Spezia Calcio: urge ritorno alla spensieratezza

LA SPEZIA – I risultati di una squadra di calcio non dipendono solo dai valori tecnici che è capace di esprimere e dall’organizzazione di gioco che l’allenatore sa costruire.

Un ruolo decisivo, come del resto in tutta la gamma dello sport e non solo, lo svolge lo spirito con il quale si affrontano le sfide che il campo propone.

Su questo tema si sprecano i luoghi comuni da parte dei commentatori e del popolo calcistico.

Eppure è incontestabile come, in una gara fra due squadre di diverso blasone, quella sfavorita si esprima sempre con una serenità ed una determinazione assai maggiore dell’avversaria.

La serenità che deriva dalla coscienza che, in caso di sconfitta, non ci sarà alcuno che potrà addebitarti qualche colpa e la determinazione che moltiplica impegno e forze di chi vede la possibilità di compiere l’impresa.

Ben diverso è lo stato d’animo di chi sa che, in caso di sconfitta, si rende protagonista di una figura disdicevole e che, invece, se vince, nessuno batterà le mani più di tanto perché in fondo ha fatto quello che stava nelle cose.

Io credo che un contributo fondamentale al campionato divertente – nel senso che ci ha fatto divertire – e molto apprezzato che lo Spezia ha disputato lo scorso anno l’abbia sicuramente dato l’umiltà: quella condizione di spirito che sul prato verde è spesso decisiva, per la quale non ci si sente mai superiori agli altri, magari anche quando lo si è, e che consente di accompagnare la prestazione sportiva con quel piglio tipico di chi si batte pensando di dover fare un’impresa tutte le settimane.

Sono le stesse ragioni, viste dall’altro lato, per le quali la partenza di quest’anno è stata zoppicante.

Nel corso della pausa fra le due stagioni calcistiche la serietà, la riservatezza e la sobrietà della nuova dirigenza di stampo croato sono state purtroppo soppiantate da una esuberanza yuppie che, curandosi solo dell’ immagine, ha seminato la propria strada e quella della squadra e dei tifosi di una quantità di aspettative che oggi pesano come macigni sui muscoli delle gambe dei ragazzi che si contraggono e tremano dalla paura di deludere la società, il pubblico che li adora e loro stessi.

Questo accade quando si lascia troppo spazio a chi non è avvezzo alle dinamiche dello sport e del calcio in particolare ed è pertanto causa di seri danni, anche senza volerlo, anzi magari pensando di far bene.

E ora sta a quella parte della Società che sa di calcio cercare di riportare la tranquillità necessaria ai ragazzi per tornare a giocare con la testa libera, sta all’allenatore fare in modo che la consapevolezza dei propri mezzi non si trasormi, come è successo a Bari, in forme di ingiustificata sufficienza che regolarmente l’avversario ti fa pagare, sta ai tifosi dimostrare di avere pazienza e di riuscire a trasmettere che l’apprezzamento e l’affetto verso la squadra non è mutato e che le sono accanto per aiutarla e per vincere tutti insieme.

Sarebbe un errore gravissimo cercare già capri espiatori, metter in discussione, come si legge da qualche parte in particolare a proposito di chi si spende generosamente dalle parti strategiche del centrocampo, giocatori che sono stati l’asse portante della squadra dell’anno scorso e che non possono essere diventati inadeguati a causa delle vacanze estive.

È importantissimo che quelli che entrano in campo siano sicuri di avere la fiducia dell’ambiente che li circonda e che non vivano, al contrario, ogni partita come un esame dal quale dipende la permanenza in squadra.

Si dice che nel calcio la concorrenza fa bene.

Dipende dalle circostanze e dalle diverse situazioni.

Nel nostro caso, in questo frangente, temo che avrebbe l’effetto di aumentare ansie e paure.

La sequenza di partite che, in questo e nel prossimo mese, attendono lo Spezia è di quelle da fare venire i brividi.

Ma i valori tecnici ed umani ci sono.

Lasciamo lavorare con serenità chi deve ora registrare più che i muscoli, le menti ed i cuori.

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