La Nazione di Maggiani nasce in Val di Magra

 maggiani

Il discusso romanzo di Maurizio Maggiani (ma il dibattito mi sembra molto influenzato da rapporti di ordine personale) si fonda su una convinzione dell’autore. Questa. Che le nazioni non le fanno tanto i grandi eventi storici e i loro protagonisti, quali furono per l’Italia Cavour, Garibaldi e Mazzini, quanto piuttosto i popoli, le storie quotidiane della gente comune, della piccola gente, come era il padre dell’autore, oscuro radiotelegrafista in azione a El-Alamein e poi elettricista, la madre, bellissima ma avara d’affetti, e tutte le persone che si muovevano attorno a loro sullo sfondo della val di Magra.
Quelle che nel libro vengono raccontate sono tutte storie vere, cioè “tutte storie di verità”, la verità della casa dell’autore, dei loro fatti.  Poi i fatti, confessa lo stesso Maggiani, sono tutti rimaneggiati per renderli più interessanti. “Così mettono più voglia di starli a sentire”. E spiega che in questo sta il romanzar della sua lingua materna, che è una specie di contaminazione del “cantare”. Perché cantare è dire le cose con onestà e farlo nel modo che la sua gente sa fare. Romanzieri, in questo senso, sono tutta la gente genuina del popolo, i venditori di padelle antiaderenti, gli avvocati, gli stessi politici, “gente così, di bosco e di strada”. Anche se non se ne rendono conto, sono questi i costruttori di nazioni. E questi, e molti altri simili a loro, sono i personaggi che si muovono nel Romanzo della nazione. Perché quelli erano anni in cui cantavano tutti. “Un popolo canoro, le premesse di una nazione melodica”.

 Secondo l’autore, i romanzi non bisogna farli con i documenti, ma con le “voci”, perché i documenti sono pieni di bugie, “come i trattati di pace firmati e controfirmati, quelli che fanno vedere negli archivi di stato dentro le teche di vetro”. Il mestiere del romanziere, poi, è del tutto simile a quello del politico. Tutti due, infatti, fanno la stessa cosa, quella di mettersi a raccontare qualcosa di affascinante e convincente. Un buon racconto “ricco di verità senza verità”, come hanno fatto Martin Luther King, Bob Kennedy, Palmiro Togliatti e Rosa Luxenbourg. Tutti questi personaggi hanno fatto della loro vita dei romanzi, per non dire della loro morte. “Non li ricordiamo forse per questa loro sublime arte? Io ho un sogno, certo ce l’ho anch’io un sogno, ce l’abbiamo tutti un sogno, almeno finché riusciamo a mantenerci in salute. Anche mio padre, che l’ha messo per iscritto: Vivere di sogni è un’utopia”.
Tutti costoro sono stati grandi costruttori di nazioni, da cui si dovrebbe dedurre che le nazioni si fondano su grandi romanzi, sulle “verità senza verità”. Insomma, una storia fondata su storie vere e su storie di fantasia, ma con una loro intima verità.

 Se a costruire la nazione sono i popoli, allora i grandi della nostra nazione avrebbero dovuto accorgersi che, all’insaputa del governo e del re, quello a cui da noi, nell’immediato dopoguerra, il popolo stava contribuendo era la vittoria della opportunità sul destino. E poi avrebbero dovuto accorgersi che la nazione sorgeva su una nuova edizione dei valori di una volta: la fede, l’onore, la disciplina, perché questi sono i valori del nostro popolo. In questo romanzar della nostra nazione affiorano ad ogni pie’ sospinto sentimenti di amarezza e di nostalgia. Di amarezza perché le canzoni del popolo erano per lo più canzoni d’amore, e “se è amore vero, non è che ci sia da stare allegri”. Di malinconia un po’ indecorosa perché tutti avevano da portare in giro il loro “amore triste e lontano, tradito o lì lì per esserlo”. Di nostalgia perché Maggiani racconta di fatti accaduti e di storie in cui a dominare era contemporaneamente una grande dolcezza e una grande disperazione.
Maggiani racconta, allestendo le sue storie dentro una scenografia da amarcord felliniano, in cui affiora un mondo affollato di personaggi appartenenti ad una fantastica epopea paesana, e lo fa con una scrittura che si snoda con sfaccettature che alternano luci e colori sempre nuovi.

 

Maurizio Maggiani

Il Romanzo della Nazione

Feltrinelli, Milano 2015

pp. 304, euro 17.00

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