Il premio Nobel Wole Soyinka al Festival della letteratura di Mantova. L’associazione spezzina Multiart di Fabio Nardini pubblicò in traduzione la sua prima opera teatrale

Con la traduzione di Francesca Lamioni dell’opera teatrale di Wole Soyinka Le Baccanti di Euripide. Un rito di comunione nel 1996 l’Associazione culturale Multiart della Spezia con presidente Fabio Nardini (ora presidente di Cut up edizioni), si guadagnò il titolo di primo editore italiano dell’opera teatrale del grande autore politico nigeriano che sabato 12 settembre sarà presente quale ospite d’onore, al Festival della Letteratura di Mantova.
Nella riscrittura del mito greco da parte di Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, Le Baccanti diventano “tragedia della negritudine”, una metamorfosi che contamina la letteratura greca e il teatro occidentale con gli elementi propri della cultura africana e della tradizione (e della lingua) dell’etnia yoruba.

Lunga è la lista di drammaturghi e registi contemporanei che si sono variamente ispirati alla classicità, innestando problematiche moderne all’interno di miti e storie tratte dalla tragedia attica antica. Tra gli altri: Tony Harrison (The Trackers; Medea: a sex war opera), Heiner Müller (Filottete), Thomas Murphy (The sanctuary lamp, ispirato all’Orestea di Eschilo), Theodoros Terzopoulos (Le Baccanti; Medeamaterial) e Peter Sellars (The Persians, Aiax). E’ stato lo stesso Soyinka, esule, condannato a morte nel suo Paese, in carcere per due anni senza processo per la critica alla guerra civile (Nigeria/Biafra), e che considera Le baccanti una tragedia politica, glorificazione della liberazione dello schiavo dal colonizzatore, ad aver poi incoraggiato la giovane ricercatrice Francesca Lamioni alla pubblicazione della non facile traduzione in italiano della sua opera.

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Francesca Lamioni ha dedicato buona parte dei suoi studi al teatro africano contemporaneo (da Soyinka a Ola Rotimi; anche Rotimi ha riscritto in chiave africana una tragedia greca -l’Edipo re– in The gods are not to blame di cui la stessa Francesca Lamioni parla nel saggio Gli dèi non vanno offesi, inserito nell’antologia di Anna Maria Monteverdi La maschera volubile, Titivillus, 2000). La Lamioni esaminava in maniera approfondita i “tradimenti” del drammaturgo nigeriano rispetto alla tragedia (tra cui l’inserimento del Coro degli Schiavi) e forniva un interessante quadro della poetica di Soyinka e un excursus storico sul teatro nigeriano contemporaneo.
La passione per la tematica politica esposta nell’opera di Soyinka e per l'”africanità” ci trasporta con un dubbio, in una “tempesta spazio-temporale”: l’Africa ha preso in prestito il mito greco o l’ha generato?
Non sappiamo bene se è Soyinka che riscrive il mito di Dioniso o Euripide che -forse- ha chiamato Dioniso quella che in realtà era la divinità yoruba del ferro, della guerra, della strada, del metallo; dio artigiano, scultore e maneggiatore di serpenti, terribile guardiano dei giuramenti sacri, protettore degli orfani, cacciatore, sanguinario guerriero, artista: OGUN, incarnazione della forza di volontà”.

A Soyinka George Landow, il teorico dell’hypertext, aveva dedicato il “Soyinka web” iniziato nel 1990, e successivamente il più elaborato “Context34”, esperimento di “scrittura in collaborazione” su Intermedia per la creazione di testi e grafici sul poeta e scrittore nigeriano da parte di alcuni studenti della Brown University. Il lavoro, contenente oltre 500 documenti, è confluito in un ricco corpus ipertestuale consultabile in rete http://www.scholars.nus.edu.sg/landow/post/soyinka/soyinkaov.html

Insieme a Soyinka ricordiamo Ken Saro Wiwa, condannato a morte dal regime militare del generale Abacha e ucciso il 10 novembre 1995 per la lotta da lui intrapresa contro il disastro ecologico che la compagnia petrolifera Shell stava infliggendo alla sua terra Ogoni, nella parte nord occidentale della Nigeria.

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