Piazza Verdi: una questione di (Archivio di) Stato.

Non c’è pace sotto i pini ha scritto qualcuno sui giornali, e ha ragione. La Sovrintendenza, ha richiesto al Comune di salvaguardare l’area di Piazza Verdi dove sono stati rinvenuti i resti del Politeama e di altri fabbricati storici non meglio definiti (memoria del vecchio quartiere del Torretto). Ma il Comune sarebbe deciso a continuare per la rotta “color vibe” Buren. Noi siamo felici della soluzione di mantenimento della conformazione originaria che non significa certo”imbalsamare” la città. piazzaverdi1

Continuiamo a non avere notizia su cosa siano quei resti visibili attraverso le grate di protezione su cui si aggirava per mesi un’archeologa con tanto di giubbotto fosforescente, scarponi e trowel. Chiunque bazzichi l’ambiente storico-artistico sa che viene sempre effettuata l’analisi delle malte di allettamento della muratura per un’ipotesi di datazione sulla base della tecnica edilizia impiegata e delle caratteristiche morfologiche. Ma se questo è stato fatto perché niente è trapelato su datazione dei resti/ipotesi di tipologia edilizia? Così siamo andati nell’unico luogo dove bisogna andare in questi casi: all’Archivio di Stato.

Certo, non ha una bella sede, e non è neppure centrale (in Via Galvani a Valdellora) e alla Festa Marineria divideva tristemente il misero stand con una rivista di nautica. Gli habitué delle istituzioni sono soliti andare all’Archivio di Stato per fare “shopping” per le loro belle pubblicazioni di prestigio, ma si dimenticano dell’ubicazione del luogo quando andrebbero fatte proprio lì le indagini preventive. Ad esempio, sarebbe stato utile farci un salto per quella Verifica di Interesse Archeologico di Piazza Verdi che per quanto obbligatoria secondo l’articolo 95 del Codice degli Appalti Pubblici, non è mai PERVENUTA (vedi articolo di Marco Grondacci). D’altra parte non sono mai stati fatti preventivamente carotaggi, sondaggi e saggi.

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Ci dicono che un primo andirivieni all’Archivio ci sia stato per la datazione dei famigerati pini ma le ricerche, per la verità, andavano fatte per analizzare quello che c’era SOTTO i pini, cosa che forse avrebbe fatto fermare in tempi non sospetti, se non il taglio degli alberi, almeno il proseguo del progetto nella sua interezza, come sta avvenendo adesso perché con le benne e al primo scavo delle ruspe, sono emersi i resti. 

Pare che dopo la lettera della Sovrintendenza da giugno a oggi, una seconda ondata di sedicenti storici locali, studiosi autotitolatisi tali, investigatori del mistero, forse persino qualcuno incaricato dal Comune, si sia precipitato all’Archivio per la caccia al tesoro dell’anno con tema: cosa sarà quella costruzione antica semicircolare affiorata a lato Poste? Anche noi, semplici lettori dello Sherlock de Lo studio in rosso, memori di qualche ricerca d’archivio per le tesi, e con qualche amico archeologo, ci siamo andati. E in un’ora abbiamo trovato, anche grazie alla cortesia e alla preparazione degli incaricati, e alla disponibilità del direttore, e grazie alle ricerche di quelli che ci hanno preceduto in queste settimane e che hanno messo da parte i faldoni giusti, alcuni interessanti documenti.

strutture seicentesche sotto piazza verdi

Il riferimento è alla mappa del Vecchio catasto Fabbricati n.29 (datata genericamente XX sec., eseguita a mano su carta e a colori) dove si vede chiaramente la “Piazza del Politeama”, e il Teatro, identificato col mappale 2341. Ulteriori fruttuose ricerche possono essere fatte verificando una mappa successiva (1930) collegata con il Palazzo delle Poste, la sua costruzione e relativi espropri. Il Politeama viene abbattuto nel 1933.

Quello che può essere di qualche interesse storico per identificare e dare un volto alla “facies” della Piazza è il documento del Fondo Tribunale Civile e Penale-Giudizi di Graduazione relativo al fallimento con relative ipoteche, della impresa di Agostino Chiappetti che è la nostra figura di riferimento per il “Mistero di Piazza Verdi”.

Secondo gli atti del tribunale, datati 1880, fu il Comune a “cedere a Agostino Chiappetti appositamente per la costruzione del Politeama nel 1877 con atto notarile” un terreno dai confini ben specificati, per costruire a spese del ricco imprenditore, il Teatro a cui fu dato nome Politeama Duca di Genova su progetto dell’architetto Erminio Pontremoli, e che fu inaugurato con l’Aida di Verdi nel 1880. Nello stesso documento, si elencano tra le varie proprietà di Chiappetti  proprio il “fabbricato ad uso abitazione e in parte ad uso teatro” posto in località Torretto a confini da via Torretto e la nuova Piazza del Teatro segnate sul Piano regolatore (chiamato altrimenti “piano d’ingrandimento della città della Spezia”) coi numero dal 29.92 al 27. Il documento continua con la specificazione che “l’ipoteca non può estendersi ai 42 palchi divisi in tre ordini lateralmente al palcoscenico e alla platea perché così hanno espressamente pattuito”. In sostanza, come spesso accadeva per i Teatri, c’erano fabbricati collegati e annessi al corpo centrale usati come magazzino a pian terreno per esempio.

Ora si tratta di vedere quali terreni e quali fabbricati (o altro genere di costruzione) insistessero sull’area identificata col mappale 2341 confinante con Via Pietro Micca, via del Torretto e Via D’azeglio. Ma il nostro compito si ferma qua. Non siamo storici, né archivisti e neanche topi da biblioteca. Siamo appassionati di storie di fantasmi, quelli che ritornano di tanto in tanto, per ricordare ad amministratori e cittadini che:

Siamo tutti stratificati nella nostra gloriosa storia, la portiamo nel nostro DNA, ma negli ultimi anni è stata molto svilita. Dobbiamo ritrovare questo filo conduttore perché sarà, probabilmente, la nostra salvezza. È l’unico punto da cui possiamo chiamare una certa capacità di emergere rispetto al mondo e valorizzare la nostra unicità”. (Paolo Rosa, 1949-2013, fondatore di Studio azzurro, firmatario dell’appello contro il progetto Vannetti-Buren).

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