Quella “cloaca” in Piazza Verdi (che forse è un teatro). Audizione e commissione in Comune.

La Commissione di Piazza Verdi di oggi pomeriggio ha dimostrato ancora una volta quanto poco interessi all’amministrazione confrontarsi concretamente con la gente, con i commercianti, con chi vive e lavora in Piazza per risolvere problemi reali e contingenti, ma anche quanta ignoranza storica e quanta poca volontà di lavorare per “curare la città” (dal bel titolo del libro dell’architetto Cervellati) e per ricucire contrasti ci sia da parte della classe politica di maggioranza.

 Infatti oltre a non essere presenti in commissione (anche solo per dimostrare un vago interesse all’argomento) né sindaco né vicesindaco (Ruggia), mancavano pressoché tutti i consiglieri di maggioranza. Certo era una commissione con un’audizione, ma si parlava di una cosa scottante che ha preso le prime pagine dei giornali per settimane a proposito del famoso cronoprogramma (mai pervenuto), a proposito del cantiere infinito e delle conseguenze sul commercio e delle nuove prescrizioni della Sovrintendenza dopo la lettera del Ministero alla luce dei ritrovamenti storici. E la difesa d’ufficio del progetto Vannetti-Buren nonché l’unico interlocutore politico per i commercianti (a parte l’assessore Mori) era rappresentata dal sig. Ferraioli, ex Italia dei Valori, che non ha né chiarito le idee sul motivo del braccio di ferro con Ministero e Sovrintendenza, né stemperato gli animi (come ha ricordato il consigliere Fria) dicendo che “Non bisogna andare a capo chino dai burocrati del Ministero”. Qualche riserva francamente ce l’abbiamo sull’appropriatezza delle espressioni usate dal consigliere in un luogo di rappresentanza come la sala consiliare (“parliamo della rava e della fava” sic) ma anche sulla capacità di avere uno sguardo totalizzante sulle innumerevoli anomalie del progetto.

A quando l’epoca della riconciliazione? A quando la fine delle barricate? Il consigliere Ferraioli per rincarare la dose, suggeriva ai commercianti rappresentati da Luciano Rotondo, di prendersela con i colpevoli dei ritardi, ovvero il gruppo di opposizione cittadino; generosamente Luciano Rotondo risponde rimandando al mittente le accuse sul comitato, ringraziando al contrario, proprio quei cittadini che hanno messo in luce le magagne del progetto che hanno portato fino a questo punto.

hqdefault

Ancora una volta un niente di fatto, forse perché nel contraddittorio non c’erano le persone più adatte a rappresentare le ragioni del Comune, nonostante le sollecitazioni anche molto accorate del consigliere Fria a dare delle risposte chiare ai cittadini e commercianti, le accuse ben piazzate di Guerri e il suo invito a rendere pubblici gli atti e le comunicazioni tra Sovrintendenza, Ministero e Comune, nonostante l’ironia tagliente di Mirenda che sottolineava l’incongruenza della posizione del Palazzo. E nonostante la precisa e chirurgica analisi dello stato delle cose denunciato da Luciano Rotondo (Pizza in Piazza) come rappresentante dei commercianti: abbandonati a un destino di incertezza su tempi dei cantieri, sugli sgravi promessi, sulla cura delle aree, sulla generale sporcizia, sulla trascuratezza del decoro della piazza, che ha avuto una ricaduta negativa sull’economia generale. Sulla questione dei finanziamenti se ne parlerà in commissione bilancio con Pollio domani (oggi per chi legge) grazie alla richiesta di Rifondazione.

Dopo l’audizione i commercianti rimangono ancora una volta senza risposte certe. Poiché la rassicurazione di Mori sui lavori nei laterali e nella parte di testa (le uniche fuori dalle prescrizioni), e soprattutto sulla data del gennaio 2016  appare poco credibile.

Unica cosa certa è che nonostante le richieste all’unanimità di evitare l’ulteriore scontro con Ministero e Sovrintendenza, che genererebbero ancora ritardi e blocchi di lavori, Mori con Ferraioli, hanno confermato il ricorso al TAR del Comune che intende opporsi a uno dei tre punti della prescrizione, quella relativa agli elementi arborei da aggiungere, che sarebbe secondo loro, confliggente con l’esito del Consiglio di Stato. Questo rischia a caduta, di generare un giudizio di ottemperanza (laddove non si esegua ciò che viene prescritto) e un’ulteriore opposizione in Consiglio di Stato da parte della Sovrintendenza. Quello che non si comprende è perché non si debba prevedere una variante al progetto originale, alla luce di quanto è emerso, alla luce delle prescrizioni, dal momento che nessuna penale andrebbe pagata al progettista architetto (vista appunto, l’eccezionalità e l’imprevedibilità della situazione). Per adesso l’anfiteatro previsto da Vannetti-Buren è più che a rischio. Da tutte le parti politiche di opposizione è venuta fuori la cattiva gestione del bene comune, la fragilità del progetto sul piano della sicurezza stradale e del mancato calcolo della distanza adeguata tra strada e marciapiede destinato ai dehor.

L’assessore Mori, poi, che brilla per pacatezza ma anche per inconcludenza, pur riconoscendogli buona volontà, sguscia via ad ogni richiesta di chiarezza cercando a ogni piè sospinto, strade secondarie nel discorso anche con il pubblico e i giornalisti intervenuti; afferma che sostanzialmente la richiesta di aggiungere aiuole che vadano a delimitare l’area perimetrale originaria del Politeama come richiesto, è irricevibile perché andrebbe a lambire i gradini delle Poste. Ma così non sembra a guardare la mappa n.29 del vecchio catasto fabbricati che evidenzia chiaramente l’area su cui insisteva il Politeama.

La cosa paradossale è che quando Mori si avventura in terreni minati come quello della storia, dell’archeologia, della datazione d’archivio, non disedgna affermazioni per nulla confermate e francamente discutibili come per esempio, la teoria della “cloaca del Torretto”. corrado moriBidet_Ego_KoloSembrerebbe proprio una fissazione questa dell’assessore, che prosegue la curiosa interpretazione  dicendo che trattasi di area – “il cacatoio (sic)”-  “su cui hanno appoggiato la platea del Politeama”.  A parte che, misurato il diametro dell’area semicircolare rinvenuta, non tornerebbero i conti rispetto allo spazio deputato per la rappresentazione e quello per il pubblico, ma non ci viene proprio in mente come fosse possibile raccogliere e mantenere una cloaca sotto i piedi del pubblico, casomai è più ragionevole immaginare una fontana ricavata nella sala, un “ridotto” che precedeva la platea.

Nell’archivio di Stato un documento del tribunale del fallimento Chiappetti costruttore del Politeama, riporta che il Politeama era costituito da diversi “annessi”, “corpi”, che sono così descritti negli atti: “Detto Politeama è formato oltreché del Teatro propriamente detto, nella testa ad Ovest è composto di locali a pian terreno per uso magazzino con accesso dalle vie laterali, di un piano elevato per uso di atrio, caffè, oltre ad un piano ammezzato da due piani superiori e da un sottotetto”.

Ma non credo che la discussione debba fermarsi a cosa sia questa struttura circolare, quanto chiedersi come mai non sono stati fatti carotaggi e saggi preventivi per scoprire quello che oggi gli scavi evidenziano cioè una presenza storica di un certo interesse per la memoria della città (da archiviare o evidenziare); saltare i passaggi delle istruttorie porta a queste anomalie, a questi ritardi,  di cui il Comitato non ha evidentemente, con buona pace per il Sig. Ferraioli, alcuna colpa.

Ad oggi ancora nessuna certezza sulla fine dei lavori.

Advertisements
Annunci
Annunci