“Affido ed adozione a porte aperte” di Silvia Paternostro

LA SPEZIA– Si è chiusa con successo la serie di giornate-dibattito del Convegno “Vivere” organizzate presso la Sala Multimediale di Teleliguria Sud dalle ACLI di La Spezia e altre organizzazioni approfondendo temi genitoriali e non solo, rilanciando inoltre,  nuove questioni sull’affido e l’adozione al fine di fornire più supporti. Il coordinatore Dottor Marco Formato, Direttore Sociale – Distretto Socio Sanitario di Val di Magra, ha spiegato che le ACLl pongono come tema fondamentale quello dei diritti dei bambini e delle famiglie chiedendo quest’anno un finanziamento sul territorio per promuovere l’incontro con le scuole e per stimolare le adozioni dei minori in affido. Dai dati statistici si evince che sono15 Mila in Italia i minori con problematiche di affido e 66 di questi sono disposti nei centri di accoglienza per ambito provinciale con gruppi di lavoro attraverso gli assistenti sociali, gli psicologi e gli psichiatri. Le domande sull’adozione nel 2015 dalle 17 Mila diminuiscono ad 8 Mila. Vengono disposte le linee guida per l’affidamento familiare già dal 2012, ha sottolineato la Dottoressa Liana Burlando, ‘Responsabile U.O. Minori e famiglia, affido ed adozione del Comune di Genova’, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, redatte  queste, secondo le rappresentanze delle regioni e dei vari enti. Tale percorso è iniziato nel 2007 sempre dal Ministero del Walfare in base alla legge 149 che prevede la chiusura dei centri sui minori, portando quindi ad una maggiore riflessione sulla questione del “diritto del minore ad una famiglia” promuovendo pertanto teams di lavoro ed una banca visibile anche sul sitowww.minori.it in grado di  raccolgliere tutti i centri di accoglienza in Italia i quali hanno promosso e promuovono seminari per l’affido con tipologie varie, altresì, i rapporti con le autorità giudiziare che permettono di sviluppare indirizzi organizzativi dei centri ed una politica di scambio sugli affidi in ambito internazionale.Le linee-guida vengono adottate dalla conferenza stato-regioni per avere un campione rappresentativo sui servizi di affido. Si è applicato ciò dividendo le città del Nord del Centro e Sud Italia per numero di abitanti secondo delle scale al fine di misurare l’indice di efficacia di applicazione delle stesse linee. Si è sperimentato l’uso del materiale in diverse province italiane e Genova ha partecipato per prima a tale sperimentazione dalla legge 1978, normativa quest’ultima che si occupa dell’affido dei minori. Nonostante il coinvolgimento a catena, il Dottor Sergio Bertoldo, rappresentante del ‘Consiglio direttivo Ass. Ai.bi. amici dei bambini’, ha sostenuto la loro diminuzione nonostante in Liguria ci siano gli spazi famiglia per avere informazioni sulle pratiche di adozione internazionale in presenza di siti che promuovono gli incontri tra le famiglie. L’adozione, ha ribadito il Dottor Bertoldo,  deve essere un atto di amore e non  un atto giuridico proprio per non limitarne la fattibilità, concependo la  fecondità da un punto di vista affettivo che esula dalla sterilità perché sia messaggio a stimolare le adozioni e gli affidi dei minori.
L’ adozione nazionale vede un tempo di tre anni per le procedure di abbinamento e,  ottenuta l’ idoneità, la coppia ha tempo un anno per rivolgersi agli enti.
L’ adozione diviene la quarta emergenza umanitaria per l’elevato livello di abbandono in Italia, considerato che risultano 15 Mila i minori in affido e circa 30 Mila quelli che vivono fuori il contesto familiare. Viene ripreso il concetto di sussidiarietá espresso dalla Convenzione dell’AIA, ovvero, una volta che “il figlio è figlio del paese” poi si passa all’adozione internazionale e con ciò si sostiene anche la famiglia di origine con progetti di cooperazione. Nei paesi ci sono problemi economici e sociali e con tale meccanismo è possibile lo stesso sostegno sul territorio appunto alla famiglia proprio per  l’affido, per capire se il minore possa stare nella famiglia propria o in quella affidataria, oppure, trascorso il periodo temporaneo si possa passare all’ adozione anche internazionale. Il problema persiste per coloro che hanno 18 anni e ancora sono in istututo e poi finiscono in strada se  appunto non ricevono sostegni. Le famiglie dovranno essere dichiarate idonee dai tribunali ed il problema reale rimane l’abbandono. Se ciò avviene esse sono una risorsa e pertanto vanno accompagnate prima dell’ adozione in un percorso di preparazione e di questo se ne occupa anche l’ Ass. Ai.bi. amici dei bambini. Sulle adozioni gli Stati Uniti,  la Spagna e la Francia hanno avuto un percorso discendente, un 45 per cento di adozioni in meno; nel 2011 il dato in Italia era in salita mentre ora sta scendendo anche per i costi alle stesse famiglie. Problemi di calo delle domande vengono vissuti principalmente  in Congo, ossia in quegli stati che chiudono le adozioni e ove sul tema si  hanno legislazioni restrittive come nel caso di vietare l’uscita del minore o la fattispecie di impedirne l’adozione a coppie sterili. Per l’Italia la diminuzione delle domande risulta più che altro nel disinteresse  dei governanti verso l’adozione internazionale e questo dopo il governo Monti in quanto  non c’è stato più un incontro fra paesi e fra enti sul tema adozione. Oltre ai costi è anche lo scarso sostegno alle famiglie proprio sull’aspetto economico che determina dunque un persistente calo delle domande di adozione in Italia.Il motivo etico della diminuzione del dato in
generale sta anche nel fatto che in Italia come in altri paesi persistono ancora fondi in nero e pratiche illegali di adozione relegate “al sommerso”. La Signora Pilar Columbu, la quale ha partecipato alla discussione sui 10 punti dell’affidamento familiare e dei gruppi di auto-aiuto al Tavolo Nazionante Affido, nato a Firenze e costituito da varie associazione sull’ affido e l’ accoglienza nonché quelle di coordinamento regionale per la tutela dei diritti dei minori, in qualità di rappresentante, ha posto l’accento durante il convegno sull’ importanza dello stesso Tavolo nel costituire una rete fra organismi per l’ utilizzo delle linee guida nazionali ed internazionali sui temi di affido e di adozione. Nei vari territori ci sono prassi che non favoriscono il collegamento ed il lavoro delle associazioni familiari quando invece ci dovrebbe essere un rafforzamento tra pubblico e privato per lavorare insieme. La scelta della famiglia diviene prioritaria rispetto alla permanenza in istituto; ci sono coppie residenti ed operatori in supporto senza turnanti che creano quella comunità di tipo familiare la quale fortemente presente in toscana ne è dimostrazione per agire più verso le adozioni e meno sugli affidi temporanei.Si cerca di sostenere le comunità a dimensione familiare proprio considerato che i centri affido non sono tanti sul territorio toscano come altre regioni ed invece dovrebbero aumentare. La valutazione diagnostica e prognostica è importante: ascolto verso il bambino della famiglia di origine ed affidataria sui bisogni; sostegno nel cammino di vita ed il diritto a garantire la continuità degli affetti fra la famiglia di origine e quella affidataria. Se si inizia un progetto di affido ci deve essere un qualcosa di chiaro che andrà a cambiare: più piani di emergenza ed intervento con richiesta di rafforzamento del servizio pubblico; maggiori convenzioni per favorire le procedure di affido ed adozione.
Agevolare quei meccanismi attraverso anche  l’informazione e la formazione tra il servizio pubblico e le strutture private. I gruppi di auto-aiuto sono maggiori nei centri di affido proprio per un recupero sui bisogni delle famiglie allo scopo di orientarle meglio verso i servizi pubblici. Per far ciò i relatori attraverso il dibattito con i presenti hanno concluso che è necessaria una maggiore analisi dei bisogni; piu ricerca e monitoraggio sul tema affido e adozione di bambini con handicap e malattie psichiatriche e minori affetti da autismo, stimolando il lavoro in rete anche attraverso il sociologo che cerchi figure professionali che possano intervenire nei diversi casi e problemi del minore. Più presenza di sociologi anche per la promozione dei laboratori nelle scuole e nelle carceri con genitori che vivono l’ affidamento e con  coloro fuori le case circondariali che hanno esperienze di adozione ed affido. A tal proposito il Giudice minorile della Corte di Appello di Genova Dottoressa Cinzia Miniotti, ha detto che non ci sono risorse sufficienti per i servizi di intervento e al vaglio del tribunale ci sono solo famiglie con situazioni problematiche, forte disagio, trascuratezza e discontinuità relazionale. La situazione in tribunale parte dalla segnalazione per poi affidare il minore al servizio sociale; gli interventi e, sulla famiglia di origine e, al contempo, garantire al bambino una collocazione adeguata attraverso un discorso prognostico. Talvolta la situazione familiare va a peggiorare in negativo talvolta migliora ma nella valutazione non si ha la certezza dell’ esito di un affido o di una adozione.
Al termine dell’incontro si è colta la necessità, dunque, che tutti i servizi coinvolti optino per il fatto che l’affido non sia un parcheggio prolungato.
Purtroppo sono numerosi i casi di inadottabilita’ e di non affido soprattutto negli ultimi anni anche per i ritardi dovuti ai servizi sanitari.

 

Advertisements
Advertisements
Advertisements