Occhio alle vertigini

LA SPEZIA – Superato anche lo scoglio casalingo rimandando giustamente sconfitta la Ternana, in barba a tradizioni avverse e menagramo vari, la classifica ci regala meritate soddisfazioni.

Siamo all’ultimo piano, in condominio con il bello e sorprendente Crotone e l’affidabile Cesena.

All’attico abita il Cagliari e per ora sembra starci a suo agio rendendo imprevedibili prossimi traslochi anche se il calcio, si sa, riserva comunque sorprese ad ogni angolo, ad ogni settimana.

Lo Spezia, così in alto, in alto come non si ricorda a memoria di tifoso, deve evitare di guardare di sotto, potrebbe scoprire di soffrire di vertigini e scegliere, magari inconsciamente, di occupare posizioni meno impegnative.

Bisogna, insomma, dimostrare di saper portare il fardello della responsabilità con la dovuta autostima e spregiudicatezza.

I commentatori delle varie emittenti televisive sportive oggi in voga direbbero che è il momento di dimostrare “personalità”.

Direi che è anche l’occasione di guardarsi un attimo indietro e di capire, riesaminando il percorso fatto fin qui, quali siano i difetti sui quali si possa intervenire e i pregi da consolidare.

Per i pregi parlano i numeri, a cominciare dai pochi gol subiti, ad indicare una crescente affidabilità del settore difensivo basato sulle certezze regalate dalla coppia centrale Terzi-Postigo e dalla disinvoltura di Chichizola che dimostra sempre più di interpretare il suo ruolo con intelligente modernità.

Certo, la difesa si giova anche del contributo di tutta la squadra in fase di ripiego.

Basta pensare alla dedizione con la quale, giusto contro la Ternana, Juande si offriva a contendere in prima battuta le palle alte al grattacielo Avenatti consentendo così il facile recupero della cosiddetta “seconda palla” ai difensori centrali.

Il centrocampo, sia che si giochi con un modulo o con l’altro, ha la fortuna, non da poco, di contare su due pilastri che sanno interdire ed hanno i piedi buoni, anzi ottimi, per far ripartire l’azione e mettere in moto le frecce che hanno davanti.

Juande e “stijena” (“roccia” in croato) Breznev sono i centrocampisti che tutti vorrebbero.

Davanti sono un po’ in sofferenza Catellani e il “razzo dell’Adriatico”, come d’altronde Migliore, comunque sempre generosissimi nell’aiutare i compagni, che hanno solo bisogno di sciogliere muscoli e morale e lo faranno rapidamente grazie anche all’affetto del pubblico.

L’arciere e Nenè si contendono campo e panchina a suon di prestazioni decisive.

Qualche problema, per passare alle lacune, lo abbiamo sulla fascia destra dove il dinamismo di Milos non sembra, almeno per ora, aiutare la squadra né nella fase offensiva, non si ricordano cross importanti, e tanto meno in quella difensiva visto che da quella parte l’esterno avversario ha quasi sempre il sopravvento nell’uno contro uno.

Se non si dimostrerà all’altezza l’alternativa Martic, forse a gennaio bisognerà rimediare.

Il lato davvero negativo che in questo inizio di campionato è apparso evidente è la scarsa propensione della squadra a saper gestire partita e risultato.

E qui bisogna crescere giusto in personalità, come si diceva all’inizio, per sapere reagire alla cosiddetta “paura di vincere”, nel tennis si chiama “braccino”, che trasforma la squadra da spensierati e spregiudicati corsari ad un gruppo impaurito di tremebondi che si ripara affannosamente davanti al proprio fortino.

Questo accade spesso, soprattutto dopo che passiamo in vantaggio.

Si può anche vincere 1-0, anche in casa allorché è più facile per gli avversari organizzarsi difensivamente, ma non si può tenere aperta una partita stravinta, come quella con la Ternana, con il pallone costantemente dalle parti della nostra area di rigore.

È questo il passo in avanti necessario che la squadra deve compiere oltre a metabolizzare le sue certezze, che ormai sono tali, e che devono trasformarsi in autostima e serenità.

Lunedì ci attende un’altra partita difficile. Lo Spezia non è team costruito per cercare il pareggio, anche nelle trasferte più complicate.

Servirà l’ ”impresona“ e la squadra può anche realizzarla.

Si può anche perdere però, ma guai a chi, a seguito di una eventuale sconfitta, farà venir meno le ragioni di quelle certezze oramai acquisite.

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