Spezia: bagno d’umiltà. Nove punti in tre partite

pallone-calcio LA SPEZIA – È tornata l’umiltà ed è arrivata anche l’impresa, anzi le imprese: nove punti in tre partite nell’arco di una settimana.
Il primo a tuffarsi nel mare dell’umiltà è stato proprio Nenad Bjelica che ancora una volta ha dimostrato serietà, sobrietà ed equilibrio e soprattutto quella dignità propria di chi, senza spocchia e senza arrampicate sugli specchi, sa correggere gli errori o comunque quelle scelte che non sono state supportate dai risultati sperati.
E così a Salerno, contro un avversario che appariva anche più temibile di quello che poi si è dimostrato, ha provveduto a rinforzare il centrocampo inserendo un valido sostegno, Canadija, a supportare Brezovec e Juande di solito costretti, per esigenze di modulo, a “cantare e a portare la croce” per dirla in termini processionali.
Stesso equilibrio anche a Livorno, dove, al posto di Canadija, è stato utilizzato il giovane Acampora coinvolgendo sempre nuove energie nella gioia di concorrere al destino comune.
A Salerno il tecnico ha avuto il coraggio di tenere in panchina il capocannoniere dello scorso anno esponendosi a tutte le critiche immaginabili ed inimmaginabili in caso di risultato negativo.
E il novello panchinaro non solo non si è adombrato, come accade di solito alle prime donne che calcano i terreni di gioco, ma quando è entrato, con l’entusiasmo che lo pervade, ha chiuso la partita finalizzando uno scambio da altre platee.
D’altronde con quelle saette bianche che che frequentano le fasce laterali e lo splendido amletico dubbio fra Nenè e Calaiò al centro, le potenzialità offensive sono tali per cui la partita dello Spezia non è mai finita.
Se ne sono accorti a Livorno quando i labronici credevano di avere evitato l’ennesima sconfitta casalinga (“non vincete mai”…) e, anzi, hanno commesso l’errore tragico, per loro, di pensare di poter vincere.
Più complicato vincere al Picco col Perugia, squadra organizzata che ci ha tenuto col fiato sospeso fino alla fine.
Contro squadre ben schierate in casa scontiamo la difficoltà propria di chi deve fare la partita e sfruttare tutte le qualità tecniche che sostengano un possesso di palla rapido che comporta comunque sempre qualche errore e qualche conseguente rischio.
E dunque godiamoci questa settimana di gioie che ci ha regalato anche una difesa in crescita con Postigo che dimostra di adattarsi sempre meglio al nostro campionato e con Terzi sempre più a suo agio sul podio del direttore d’orchestra di tutto il reparto difensivo.
Ora cerchiamo di non perseverare negli errori del passato.
Prendano tutti esempio dall’umiltà di Bjelica e dalla sobrietà di Miskovic che sanno caricare i giocatori senza gravarli di eccessive aspettative.
Il Presidente, dopo Livorno, ha ricordato ai giocatori che il patron Volpi e la società vogliono andare in serie A.
Ha scoperto l’acqua calda, i giocatori, secondo lui, non lo avevano ancora capito.
Bisogna che qualcuno spieghi al nostro sempre sorridente Presidente che nello sport, e nel calcio in particolare, non ci può essere l’obbligo di vincere.
Quando lo si evoca, tale obbligo, si creano, al contrario, i presupposti per non riuscirci.
Un conto è essere competitivi, e questa squadra, per gli investimenti di risorse finanziarie ed umane profuse, ha certamente tutti i valori per esserla.
Ma vincere dipende da tutta una serie di episodi e circostanze che se si legano in maniera positiva ti aiutano e ti fanno gioire ma che se tramano contro ti beffano.
Quando ti manca, magari nel momento topico del campionato, per squalifica o per infortunio, il giocatore più importante, quando perdi una partita decisiva per una svista arbitrale magari prendendo un gol a causa di una mancata segnalazione di fuori gioco e… non evochiamo altre possibile sfortune.
Per vincere insomma è decisivo anche quell’aiuto del Cielo che super Mario Situm invoca, e noi con lui.

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