Nuovi negozi al terminal crociere: Forcieri scavalca la città. Agli spezzini resterà solo l’inquinamento. Il Sindaco di Livorno: “Ci riprenderemo le navi”

Siamo andati all’inaugurazione del “Pala-Forcieri”, cioè del nuovo terminal crociere inaugurato in pompa magna con tanto di Vescovo, Prefetto, Questore, Sindaci, sindacati e compagnia cantante. Tutti contenti a stringersi le mani con gli occhi lucidi per “tanta bellezza”. Peccato che il terminal non sia solo un punto di arrivo o di partenza ma anche, e soprattutto, un bel contenitore con tanti spazi da affidare ad attività commerciali, negozi o venditori vari o a chiunque il Porto decida di vendere gli spazi.

«In attesa del Waterfront» dice qualcuno, «abbiamo questa nuova opportunità». L’opportunità è quella di agguantare i croceristi non appena scendono dalla nave, imbottirli di gadget, cartoline, borsette, calamite e guide turistiche e poi imbarcarli al volo su una fila di pullmini che, a dispetto di ogni regola, stazionano sulle antiche pietre della Morin lungo il mare, in attesa di portare il turismo altrove. Sosta proibitissima ai comuni mortali ma che, evidentemente, a Forcieri è permessa, salvo poi presentare il conto al Comune di Spezia che dovrà rifare a sue spese la pavimentazione sconnessa. In questo modo a Spezia non resterà niente, né il passeggio del turista nel centro storico, né la speranza di vendergli un panino o un bicchier d’acqua. Ci chiediamo: ma le associazioni di categoria, i commercianti perché tacciono? Non si sono accorti che presto verranno tagliati fuori dal giro? Forse qualcuno tra i più furbi spera che non se ne parli troppo così si aggiudicherà lui solo un bel punto vendita in “pole position”? Tutta la propaganda del Porto che porta turisti pare proprio destinata a rivelarsi per quella che è: una fregatura. E pensare che per questo tozzo di pane ammuffito la città, grazie ai suoi degni amministratori, si è venduta ancora una volta la salute, tollerando la presenza di queste enormi navi che, per garantire i servizi a bordo, devono tenere permanentemente i motori accesi, causando un inquinamento pari a quello della centrale Enel. Eppure bastava poco per elettrificare le banchine e permettere di spegnere i motori: sarebbe stata sufficiente una cifra di molto inferiore a quella spesa per il Ponte Revel. Ma si sa, da queste parti, la sicurezza non è una priorità.

E che dire dei disastri provocati dai dragaggi (vedi morìa di muscoli) e dello “scippo” definitivo del mare. Nessun recupero della balneabilità della Morin sarà mai possibile se continueremo così. Nessuna possibilità di riprenderci un mare che non è più nostro, e in cambio di cosa? Un benessere economico che viene solo promesso e non arriverà. Il turismo che dobbiamo intercettare è quello che abbiamo già in casa, diretto alla Cinque Terre e che non passa dalle crociere se non in minima parte.

Nel frattempo a Livorno la volontà di riprendersi i numerosi scali sottratti dal porto spezzino è ancora forte, come ha ribadito il sindaco Filippo Nogarin.

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