Lampedusa, terra di tutti e di nessuno

Riceviamo e pubblichiamo:

“Per la terza volta ho trascorso le mie vacanze a Lampedusa, un’isola siciliana che appartiene all’arcipelago delle isole Pelagie. Fa parte della provincia di Agrigento e amministrativamente con Linosa forma il comune di Lampedusa e Linosa, con poco più di seimila abitanti, e una superficie di circa 20 km2. La sua posizione la vede molto vicina alle coste tunisine, dalle quali dista circa 113 km, mentre sono 205 i km che la separano dalla Sicilia.

In questa magnifica terra si trova la spiaggia più bella d’Europa, proprio di fronte all’isola dei Conigli; ma, sempre in quanto a spiagge, è presente la “Guitgia”, abbastanza ampia, e innumerevoli cale: Cala Croce, Cala Madonna, Cala Pulcino, Cala Pisana, Cala Creta e ancora molte altre, dove si può ammirare, e non solo, un mare limpido, azzurro con striature verde smeraldo, pulito tanto al punto che se non fosse salata, l’acqua si potrebbe anche bere.

Insomma, sto parlando di una specie di “Paradiso terrestre”.

Ma, come spesso si fa notare, “non è tutto oro quello che luccica”.

Da questo detto si può immediatamente intuire che sto pensando anche a vari problemi, forse troppi. Anche gravi.

Conversando con alcuni lampedusani, ne esce un quadro politico disastroso, poiché, volenti o nolenti, è la politica, anzi, è chi fa politica che decide le sorti del suo popolo. E il caso di Lampedusa è più o meno come tutti gli altri casi italiani.

All’unanimità, isolani e non, concordano con almeno tre grandi criticità che, nell’ambito della vita privata dei lampedusani, presentano gravi difficoltà, ostacoli, inconvenienti ingenti da affrontare e risolvere.

Il primo elemento della trilogia dei problemi di Lampedusa, il più sensibile e immediatamente da affrontare, è la costruzione di un ospedale. Già, ho parlato ci costruzione, e non di ricostruzione o ristrutturazione di qualcosa che già esiste. Semplicemente perché a Lampedusa manca un ospedale. E pensare che sarebbero sufficienti solo alcuni reparti, come, ad esempio, un’ottima cardiologia, una medicina, un’ortopedia abbinata a ginecologia. Certo, nell’isola è presente un pronto soccorso e il servizio di elisoccorso, ma dubito che riescano ad affrontare i problemi cardiologici più gravi. Ciò che i medici possono fare in caso di un infartuato, se sopravvive, è cercare di stabilizzarlo e trasportarlo in elicottero in un ospedale siciliano. Mi è stato riferito che per il trasporto da Lampedusa alla Sicilia occorre almeno un’ora. Un po’ troppa, data l’urgenza e la gravità della patologia. E poi, siamo certi che l’elicottero possa levarsi in volo con qualsiasi condizione di tempo meteorologico? Anche qui, qualche dubbio.

Pur io non affrontando il tema delle responsabilità di questa problematica mancanza, chi stava conversando con me ha subito tirato in ballo la politica. Hanno “saltato” il sindaco di Lampedusa, per arrivare immediatamente al presidente della Regione siciliana: Rosario Crocetta. Ho provato a rilanciare in favore di Crocetta, poiché quelle due-tre volte che l’ho sentito parlare in televisione mi è sembrato persona attenta ai problemi sociali della sua terra. Ma sono stato subito zittito da un uomo che, guardandomi negli occhi, si è messo a far uscire dalla sua bocca una serie di “bla, bla, bla”. Il presidente Crocetta, mi è stato riferito, ha altro a cui pensare: la sua poltrona, il suo stipendio, i suoi vari benefici e via dicendo, non potendo riportare le altre considerazioni rivolte alla sua persona.

Un secondo e grave problema riguarda l’istruzione. Poche scuole e molto insicure, avrebbero necessità di una seria ristrutturazione e l’istituzione di nuovi sbocchi professionali. Gli studenti che riescono a diplomarsi, se solo hanno l’idea di proseguire gli studi, devono trasferirsi perlomeno in Sicilia; ma per fare questo i loro genitori devono avere le possibilità economiche per poterli mantenere in affitto – anche se condiviso con altri studenti -, per l’acquisto dei libri e tutte le altre occorrenze indispensabili agli studenti. Ma quanti lampedusani possono far fronte a queste pretese economiche? È l’Amministrazione regionale che deve trovare soluzioni adeguate, visto che ha in carico l’isola: non è colpa di nessuno essere nati a Lampedusa, e non per questo essere dimenticati da coloro che muovono i “fili” del teatrino.

Infine, collegato alla capacità economica dei lampedusani di permettersi almeno un figlio all’università, terzo dei principali ostacoli e difficoltà a carico di chi vive a Lampedusa, è, appunto, il reddito dei componenti di quella comunità.

Come ben si conosce, l’economia trainante l’isola è rappresentata dalla pesca e dal turismo. Con la pesca non si diventa ricchi, anche perché non tutti i giorni si può uscire in alto mare, e spesso il pescato è appena sufficiente per coprire le spese. Sono moltissimi i pescatori, la maggior parte, poiché sarebbe illogico e controproducente aprire molte, nuove e ridondanti attività commerciali, rischiando la chiusura in breve tempo. Sebbene i turisti che trascorrono le vacanze a Lampedusa siano molti, non sono sufficienti per apportare il giusto guadagno a tutte le attività, con la conseguenza di un reddito non adeguato a coprire le spese, comprese quelle familiari.

Commercianti e albergatori, allo stesso modo, con una concorrenza spietata, hanno sì i loro profitti, ma sono soggetti anche a molte spese: prima di tutto le famigerate tasse, che pare non siano uno scherzo; quindi gli ammodernamenti da apportare alle strutture, interne ed esterne, nel periodo invernale, quando non sono operativi. E poi occorre fare i conti con l’usura procurata dalla salsedine, come è soggetto ogni fabbricato che si trova in zona marina. E non bisogna dimenticare un altro fattore fondamentale: i costi che salgono per via delle spese di trasporto per il rifornimento di tutti i beni necessari alla vita quotidiana di residenti e non. Costi da affrontare, ma che ricadono sull’utilizzatore finale, il turista. Ed è allora che fare una vacanza a Lampedusa ha costi eccessivi, che non aiutano certamente la gente nella scelta di quest’isola per il loro soggiorno. E i commercianti, ben coscienti delle penalizzazioni dovute alla loro posizione geografica, se ne dispiacciono. Ma loro non possono farci nulla.

Si tratta quindi di una Lampedusa bistrattata, abbandonata da tutte le istituzioni, dove lo Stato è rappresentato soltanto da una miriade di uomini delle Forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Aeronautica Militare, Vigili del Fuoco. La loro esistenza è giustificata soltanto dagli sbarchi degli immigrati; non mi pare di aver notato qualcosa di diverso. Un grande sforzo economico, quindi, soltanto per mantenere uomini e mezzi, se consideriamo poi che, molti militari sono ospitati negli alberghi.

Ma quanto ci costa? Quanto costa ai lampedusani?”.

Alberto Bonfigli

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