Antonello Venditti, il cantore romantico

Di solito, chi celebra la propria città sotto varie forme, ha origini popolari, spesso umili, condizione questa che permette di coglierne gli aspetti più reconditi, le sfumature, le mille piccole storie di tutti i giorni. Non è questo il caso di Antonello Venditti, nato “sotto il segno dei pesci” in una famiglia alto-borghese dalla quale riceverà più amarezze che sostegno. Sarà forse casuale, ma il giovane Antonio (questo il vero nome), in adolescenza soffre di obesità, un problema che molte volte ha radici psicologiche. Di contro, l’agiatezza gli permette di studiare pianoforte sin da bambino e sarà grazie alla sua abilità con questo strumento che si metterà in luce al Folkstudio, autentica fucina romana di talenti. A 14 anni scrive le prime canzoni; una di queste, Roma Capoccia, è ancora oggi uno dei brani simbolo della città eterna, una metropoli antica e moderna, amata e bistrattata allo stesso tempo, molto cambiata da quel lontano ’63.  Venditti, che ha una forte vena romantica di fondo dalla quale attingerà nella seconda lunghissima parte di carriera, canta le cose belle della Capitale, gli aspetti più genuini, tralasciando palazzinari ed affaristi senza scrupoli che, ancor più dei tombaroli, l’hanno ampiamente saccheggiata.

Al Folkstudio incontra, tra gli altri, Francesco De Gregori con il quale formerà un sodalizio artistico importante, scriveranno a quattro mani l’album di esordio, Theorius Campus, base di partenza di una sfolgorante carriera. Dopo un’assurda condanna a sei mesi per blasfemia dovuta al termine “fico” riferito a Gesù nel brano dialettale “A Cristo”, arriva nel 1975 il travolgente successo con l’LP Lilly, il cui brano omonimo, sulla tossicodipendenza, spopola nei juke-box e nelle classifiche. Molto legato al periodo passato al liceo, contiene anche “Compagno di scuola” che farà il paio con “Notte prima degli esami” di qualche anno dopo. E’ un anno emblematico per Antonello, la cui popolarità improvvisa si abbina al matrimonio con Simona Izzo.

Con l’album successivo, affronta tematiche politiche e sociali come il disastro a causa della diossina all’Icmesa di Seveso, ma riscuote meno successo; tutt’altri riscontri arriveranno l’anno dopo con “Sotto il segno dei pesci”. E’ l’LP della consacrazione definitiva, contiene perle come “Sara”, storia vera di una studentessa in dolce attesa, la profetica “Il Telegiornale” sull’informazione faziosa che verrà negli anni seguenti, “L’uomo falco”, probabilmente riferita ad Andreotti, e poi ancora “Bomba o non bomba” sull’estremismo politico di quel periodo, “Francesco”, dedicata all’amico De Gregori,  la struggente “Giulia”, “Chen il cinese” sugli spacciatori e l’autobiografico brano che dà il titolo all’album. Dopo il seguente “Buona Domenica” dove troviamo la splendida “Modena” e “Stai con me”, Venditti si prende una lunga pausa di riflessione.

La stagione politica volge al termine, siamo negli ottanta ,ed anche la sua produzione musicale vira verso temi meno impegnati. Tifosissimo giallorosso, compone quello che tutt’oggi è l’inno ufficiale della Roma e celebra al Circo Massimo, in una cornice di folla imponente, il secondo scudetto della squadra. Da quarant’anni a questa parte, Venditti sforna un successo dietro l’altro, è difficile elencare tutte le canzoni che sono diventate dei classici della musica italiana. Alcune di queste, sono entrate nel lessico popolare come “Ci vorrebbe un amico”: “Ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare…stare insieme a te è stata una partita, va bene hai vinto tu e tutto il resto è vita…” oppure “Ricordati di me”: “…e sono niente senza amore, sei tu il rimpianto e il mio dolore, che come il tempo mi consuma…” e ancora “In questo mondo di ladri”, “Alta Marea”,“Amici mai”con la celebre frase “…certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornanoamici mai, per chi si cerca come noi non è possibile…”. Grande amico di Carlo Verdone, ha scritto la colonna sonora del film “Troppo forte” e lo stesso attore ha suonato la batteria in alcuni dischi di Antonello. Detiene il record di pubblico presente ad un concerto italiano, qualcosa come 1.700.000 spettatori, sempre al Circo Massimo, in occasione del terzo scudetto romanista. Memorabile la parodia fatta da Corrado Guzzanti che canta “Grande Raccordo Anulare”, imitandone la voce ed accentuando l’abitudine di Venditti a citare luoghi tipici romani. Negli anni della maturità, Venditti ha rivisto il rapporto conflittuale con la famiglia d’origine dedicando un brano al padre scomparso ed un libro alla madre. Uomo di grande sensibilità, nonostante abbia trovato un suo cliché con le canzoni sentimentali, negli ultimi anni ha scritto brani di rinnovato impegno dedicandoli a Giovanni Falcone, Berlinguer, Pantani e Luigi Tenco oltre all’ironica “Comunisti al sole”. Il suo impegno civile è stato piu’ volte premiato e non si contano i riconoscimenti artistici. Con il DVD del brano “Dalla pelle al cuore” ha dato visibilità al figlio Francesco Saverio, cantautore e doppiatore. Un artista che rimane sulla breccia, forte di un pubblico fedele ed eterogeneo. Nel ’73 scrisse “Le cose della vita”: “Le cose della vita fanno piangere i poeti, ma se non le fermi subito diventano segreti. Anche per te. Anche per noi.”.

Un cantore romantico unico nel suo genere.

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