Vicenda querela Acam, la solidarietà di Legambiente e Massimo Baldino Caratozzolo

LA SPEZIA– In merito alla querela di Acam al nostro giornale, riceviamo e pubblichiamo due attestati di solidarietà.

Legambiente.
Legambiente, tramite la sua sezione spezzina esprime la sua massima solidarietà alla redazione di La Spezia Oggi in merito alla querela di cui è stata oggetto da parte di Acam Acque in merito all’articolo in cui si portava in evidenza il caso della donna che non è in grado, per le sue condizioni sociali, di pagare un’elevata bolletta dell’acqua.
A parte la considerazione che con le querele non si ottiene niente, è solo il caso di ricordare come l’informazione libera sia una condizione essenziale per evidenziare e denunciare i casi come quello in oggetto. Sarebbe utile che l’azienda a rilevanza pubblica risolvesse il caso della persona che non può affrontare, per i più svariati motivi, una spesa così alta. Sarebbe il  modo migliore per rispondere a La Spezia Oggi. Al di là di ogni querela.

Massimo Baldino Caratozzolo
Volevo esprimere, per quanto possa servire in questi casi, tutta la mia solidarietà alla giornalista Paola Settimini denunciata per aver denunciato pubblicamente, avvalendosi di un diritto sacrosanto sancito dalla costituzione post fascista (Art 21- libertà di stampa), un fatto gravissimo, ovvero che a una signora veniva negata la possibilità di bere e di lavarsi perché non era in grado di saldare una morosità con l’ente erogatore.
In quella stessa costituzione anche se per via indiretta e, come stabilito da alcune sentenze, queste invece chiare e circostanziate, si dice che precludere ai morosi l’approvvigionamento dell’acqua potabile, elemento di prima necessità e bene primario necessario a soddisfare le più elementari esigenze di vita salvaguardato dall’ articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’ individuo e interesse della collettività, era considerato illegittimo.
Persino l’ex ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando (oggi ministro della Giustizia), aveva argomentato in Parlamento che: “Non si può lasciare all’azienda la facoltà di decidere del distacco dell’acqua. Bisogna garantire procedure adeguate, vista la specificità del bene acqua, che è un bene fondamentale per la vita umana”.
Tuttavia con il Governo Renzi, che vede nella sua compagine ministeriale Gian Luca Galletti all’Ambiente, è cambiata la musica, al punto che il 13 novembre 2014 la Camera ha approvato il “collegato ambiente“, abrogando un articolo che impediva di staccare l’ acqua agli utenti morosi, per la felicità delle multinazionali che erano state sconfitte da un partecipato referendum popolare.
E per la felicità di ACAM che evidentemente, come tutti sappiamo, dopo avere bruciato centinaia di milioni di soldi pubblici in investimenti sbagliati e Dio solo sa che altro, dimentica ogni regola etica (quelle neppure Renzi le può cancellare) e vorrebbe impedire a una povera signora morosa di bere e lavarsi sino a che non ha saldato il suo debito con l’azienda (che sarebbe poi pure nostra… se continua a dichiararsi in house ovvero pubblica).
Vale anche la pena notare che la stessa azienda (intesa come gruppo) di debiti ne ha cumulati parecchi (400 ? 500 ? milioni di euro) e che sarebbe già da tempo fallita se non fosse stata più volte salvata dalla magnanimità delle banche e dei suoi fornitori che hanno accettato ristrutturazioni del debito spesso improponibili.
Mi piacerebbe dunque , come cittadino, intanto conoscere :
1) Quanta acqua nella nostra provincia viene “sprecata” ovvero pompata e non fatturata perché non registrata da nessun contatore.
2) Quanta invece è quella regolarmente “bollettata”, ma che poi risultata inesigibile per guasti ai contatori disservizi o altro.
3) A quanto in sostanza ammonta lo spreco di questo “ex bene inalienabile”in tutta la nostra provincia onde poter capire quanto possono incidere i casi umani come quello della povera signora in questione nelle perdite (non idriche ma economiche ) dell’azienda!
Sarebbe infatti molto grave se una azienda pubblica quale ACAM, applicasse rigidamente quanto un provvedimento dettato da un governo evidentemente molto amico dei potentati e poco dei suoi cittadini più poveri gli consente, ovvero la negazione di un servizio così importante, a un cittadino che non può saldare un debito e poi disperdesse la stessa acqua in ogni dove.
Rimane in ogni caso la brutta reazione, di fronte a un articolo giornalistico che denunciava il comportamento di una azienda pubblica nei confronti di un cittadino in evidenti difficoltà economiche.
Rimane una denuncia che continua a sembrare ai più incomprensibile.
Rimane a me e credo in molti come la sensazione che da qualche tempo in questa nazione sia come scattata una forma strisciante di repressione dei diritti.
Renzi nega l’acqua agli assetati (se non la possono pagare) e qualcun altro nega ai giornalisti il sacrosanto diritto di denunciare tale vergogna !


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