita da Libereso Guglielmi come “la madre di tutte le cipolle”, continua la Albano, “il loro è un lavoro soprattutto teso a un cambiamento culturale, ed è questa la direzione giusta per la nostra agricoltura italiana”.

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