Giù la maschera: ecco gli assessori che hanno firmato per il ricorso al TAR di Piazza Verdi (tra imbarazzanti assenze e giustificazioni poco candide)

Il teatro offre molte metafore per lo sporco affare di Piazza Verdi. Prendiamo la migliore di queste, la maschera: il politico si sa, ne indossa parecchie e le usa a seconda del caso. Su Laspeziaoggi abbiamo smascherato politici che dicevano una cosa sui giornali o alla gente e un’altra la facevano o la votavano in giunta. Ma ormai li conosciamo questi voltagabbana, e se li conosci -come diceva una famosa pubblicità-progresso degli anni ’80 contro l’AIDS- li eviti.

Allora, siccome tutti dicono che “la maggioranza è spaccata” e che Piazza Verdi è proprio uno degli argomenti su cui questa Giunta sta in bilico di cornicione, vediamo chi sono questi  eroi all’attacco del Palazzo d’inverno, insomma chi si è levato volontariamente la maschera. 

Nessuno.

Nella seduta del 5 ottobre, hanno tutti votato a favore dell’autorizzazione al ricorso al TAR su Piazza Verdi contro la Sovrintendenza, nonostante il forte movimento di opinione contrario a questa assurda “soluzione finale”, per dirla con termini da Auschwitz; tutti i presenti BASILE NATALE MORI POLLIO ANGELICCHIO TARTARINI hanno votato SI alla proposta di FEDERICI di andare al TAR di Genova. Una prova di forza che non serve a nessuno e costa 12.500 euro per l’avvocato esterno che è stato incaricato di seguire la pratica.

L’alternativa c’era: il Comune poteva fare una variante di progetto dopo la decisione piuttosto inequivocabile della Sovrintendenza e Ministero, o arrivare a una soluzione condivisa con tutti i soggetti. Se poi l’assessore MORI O NATALE O O TARTARINI o BASILE o ANGELICCHIO o POLLIO vorranno darci le loro intime profonde e viscerali motivazioni per andare contro la Sovrintendenza, saremo lieti di accogliere ogni loro commento. Saremo tutt’orecchi se Natale volesse erudirci sui risultati delle analisi chimiche delle malte o se Tartarini ci istruisse sulla “bontà” e sulla funzione dell’archetto colorato di Buren, se Mori volesse mettere la parola definitiva sul collocamento dei cessi nel quartiere del Torretto.

Del resto come disse Ballinari, il noto “cessologo” del Maurizio Costanzo show la cultura di un popolo si misura al cesso”. Parole sante.

I cittadini giudicheranno da soli se questa giunta e questa maggioranza, la cui credibilità proprio con Piazza Verdi sembra in caduta libera quanto le iscrizioni al PD, e la cui linea di condotta ha messo a terra il centro cittadino con un cantiere infinito, con spese lievitate a dismisura, sia da confermare nel voto del 2017. Anno in cui probabilmente, il cantiere di Piazza Verdi sarà ancora lì, con le macchine asfaltatrici, l’acquitrino e le alghe per i fanghi curativi.

Ma torniamo al ricorso al TAR. Perché gira voce che ci siano nella maggioranza, dei ribelli, insomma. E allora, quale migliore occasione di Piazza Verdi per attivarsi? La congiura de’ Pazzi, pardon di Piazza.

Dichiariamo subito la nostra idea; chi non va a votare, più che dimostrare un dissenso, dimostra la propria codardia. Non basta dire  “Io non c’ero perché se c’ero votavo contro”. Bisognava dissociarsi pubblicamente, “tracciare una linea bianca, al di là del quale non siamo più disposti a collaborare” diceva Paul Goodman.  Chi ha avuto il coraggio di farlo?

Nessuno.

La delibera è firmata all’unanimità dall’assessore BASILE, con la delega alla cultura, famoso per disertare gli appuntamenti culturali altrui (vedi tutti i numerosi eventi di Cultura in Piazza) e per aver taciuto fino all’inverosimile su Piazza Verdi (“Di’ qualcosa! Di’ qualcosa di sinistra! Di’ qualcosa anche non di sinistra! Di’ qualcosa”, cit.), una Piazza che ospita i resti di un Teatro dell’Ottocento e un quartiere della vecchia Spezia. Quindi,a naso, roba per lui.

Ma i cuor di leone si sa, non si trovano sugli alberi. Delle vestigia antiche non gliene frega niente a nessuno, né a Basile, impegnato a fare inutili riunioni condominiali sulla cultura, né a Tartarini il poco brillante assessore uscito con le ossa rotte dopo la magra figura di una Marineria ribattezzata Festa della Cucineria, né all’Angelicchio assessore al turismo (qua un link a un nostro articolo), a cui suggeriamo di mettere una foto del “cantiere Piazza Verdi” in tutte le carte del viaggiatore. I paladini della cultura e del turismo hanno firmato per andare al TAR. Il cielo stellato sopra di loro, ma la legge morale?

Su Piazza Verdi si sono esposti favorevolmente anche Davide Natale della corrente avversa alla Paita, sostenitore di Cofferati alle primarie, che da delegato all’ambiente, due cose sullo sradicamento di alberi poteva dirle. Gli ho chiesto un’intervista sulla sua firma per il TAR e relative motivazioni ma dice che parla delle sue deleghe. Insomma tutto secretato. Certo, ci dicono che la votazione è stata discussa e qualcuno ha provato a verificare i “margini” ma senza risultato. Margini di che? Del manto stradale calcolato male? Dell’anfiteatro tangente con la corsia dei bus? Margini di democrazia forse? Ma la maggioranza non doveva essere spaccata? O fanno come i ladri di Pisa del detto popolare, che di giorno litigano e la notte vanno insieme a rubare?

Pollio: il papabile candidato sindaco insieme a Mori: qualche mal pensante potrebbe dire che ha votato a favore per non essere abbandonato nella campagna elettorale. Pena di restare al palo con un pugno di mosche. Chissà.

Su Mori rilanciamo un evergreen di Laspeziaoggi: il must dell’estate sulla Piazza, I somari dei sumeri non semiti.

La Saccone: impossibile dire qualcosa di più di una donna che ha autorizzato quel gioco al massacro dei colori sulla città, la cui polvere verde e arancio continua a fare brutta mostra di sé sui muri, negli interstizi della pavimentazione, già orrenda, di Piazza Sant’Agostino. E comunque non si è presentata alla votazione. Malattia o parrucchiere, peccato non essere andata.

Ruggia: l’assessore rimasto famoso perché sul tema del taglio dei pini storici, stava per prendere una sonora bastonata in testa dalla Signora Tartaglione, storica attivista di 92 anni. Sulle questioni della Piazza si è recentemente defilato. Forse fa così perché ha capito, unico tra i molti (sarà per quella laurea che ogni tanto spunta fuori come la coscienza e l’orgoglio) che continuando sul fronte dei ricorsi e delle battaglie contro il Ministero, qua ci scappa il sorpasso alle prossime elezioni. Alla votazione: non pervenuto neanche lui. Assente. Ingiudicabile. Giustificato sicuramente. Ma a me sembra come quando per non farci interrogare alle elementari mettevamo il termometro nell’acqua bollente e ingannavamo maestra e mamma e qualcun altro veniva chiamato al posto nostro per scienza e geografia.

A lui, alla Saccone e a Stretti,  che non si sono dissociati ma sono rimasti “assenti”, dedichiamo questa frase di Gramsci :

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia, diceva Gramsci.

Parole sante.

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