Stadio al “Picco” per lo Spezia

1280px-La_Spezia_-_Interno_Stadio_PiccoLA SPEZIA – Gli spezzini abituati a ben altre platee, e sono tanti, hanno voluto vedere nell’esito della trasferta di Lanciano il cosiddetto bicchiere mezzo vuoto incoraggiati, fra l’altro, degli stessi commenti del tecnico che, per evitare inutili trionfalismi, si è intelligentemente dichiarato insoddisfatto della prestazione, almeno in parte.
Noi crediamo invece che il risultato conseguito in terra d’Abruzzo sia da accogliere con grande soddisfazione prima di tutto perché allunga una serie positiva che dà continuità e sostanza ad una ripresa sempre più convincente dopo gli stenti delle prime due giornate.
E poi, siamo seri, le imprese non si possono fare tutte le domeniche, o sabati, non sarebbero nemmeno più imprese ma rappresenterebbero, semmai, il trend di una squadra che ammazza il campionato cosa che certamente ci piacerebbe ma che ragionevolmente, almeno ad oggi, non ci riguarda.
Ma come lamentarsi di dieci punti in quattro partite di cui tre giocate lontano dal Picco?
Ciò che ci aspetta non è davvero meno complicato di quanto affrontato fino ad ora.
Prima di tutto per motivi psicologici: giocare in casa impone di vincere e, come abbiamo detto più volte, l’obbligo di fare il risultato non è lo stato d’animo più adatto per affrontare la partita.
Il pubblico certamente aiuta, impone rispetto agli avversari e non solo, ma è innamorato di questi ragazzi che sentono il peso conseguente al forte desiderio di rispondere con i fatti oltre che con il calore all’abbraccio dei tifosi.
E dal punto di vista tecnico sappiamo come sia più difficile dover fare la partita contro squadre generalmente bene organizzate, abituate a schierarsi fuori casa dietro la linea del pallone per chiudere ogni spazio e cercare di ripartire in quello che una volta non si aveva vergogna di chiamarlo “contropiede”.
E già, certo il mondo è cambiato e, con esso, anche il calcio.
È triste comunque dover verificare come noi italiani riusciamo a vergognarci anche di ciò che di buono abbiamo realizzato.
Quanto abbiamo vinto con quel calcio all’italiana che oggi la demagogia calcistica ha quasi ritegno di ricordare.
Quanto abbiamo goduto, dall’Inter di Herrera in poi, quando la nazionale o le squadre italiane subivano nella propria area la cocciuta e un po’ patetica iniziativa avversaria per quasi tutta la partita per poi andare a vincere grazie ad un paio di incursioni magistralmente architettate con tre passaggi che trafiggevano gli avversari.
I testoni teutonici o britannici ci insultavano definendoci “catenacciari”, ma perdevano e noi gioivamo.
Oggi, per rifarci la bocca, parliamo di “ripartenze” per descrivere quello che anni fa chiamavamo “contropiede”.
Ma torniamo allo Spezia ed alla gara che ci attende domenica in casa con la Ternana.
Credo che molto dipenda da noi, gli avversari sappiamo già come si schiereranno.
Forse sarà utile ritornare al centrocampo a due ed a Catellani fra le linee.
Certo molto dipenderà dalla vena di Mario “razzo dell’adriatico” e da chi, al centro, o a rimorchio, saprà trarre vantaggio dalle sue fughe.
Dipenderà anche dalle conclusioni da fermo e da fuori area, se sapremo approfittare del piede caldo di Brezo “stijena” (“roccia” in croato).
Nel corso di questa settimana abbiamo, fra l’altro, letto della proposta di realizzare lo stadio nuovo sulle aree Enel o su quelle della ex polveriera.
Diciamo che in questo caso ha ragione il Sindaco: non c’è bisogno di un megastadio, gli stadi nuovi hanno sempre capacità di ricettività ben inferiori a quelle di una volta.
Il Picco va benissimo, la polveriera c’è dentro, non serve fuori.
Rifare la tribuna, coprire la nostra curva, razionalizzare parcheggi e viabilità con la collaborazione della Marina: questi gli obiettivi da prefiggersi allorché, per una volta, cuore e cervello vanno nella stessa direzione.

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