L’architetto Roberto Venturini: giù le mani dalle colline del Golfo

LA SPEZIA – Di teorie fantascientifiche, assurde o negazioniste ne ho sentite purtroppo tante: chi nega l’olocausto, chi dice che siamo prossimi ad un’era glaciale e che il riscaldamento globale del clima è un’invenzione, chi dice che Mussolini è stato un grande statista ed ha fatto cose buone per l’Italia etc… Ma leggere che per risolvere il problema del dissesto idrogeologico bisogna continuare a costruire sulle colline, mi è sembrata un’affermazione che merita da subito una risposta sdegnata alla luce di tutti i disastri di questi ultimi anni che hanno colpito non solo il nostro territorio provinciale ma funestato gran parte della nazione. L’articolo comparso sul Secolo XIX di venerdì 9 ottobre, che riporta il pensiero del direttore dell’ANCE Paolo Faconti, mi è sembrato simile alla strategia di difesa di certi avvocati, che pur di guadagnare la parcella, cercano di negare l’evidenza, giustificando in qualche modo gli atti efferati compiuti da un pluriomicida. Qui si cerca di far credere ai cittadini ed ai nostri amministratori che se continuiamo a cementificare il territorio, consumando quel poco di suolo agricolo e forestale che rimane, risolveremo finalmente tutti i problemi causati dalle alluvioni e dalle frane poiché il terreno risulterà imbrigliato e quindi non produrrà più danni. Ricordo quello che dovrebbe ormai essere ovvio a tutti esperti e non: cioè che proprio in ambito collinare e montano è fondamentale che il suolo riesca ancora ad assorbire parte delle acque meteoriche per evitare movimenti franosi ed allagamenti più a valle dovuti al dilavamento del terreno reso impermeabile ed alla grande massa d’acqua che non più trattenuta precipita verso il basso. La copertura forestale, i terreni agricoli con le fasce terrazzate sostenute da muri di contenimento tradizionali e drenanti costituiscono ancora oggi il sistema migliore per contenere la furia degli eventi alluvionali mantenendo e salvaguardando l’ambiente. Sono proprio le nostre ancora verdi colline che circondano il Golfo e la città che hanno evitato fino ad ora eventi luttuosi che purtroppo si sono verificati altrove; le paleofrane di cui si fa cenno nell’articolo, che erano rimaste in equilibrio per tanto tempo, si sono rimesse in moto proprio grazie agli interventi edificatori ed infrastrutturali che sono stati effettuati negli ultimi decenni, senza evidentemente preventive ed accurate indagini geologiche, nella collina che da Montepertico va a Monte Albano e in quella che dalla Chiappa sale a Marinasco. Quindi la cura del territorio non è la sua edificazione ma la manutenzione costante da parte degli abitanti e delle istituzioni di quel patrimonio forestale ed agricolo che ci è stato tramandato. Altra affermazione da confutare è quella del fabbisogno abitativo nella nostra città; ricordo al riguardo che La Spezia negli anni settanta del novecento contava circa centotrentamila abitanti, oggi nel 2015 raggiungiamo appena i novantaquattromila quindi è evidente che il patrimonio edilizio esistente è di gran lunga superiore al reale fabbisogno degli odierni abitanti. Tutti i piani regolatori del dopoguerra prevedevano un sovradimensionato sviluppo demografico nella nostra città e quindi si è costruito spesso in malo modo e più del dovuto. Per rispondere oggi alle richieste abitative è necessario non costruire ex novo ma utilizzare al meglio il patrimonio edilizio esistente. La nostra città ha un alto numero di abitazioni sfitte ed abbandonate, i nostri amministratori dovrebbero attraverso un uso adeguato degli strumenti urbanistici, incentivi e facilitazioni amministrative e fiscali, favorire la disponibilità di questo patrimonio edilizio che si sta degradando e necessita di interventi di recupero e ristrutturazione, per cui sicuramente si darebbe impulso in questo modo al comparto dell’edilizia favorendo la ripresa economica di questo settore.
Per questo concludo dicendo: “Giù le mani dalle colline del Golfo, sì al recupero e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente della nostra città”.

architetto Roberto Venturini

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