Gruppi di culto: Elio e le Storie Tese

Gruppi di culto sono quelle bands che possono contare su uno zoccolo duro di appassionati, che hanno fans che li seguono ovunque suonino, che suonano sì, per vendere,  ma essenzialmente per il piacere di farlo. E’ il caso degli Elio e le Storie Tese, chiamati anche gli Elii, ensemble nata a Milano nell’ormai lontano ’79 e fondati dal leader Stefano Belisari, conosciuto da tutti come Elio. Il curioso nome del gruppo deriva dal primo brano scritto da Stefano, dal titolo “Elio” e da una famosa frase storpiata della canzone “Eptadone” di un’altra band di culto, gli Skiantos. Catalogati, a torto, con l’etichetta di esponenti del Rock demenziale, gli Elii sono innanzitutto dei geniacci e dei maestri di goliardia, ma anche dei musicisti di tutto rispetto. Le loro esibizioni dal vivo sono cabaret allo stato puro, seguono spesso dei rituali che condividono con il pubblico ed ogni loro performance è nel segno del divertimento collettivo. Il braccio e la mente del gruppo sono Elio e Sergio Conforti alias Rocco Tanica, ma tutti gli altri componenti, rigorosamente chiamati con nomignoli di fantasia, (Faso, Cesareo,Tafano, Jantoman) sono indispensabili alla causa.

Una loro peculiarità è quella di inserire frammenti di brani famosi all’interno delle loro canzoni oppure di storpiarne il titolo con risultati esilaranti:  Born to be Abramo (Born to be alive), Arriva Clistere (Arriva Cristina, di Cristina D’Avena…), Tenia ( cover di Maniac) e molte altre ancora. Linguaggio e gergo giovanile, doppi sensi espliciti e qualche volgarità sono altre caratteristiche dei brani del gruppo. Si diceva della loro bravura come musicisti, hanno suonato e suonano i generi più disparati, dall’Hard Rock al Progressive, dalla Disco al Funky, dal Pop al Free-Jazz, Blues, Reggae, Punk, Soul, Musica Latina, con un eclettismo ed una padronanza degli strumenti invidiabile. Per certi versi, in molti brani ricordano la irriverente versatilità di Frank Zappa con il quale hanno in comune certi testi corrosivi ed al limite della censura. Censura che li ha visti protagonisti sul palco del Concerto del Primo Maggio 1991 quando, in diretta Rai e all’improvviso,  iniziarono  ad elencare personaggi della politica e dell’imprenditoria dell’epoca citandone le malefatte (Andreotti, Ciarrapico,Cossiga, Remo Gaspari). I solerti funzionari della TV pubblica irruppero sul palco mentre, in modo comico e grottesco, Elio gridava “Come Jim Morrison!!!” riferendosi agli arresti “live” del leader dei Doors di molti anni prima e i telespettatori a casa venivano distratti da una “interessantissima” intervista di Vincenzo Mollica a Ricky Gianco
Un altro episodio che fece discutere fu una messinscena organizzata dagli Elii ed un loro fan, con tanto di rissa, in un programma di Italia 1, i giornali ne parlarono senza capire che si trattava di una finta. Il loro primo concerto, usando un eufemismo, fu un’esibizione, nel lontano 1980, al cospetto di una manciata di pensionati in un Centro di Assistenza Fiscale a Milano. Niente è normale quando si parla degli Elio e le Storie Tese e nella loro carriera vantano un record da guinness, hanno infatti suonato il brano “Ti amo” per 12 ore consecutive al Teatro dell’Elfo di Milano. Hanno fatto tanta televisione, sono un mito tra i giovani anche grazie alle numerose e memorabili sigle di “Mai dire goal” dei loro amici della Gialappa’s Band. I titoli di molti loro album sono impronunciabili perché in lingua Cingalese, tra le canzoni più popolari citiamo la funkeggiante “Servi della gleba” che parla di come un uomo si possa appiattire inseguendo una donna che non lo vuole : ”Servi della gleba a testa alta, verso il triangolino che ci esalta…servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria…”. La mitica“John Holmes” che parla di un celebre attore porno scomparso anni fa, la spassosa “Mio cuggino”, spaccato di tanti tamarri delle periferie: “Mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi…mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto…”. L’ironica “Cara ti amo” su quel tipo di donna capricciosa e volubile che qualunque cosa tu faccia o proponga o dica ha sempre da ridire ed è incontentabile: “Lui: Io sono come sono. Lei: Cerca di cambiare. Lui: Sono cambiato. Lei: Non sei piu’ quello di una volta…”.

Il brano che ha dato agli Elio e le Storie Tese la grande popolarità di massa è indubbiamente “La Terra dei Cachi”, canzone sanremese classificatasi seconda e sulla quale aleggiano voci che parlano di un’indagine, poi archiviata, riguardo un presunto intervento di Pippo Baudo atto ad alterare l’esito del voto. Ma nella lunga storia degli Elii non ci sono solo risate e scherzi ma anche il dolore per la prematura scomparsa di Feiez, il loro sassofonista morto durante un concerto nel ’98, ricordato in modo commosso da Elio in tante occasioni pubbliche. Hanno preso parte al progetto Artisti uniti per l’Abruzzo in seguito al devastante terremoto dell’Aquila dando il loro contributo. Questo insieme di ottimi musicisti e di impertinenti mascalzoni, ne ha fatta di strada dai tempi del Magia e dello Zelig, locali storici delle notti milanesi. Per riassumere la loro bravura, ricordiamo le loro esibizioni a Sanremo 2013 (con dei travestimenti indimenticabili) dove l’Orchestra del Festival, gente che la musica la conosce bene, buttò per aria gli spartiti in segno di protesta per la mancata vittoria de “La canzone mononota”, ennesima loro geniale creazione. Una band di culto, non c’è che dire.

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