Anche a Genova in piazza contro l’articolo 35 e la nuova ondata inceneritorista di Renzi.

Il 9 settembre si riunirà la Conferenza Stato-Regioni per approvare il decreto attuativo dell’articolo 35, parte integrante dello Sblocca Italia. Con l’approvazione di questo decreto l’incenerimento diventerà “attività di recupero” (anziché di smaltimento) e si aprirà la strada a nuovi impianti di incenerimento, addirittura non previsti dai Piani regionali e a una miriade di “ristrutturazioni” di impianti obsoleti che potranno quindi bruciare rifiuti da tutta Italia. Un ampio cartello di forze locali e regionali (vedi adesioni) con il pieno sostegno di Zero Waste Italy ha promosso per il 7-8-9 settembre una tre giorni di mobilitazioni territoriali da svolgersi preferibilmente di fronte ai palazzi regionali, in modo da chiedere agli Enti Regioni di non firmare questo atto di prepotenza che brucerà la democrazia dei territori e quella delle autonomie locali.
Anche Genova, come tutti i capoluoghi di regione, ha visto i cittadini più sensibili al problema degli inceneritori mobilitarsi. Il 7 mattina, davanti al palazzo della Regione in Piazza De Ferrari si è tenuto il presidio per informare i cittadini riguardo il decreto che prevede l’inserimento di 12 nuovi inceneritori in tutta italia, di cui uno anche in Liguria, con tutta probabilità a Genova o La Spezia. Un presidio nato anche per dire basta a una gestione dei rifiuti basata sulla logica delle discariche o dell’incenerimento anziché su politiche virtuose di differenziazione. Le Direttive europee prevedono la chiusura delle discariche entro il 2020 oltre al riciclo o riutilizzo di almeno il 50% dei rifiuti urbani e domestici e del 70% dei rifiuti da costruzioni e demolizioni. Al presidio hanno presenziato brevemente, tra gli altri, Alice Salvatore, capogruppo regionale del M5S e Andrea Boccaccio, consigliere comunale a Genova.

La gestione corretta dei rifiuti, con porta a porta e raccolta differenziata spinta ha dimostrato di poter portare in pochi anni la differenziazione al 70%. Lo hanno dimostrato esempi come Capannori o città come Parma. Pizzarotti è riuscito in due anni e mezzo, nonostante la partenza da una situazione di bilancio disastrosa, a passare dal 38% al 72%, affamando letteralmente il locale inceneritore.. Il Governo, invece di impegnarsi a promuovere un Piano Nazionale del Riciclo e della Riparazione-Riuso che darebbero lavoro a centinaia di migliaia di persone si mostra ancora una volta succube della lobby degli inceneritori e delle multiutilities.

11959991_10153730547913968_2363534002716365436_n

Oltre agli effetti disastrosi sulle pratiche virtuose dei rifiuti zero, questa che Zero Waste Italy definisce una “incursione piratesca” avrebbe come effetto collaterale quello di trasformare in carta straccia i Piani regionali: una autentica deregulation incontrollabile dei conferimenti da fuori Regione. Si avrebbero situazioni paradossali, per cui le regioni più virtuose rischierebbero di essere costrette ad accogliere i rifiuti di quelle più arretrate e impermeabili alle buone pratiche. In questo senso, più che uno “sblocca Italia” servirebbe uno “sblocca cervelli” per la coppia Renzi-Galletti.

Fabio Vistori

[vsw id=”v9Uya8Rg_h8″ source=”youtube” width=”425″ height=”344″ autoplay=”no”]

Advertisements
Annunci
Annunci