Tredici giorni dopo le promesse, Gianfranco Franciosi è ancora senza scorta

LA SPEZIA– Mercoledì 7 ottobre si era svolto sotto la Prefettura della Spezia un presidio per chiedere che al testimone di Giustizia Gianfranco Franciosi venisse assegnata la scorta. Franciosi, residente nel comune di Ameglia, aveva subito poche settimane prima un attentato incendiario alla sua officina navale a Bocca di Magra. L’incendio, di origine dolosa come dimostrato dalle perizie, aveva distrutto quasi tutte le imbarcazioni con le quali Franciosi avrebbe dovuto partecipare al Salone Nautico di Genova. (La lunga mattinata di Gianfranco Franciosi… ).

Dopo oltre 4 ore di presidio, dopo che Franciosi aveva parlato col Prefetto e, per telefono, con il Ministero dell’Interno, sembrava che si fosse riusciti a risolvere la questione, con l’assegnazione della scorta 24/24. Una settimana dopo, Franciosi è andato a Roma. A oggi, 20 ottobre, quindi 13 giorni dopo la promessa della scorta, il testimone di Giustizia non è ancora sotto protezione. Sono state aperte due inchieste (contro l’Arma Provinciale dei Carabinieri e contro il Prefetto) e tutto è passato nelle mani della Procura spezzina, che, scrive lo stesso Franciosi sulla sua pagina Facebook, “di me non conosce niente e impiegherà mesi per capire mettendo a rischio grave la vita di questo nucleo famigliare“.

Un’altra storia surreale, questa di Franciosi: una scorta promessa e mai assegnata, le Istituzioni che si “rimpallano” la questione e, intanto, giorni che passano, per la famiglia di un uomo che ha la “grave colpa” di aver aiutato lo Stato italiano a combattere il traffico di droga. Della questione si sta interessando, in Regione, anche il MoVimento 5 Stelle. Speriamo che i consiglieri pentastellati riescano a sensibilizzare l’Assessore Giacomo Giampedrone, concittadino di Franciosi, e il Governatore Giovanni Toti, che ad Ameglia è di casa.

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