Architetture “emozionali” anche nella nuova Piazza Verdi? Vannetti e i “colori dell’umanizzazione” a Libriamoci

Nell’ambito di “Libriamoci” oggi pomeriggio al CAMeC  l’architetto Vannetti, oggetto di molte attenzioni da parte dei cittadini della Spezia per il suo progetto di Piazza Verdi che è riuscito se non a scontentare tutti, a preoccupare molti, presenterà un libro da lui curato di un qualche interesse, sia pur molto specifico, dal titolo I colori dell’umanizzazione. Trattasi degli atti rivisti e corretti, di un convegno a Alghero sui “Colori dell’umanizzazione”, in sostanza, sulla progettazione degli ospedali che tenga conto di alcuni valori (etici e relazionali).

Il contributo dell’architetto Vannetti è nella curatela insieme a Antonello Monsù Scolaro, e in un capitolo dedicato all’architettura emozionale, su cui vale la pena soffermarsi, capitolo stracolmo di citazioni, al punto da far fatica a capire esattamente quale sia l’apporto teorico originale dell’autore, tra riferimenti a De Certau, Paul Virilio, Merleau-Ponty, Zevi, Bachelard, Pallasmaa, Cacciari, Galimberti, De Monticelli. Tra i concetti fondativi dell’architettura “emozionale” degli ospedali (una derivazione dell’idea di Città Emozionale oggi di gran moda, immersiva a metà fra architettura, natura, didattica, suoni e tecnologie) ci sarebbero degli elementi applicabili a tutte le architetture, non solo quelle di cura, quindi, ci viene da dire, estendibili anche a Piazza Verdi. E altre parti del capitolo si prestano a leggere Piazza Verdi come una specie di “trasgressione” o “deroga” alla stessa teoria dell’autore. Edward Gordon Craig, disegnatore, regista, scenografo,costumista e tecnico luci nonché autore del primo trattato di estetica teatrale moderna, scriveva agli inizi del Novecento “La teoria viene dopo la pratica”, in sostanza prima si sperimenta poi si racconta, se poi la teoria contraddice la pratica qualcosa non funziona.

Piazza Verdi si sa, non è un ospedale, anche se questi interventi urbanistici l’hanno ferita non poco, anche se alcuni anziani sono finiti al pronto soccorso, inciampati nel travertino (materiale non adatto a essere calpestato) che già in alcuni punti è rovinato, e anche se il percorso per ciechi porterebbe un ipovedente a sbattere nel muro, come ha dimostrato Laspeziaoggi 

I concetti fondativi nominati a inizio capitolo da Vannetti sono: l’etica della salute, della comunicazione e l’etica ambientale. Dialogo e relazione in sostanza, alla base della “ricerca interiore dell’abitare”. Bene fa l’architetto Vannetti a citare autori che motivano l’abitare come qualcosa di intrinsecamente legato a “sentimenti, memoria” (Virilio), a spazi di esistenza come “spazi di paesaggi”. Socialità, identità e località sono i temi dell’abitare, citando lo stesso Vannetti, che diventano essenziali nel progetto di strutture di cura.

progetto Buren

Piazza Verdi come è noto, ha perso nel nuovo progetto Vannetti-Buren, proprio la sua identità storica per calarsi in un ipercontemporaneo poco appropriato, diremo non in sintonia con lo stile e la memoria di una Piazza, che nei decenni divenne un vero spazio simbolico: che questo sia attribuibile al progettista, alla Sovrintendenza, a chi ha sposato il progetto nell’amministrazione, poco importa. Il dato di fatto è che il tema dell’abitare sopra citato perde uno dei tre punti definiti fondamentali nel progetto architettonico secondo Vannetti, cioè l’identità: ma poiché nulla si distrugge davvero, commuoventi tracce di passato alternativamente definite storiche o inutili, tornano prepotentemente alla luce dalla piazza quasi a rivendicare un proprio posto in una modernità che li ha messi da parte come “frattaglie della storia”.scavi 1

La domanda, forzando un po’ gli obiettivi del libro, sorge spontanea: l’attenzione all’architettura emozionale che scatenerebbe “mappature psico-geografiche” e “stimoli corporei” dove si attuerebbe in Piazza Verdi? Nei giochi d’acqua? Negli archetti bureniani colorati spruzzanti acqua vaporizzata come in un car wash?

Giannantonio_Vannetti_Daniel_Buren_Piazza_Verdi_D

Si fa inoltre, molta fatica a capire dove stia “l’etica ambientale”, “l’armonizzazione con l’interiorità e il mondo ambientale” in Piazza Verdi (dove ricordiamo, è stato abbattuto un filare storico di pini che ambientalisti hanno cercato inutilmente, di difendere) e dove stia persino l‘etica della comunicazione visto il crearsi di comitati, gruppi di attivisti, petizioni contro la costituenda Piazza, alla disperata ricerca di un confronto fattivo.

Ci riconosciamo nelle parole straordinarie dell’architetto e storico Marco Romano che Vannetti purtroppo non cita nel suo libro (e noi gli consigliamo di leggere il suo libro L’estetica della città europea, Einaudi):

Con una viva presunzione di sé chi si occupa professionalmente di progettare città pretende oggi spesso di possedere la chiave dell’interesse generale e di conoscere il vero bene di tutti i cittadini e di poterli rendere felici domani nella sola città che egli considera efficiente, giusta, bella...il tutto per sottrarre ai cittadini la loro naturale e piena competenza sulla bellezza dell’urbs.

Persone spesso consapevoli dei propri o degli altrui limiti, immaginano la città -una urbs dopotutto costruita non dal caso ma da quaranta generazioni di cittadini consapevoli- come un bambino da educare, come un adolescente da raddrizzare, come un malato di cui curare gli organi ammalati, e legittimate solo per questo, a stenderla sul letto operatorio delle loro convinzioni disciplinari.

Advertisements
Annunci
Annunci