Le istituzioni ricordino il 9 settembre 1943

LA SPEZIA– Il 26 giugno 2012  è stato ritrovato il relitto  della corazzata “Roma”,  affondata il 9 settembre 1943. Adagiato a 1.000 metri di profondità a 16 miglia di distanza dalla costa sarda, il relitto da allora è considerato sepoltura in mare e pertanto luogo sacro. Quel giorno, il 9 settembre 1943, la flotta italiana partì da La Spezia alle 3,40 alla volta della Maddalena, in Sardegna, con la corazzata Roma in testa, dove aveva preso posto l’ammiraglio Carlo Bergamini con lo stato maggiore del comando delle forze da battaglia, in seguito ai tragici eventi dell’8 settembre ed al fine sottrarre la flotta italiana alla disponibilità degli invasori.                                                                     Seguivano altre due corazzate, una divisione di incrociatori, due squadriglie di cacciatorpediniere e una di torpediniere. Dopo tre ore, la flotta venne rinforzata dalle navi provenienti da Genova al comando dell’ammiraglio Biancheri. Intanto, in rada, per non lasciare nulla agli occupanti nazifascisti, venivano rese inutilizzabili  le attrezzature di terra e le unità navali che non avevano potuto seguire il resto della flotta. La flotta senza copertura aerea giunse alle Bocche di Bonifacio e si apprestò ad attraversare lo stretto in linea di fila per raggiungere La Maddalena, ormai vicina ma nel frattempo occupata dai tedeschi.  La flotta invertì urgentemente la rotta ma era troppo tardi. Nel Golfo dell’Asinara le navi italiane vennero sorvolate da uno stormo di aerei tedeschi partiti da Marsiglia.
Alle 15,45 venne colpita la corazzata “Roma” che affondò nel giro di una ventina di minuti durante i  quali persero la vita  tutto lo stato maggiore compreso l’Ammiraglio Bergamini e i 1.352 marinai italiani di equipaggio mentre altri 622 vennero soccorsi dalle rimanenti unità navali. Nei pressi delle Bocche di Bonifacio affondarono poi i cacciatorpediniere Da Noli e Vivaldi. La patria riconobbe l’eroismo dei propri figli che onorò con la medaglia d’oro al valor militare  all’ammiraglio Carlo Bergamini e al contrammiraglio Federico Martinengo. Intanto parte del personale rimasto di stanza nel nostro porto, negandosi alla collaborazione con i nazifascisti, si unì alle  formazioni partigiane che si stavano organizzando. Tra loro il capitano Renato  Mazzolani e il sergente nocchiere Antonino Siligato, Nino Ricciardi anch’essi decorati con medaglia d’oro.   Oggi vogliamo ancora una volta sottolineare il valore di quella data:  9 settembre 1943.
Da quel giorno anche nella nostra città la resistenza al nazi-fascismo trasse slancio e coraggio riconoscendosi in quei valori capaci di unire, di unire davvero, di fare di tanta gente un popolo.                                                                                   Perché un popolo intero ha combattuto: i partigiani combattenti, la popolazione che li sosteneva e li aiutava anche a costo di esporsi alle rappresaglie degli invasori e  i militari, quelli che dopo l’8 settembre ebbero la forza di reagire e diedero fulgidi esempi di attaccamento alla libertà e di fedeltà al nuovo popolo che stava nascendo. L’esercito, l’aeronautica, l’arma dei carabinieri, la Marina. E a noi spezzini piace ricordare i diversi episodi che hanno visto protagonista la nostra Marina, e quando dico nostra voglio dire proprio nostra, di noi, che abitiamo questa provincia che insieme con la Marina è cresciuta e si è sviluppata.  Spalato,  Montenegro,  Durazzo , Lero, il Dodecaneso sono stati teatri dell’impegno della nostra Marina contro il nazifascismo.                                                                                            L’evento che ci è più caro è naturalmente quello legato al 9 settembre 1943, alla flotta comandata dall’Ammiraglio Bergamini  che preferì l’obbedienza e l’estremo sacrificio alla resa alle forze di occupazione.                                                Bene si inseriscono questi ricordi in quel percorso della memoria dovuto ad una parte fondamentale della storia del nostro Paese e della nostra città, volto a rinvigorire l’eredità che l’esperienza antifascista e resistenziale ha lasciato a tutti noi. Da lì vengono la nostra libertà, la nostra democrazia, lì stanno le nostre radici di comunità aperta e democratica e lì, in questo passato di lotte per la libertà, sta un punto di riferimento fondamentale per affrontare le sfide del presente e per costruire un futuro migliore. Ricordare dunque l’antifascismo e la Resistenza con i suoi valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, rispetto tra gli uomini, quei valori cioè che sono la radice stessa della nostra Costituzione e delle istituzioni democratiche, è anche un modo per opporsi  ai devastanti tentativi di manomissione da parte di chi ritiene di potere utilizzare i pur necessari processi riformatori come oggetto di propaganda,  slogan  pubblicitari, per trarne  semplificazioni elettoralistiche in nome di una modernità che non va certo demonizzata ma che comunque merita prudenza, responsabilità e condivisione.                                                                                                  Riflettere sulla nostra storia deve essere allora innanzitutto un antidoto al rischio di avere una  modernità senza valori, senza solidarietà, senza principi.
Sono questi valori che oggi devono guidarci di fronte alle sfide che il mondo globalizzato ci propone in questo nostro presente pieno di laceranti contraddizioni. Oggi più che mai si rende necessario affrontare in tutta la loro portata problemi che riconducono al ruolo della politica, dei poteri democratici, delle istituzioni internazionali rispetto ad uno sviluppo globale segnato da tensioni dirompenti, da disuguaglianze ed esclusioni insostenibili, da sfide di molteplice natura che mettono in causa il nostro futuro.C’è bisogno di più democrazia piuttosto che di Camere di nominati.  E oggi c’è un grande bisogno di Europa.  Non solo per noi europei, ma per il mondo intero. E’ la realtà del mondo che ci impone di essere ambiziosi,  di produrre un nuovo e più determinante scatto nella presenza e nell’iniziativa dell’Europa come attore globale. Dinanzi a sfide incalzanti e domande pressanti, quali sono quelle delle disuguaglianze e dell’accoglienza, non possiamo concederci il lusso di altri ritardi.  Se oggi il cammino dell’Europa  dovesse subire le conseguenze di nuove reticenze il futuro rischia di essere per tutti più buio, più incerto, meno sicuro. E allora, forse, la ricorrenza del 9 settembre meriterebbe nella nostra città momenti di riflessione più approfonditi, anche da parte delle Istituzioni.

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