Lina Bolzoni incanta gli spettatori del Festival della mente con i suoi studi sul “teatro della memoria”

Ogni evento del Festival della mente edizione 2015, è un traguardo raggiunto. Impossibile essere presente a tutti gli incontri, numerosi, ben distribuiti e ottimamente organizzati in tutta la cittadina. Sarzana ha di nuovo sbaragliato tutti scommettendo sulla cultura. Non ci stancheremo di ripeterlo: la differenza la fanno le idee e i contenuti,  la creazione di una comunità che partecipa a un evento sentito come “proprio” considerandolo come momento di crescita collettiva.

Abbiamo scelto di parlarvi nel dettaglio di una conferenza molto particolare. Relatrice la prof. Lina Bolzoni docente di Letteratura italiana alla Scuola Normale Superiore di Pisa che ha pubblicato molti testi sull’arte della memoria. Nella sala delle capriate della Fortezza Firmafede la professoressa Bolzoni ha letteralmente incantato il pubblico parlando di iconografia della memoria, di classicismo e di modernità.

Ha parlato del potere delle immagini, del concetto di “spazio della memoria” con cui si può costruire una serie ordinata di luoghi ricreando un “edificio della memoria”, portando esempi visivi tratti dal Rinascimento e dal Classicismo, delle tecniche per sviluppare la memoria e le riflessioni teoriche che le hanno accompagnate e nutrite. La memoria nel Quattrocento e nel Cinquecento ha a che fare con l’invenzione: è la capacità di costruire un proprio “thesaurus” dal passato, è ciò a cui ricorrere per creare cose nuove.37b807a2534c688be543f6c68c3a3576_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy

La Bolzoni si è soffermata su una figura particolare del Cinquecento, Giulio Camillo personaggio eccentrico, amico del Bembo, di Tiziano e lodato dall’Ariosto, e sulla sua idea di “theatro”, il Tea­tro della Memo­ria, o anche della Sapienza. Spazio fisico e spazio mentale questo “theatro” aveva come obiettivo quello di visualizzare un sapere enciclopedico che raccogliesse tutto lo scibile (“molto più che Wikipedia!”) e cogliere il segreto della bellezza. Ma questo “teatro della memoria” di Giulio Camillo non è “l’Internet definitivo”, è una macchina per catturare il segreto della bellezza, riflettere le strutture profonde dell’universo, mettere insieme le tradizioni platoniche, ermetiche e la cabala e cercare una verità che unisca le differenze.

Non si tratta di mnemotecnica dice la Bolzoni: questo teatro “funziona come una scacchiera che, grazie al movimento e alla combinazione delle sue componenti, è in grado di generare nuovi significati e nuovo sapere: come una mente artificiale, sicché ricordare diventa pericolosamente simile a creare, o ricreare, il mondo”.

Questa idea di teatro si materializza in un modello in legno su 49 luoghi ispirati al teatro romano in cui si cattura l’intero universo; questi 49 luoghi erano dipinti (pare da grandi artisti come Tiziano) perché l’immagine era fondamentale. Il teatro (da Theatron, l’atto del vedere) è come grande repertorio di immagini della memoria: Giulio Camillo aveva costruito la biblioteca definitiva dice la Bolzoni, e viene in mente la “biblioteca di Babele” di Borges.  La storia del Teatro di Giulio Camillo ci conduce al cuore del ruolo delle immagini nel Cinquecento.

LINA BOLZONI
Lina Bolzoni è docente di Letteratura italiana alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha insegnato a Harvard e alla New York University, al Collège de France e all’École Normale Supérieure di Parigi. È socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, della Modern Language Association, dell’American Philosophical Society, dell’Académie des Inscriptions et Belles Lettres, Institut de France. Collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore. Fra i suoi libri, tradotti in numerose lingue, La stanza della memoria. Modelli letterari e iconografici nell’età della stampa (1995); La rete delle immagini. Predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena (2002); Il cuore di cristallo. Ragionamenti d’amore, poesia e ritratto nel Rinascimento (2010), usciti per Einaudi; Poesia e ritratto nel Rinascimento (Laterza, 2008); Il lettore creativo. Percorsi cinquecenteschi fra memoria, gioco, scrittura (Guida, 2012). Ha curato l’edizione dell’Idea del theatro di Giulio Camillo (Adelphi, 2015).

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