Omaggio al professor Tartaglione, scomparso qualche giorno fa. Il “gonfalone”glielo porgiamo noi

Forse il Comune poteva far sentire pubblicamente la sua voce e il suo cordoglio per una figura così importante che è scomparsa, il professor Tartaglione, una storica presenza in città, un profondo e esigente formatore, un libero pensatore, un resistente, un attivista, anzi il prototipo degli attivisti, l’intellettuale archetipico, che si isolava nello studio a leggere ma era informato sul mondo, insomma quel genere di cittadino di valore -forse ingombrante- che ti dovrebbe inorgoglire avere nella comunità. Ateo, convintamente tale, comunista, ebbe solo un moto di sconforto nel 2008 quando sentendosi pesare gli anni, scrisse ai familiari che gli sarebbe dispiaciuto “morire sotto Berlusconi”, lui che aveva contrastato i fascisti (quelli di ieri), trovava difficoltà a comunicare con i nuovi.

La famiglia Tartaglione non è da gonfalone e non ha avuto riconoscimenti e onorificenze dal Comune ma attestati da persone vere, tantissime, che sono venute all’obitorio di Sarzana per la cerimonia laica. Tra loro ex allievi che ora sono professionisti, docenti in quello stesso liceo dove ha insegnato, dirigenti, notabili e semplici cittadini.

E a noi sembrava brutto che non avesse un gonfalone della città una persona così straordinaria. E così glielo conferiamo noi di Laspeziaoggi, virtuale, con queste righe.

Io ho pochi ricordi, mi spiace non poter dire molto. Quando sono entrata al liceo Costa lui non c’era già più, anche se era diventato ormai un “monumento” per la scuola, per la sua capacità, per la sua cultura ma anche per la sua severità di giudizio. Ho letto in tempi recenti il suo ultimo importante contributo, I meccanismi della storia che sarebbe bello se diventasse un manuale in programma nelle scuole superiori, magari proprio al liceo.

E mi ricordo di lui a proposito di Piazza Verdi, quello “sconcio affare” che ancora tiene in stallo la città. Al professore ho sentito dire cose sull’argomento davvero taglienti, con il suo sguardo così lucido e realista e sempre severo nel giudizio politico; del resto a lui bastava guardare dall’alto del terrazzo di suo figlio Luigi, con una visione pienamente panoramica della Piazza,  per capire lo scempio che noi vediamo di sbieco passeggiando tra  una barriera e l’altra.

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E così regalo a Luigi, nostro amico e parte del comitato Piazza Verdi questa immagine che forse lo farà sorridere. Era l’estate più calda di Piazza Verdi, quella con Sgarbi a fare la conferenza nella scalinata, e quel giorno l’inviato di Striscia la notizia, Brumotti, arriva in casa di Luigi dove c’è una perfetta visuale di quella Piazza di cui vogliono fare un servizio; ricordo questa scena esilarante che qualche regista avrebbe potuto fissare in un momento indimenticabile, degno di una slapstick comica.

Il severo professor Francesco Tartaglione è seduto in cucina a leggere il giornale, io e Luigi accogliamo la rumorosa troupe di Striscia la notizia che entra, individua subito l’inquadratura per le riprese, e inizia scompostamente a registrare; il professore senza fare una piega, continua nella sua attività di lettura indisturbato, poi alza lo sguardo e io penso che mi chiederà cosa sta succedendo e io non saprei che rispondergli, non so se lui conosca il Gabibbo, e invece si mette a parlare del libro di Henri Alleg sulla tortura durante la guerra in Algeria che mi aveva prestato in edizione originale, e così va avanti per circa 15 minuti, sotto lo sguardo attonito del datore luci e del microfonista di Canale5 che chiusa l’asta e le telecamere nelle borse, si allontanano in un silenzio reverenziale.

Così, con questa immagine surreale ma anche un po’ comica, quanto quelle ruspe che stazionano come carrarmati nella storica piazza Verdi, spero di aver regalato un sorriso a un amico che dovrà sopportare il fardello di un dolore immenso ancora per un po’.

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