Michele Fiore: Calendarizzare subito legge iniziativa popolare su fine vita.

Mi ha colpito, molto, la storia di Angelo Tedde, letta quest’oggi sui quotidiani.
Angelo Tedde è un portiere d’albergo che decide di aiutare la sua amica Oriella, 85 anni, ad andare a morire in Svizzera, dopo aver tentato, vanamente, di farle cambiare idea.
Si rivolgono ad un Ass.ne Torinese, “EXIT”, tramite la quale contattano una clinica svizzera, che pratica il “suicidio assistito”, che in Svizzera, come noto, è legale
Ebbene, Angelo viene indagato ed infine processato per “istigazione al suicidio”.
L’accusa chiede 3 anni e 4 mesi.
Il Tribunale lo assolve con formula piena, poichè la donna ha posto fine alla propria vita volontariamente, senza essere influenzata dall’esterno.
Mi è capitato, per ragioni di lavoro un caso identico e oggi mi accorgo di aver dato il consiglio giusto che, per inciso, fu quello di astenersi da qualsiasi tipo di contribuito, morale e materiale, alla persona che aveva deciso di terminare la sua esistenza, poichè malata, e che era in contatto con la medesima Ass.ne Torinese: EXIT.
Ho consigliato ad una mia assistita di non aiutare una persona gravemente malata ad eseguire le sue ultime volontà. A porre fine alle proprie sofferenze. Decisione assunta in totale libertà e in pieno possesso delle proprie facoltà. Senza alcuna forma di costrizione, nè fisica nè psichica.
Da legale, anche alla luce della travagliata vicenda processuale di Angelo Tadde, ritengo di aver fatto bene.
Da cittadino italiano, mi vergogno che nel mio paese continui ad esistere una situazione normativa così ipocrita, dove “occhio non vede cuore non duole” e che per piccole (o grandi) ragioni di bottega, si continui ad escludere il “fine vita” dall’ agenda della politica.
In Italia, a causa, soprattutto, delle pressioni del Vaticano (la cui unica linea di indirizzo sta nel solco dell’ “Eluana è stata ammazzata”) c’è un vulnus normativo enorme e inacettabile.
Al punto che la sentenza in questione è destinata a creare un precedente piuttosto ingombrante.
Il Parlamento non legifera in materia e, addirittura, persone come Massimo Max Fanelli, gravemente  malato di SLA (ormai muove solo l’occhio destro), sono costrette e fare lo “sciopero delle cure” affinchè il Parlamento calendarizzi la  discussione della legge di iniziativa popolare (giacente da circa 2 anni) sul “fine vita”.
Credo che sia doveroso farlo, senza ulteriori tentennamenti, e che ogni forza politica, dal PD al M5S, passando per i sedicenti moderati (ma assai radicali in materia) di AP, si assumano le proprie responsabilità di fronte all’opinione pubblica, di fronte alla memoria della Sig.ra Oriella, di fronte al calvario giudiziario del Sig. Angelo, di fronte alla dignità di Beppino Englaro, di fronte al grido di dolore (e di coraggio) di Max..
Calendarizzare, subito, il “fine vita”.
E fare pressione, anche tramite quei Consigli Comunali (come quello del mio Comune, Lerici) che ancora non hanno deliberato in tal senso, sul Parlamento, affinchè assuma, finalmente, un’iniziativa concreta.
‪#‎celochiedeMax‬.
Ce lo chiede la nostra coscienza civile.
Ammesso che ne esista ancora una.

Michele FIORE

Advertisements
Advertisements
Advertisements