La Marineria che vorrei… una nota di Gianfranco Vecchio

Sulla Festa della marineria della Spezia 2015 è stato dibattuto e scritto molto. Tra gli elogi e le polemiche del post evento ho deciso di inserirmi anch’io, con le poche competenze in materia che possiedo, per formulare alcune riflessioni e, ancor di più, qualche speranza.

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… immagino un Golfo pieno dei colori di tante barche che lo solcano lente, per assaporare ogni suo scorcio, ogni sua singola insenatura. Immagino mille scie, lievi, che seguono ogni scafo, dal più piccolo al più grande, come in una processione che sa di rito antico, dando mostra di loro a migliaia di persone assiepate sulla riva e sulle alture. Immagino il Golfo tutto loro, ognuna con bandiere e storie diverse.

Immagino, al tramonto, banchine gremite di scafi e di gente che curiosa, ammira ed ascolta tante lingue differenti che trasmettono il medesimo messaggio: quello del mare e della storia del mare. Immagino bizzarrie della tecnica subacquea provenienti da luoghi e da tempi diversi; immagino uomini e donne alla scoperta dei fondali del Golfo con attrezzature antiche o futuristiche, con colori e forme differenti, fatte di gomma, rame, acciaio e piombo. 

Immagino i bimbi del Mediterraneo e dell’Europa che s’incontrano qui per imparare le leggi del mare e dello stare insieme, facendo tesoro di un’esperienza di vita unica e bellissima. Immagino una città che accoglie, tra le sue strade, ogni singolo equipaggio e ogni singolo gruppo; uomini e donne di paesi vicini e lontani, con lingue e colori differenti, ma con la voglia di stare insieme e parlare di mare, di navigazione, di storia e di cultura. 

Immagino tanti scafi grigi con identificativi e bandiere di colori e forme diversi, che accolgono a bordo la gente di mare, nella cornice di un Arsenale vivo, palpitante e privo di barriere. Immagino un Golfo che la notte s’illumina di colori e si riempie di suoni; di artisti che danzano e cantano le loro storie; di spettacoli fatti da persone che amano e conoscono questa terra e tributano a tutta la gente di mare un’accoglienza viva e festosa. Immagino un popolo allegro che sente il bisogno di condividere la propria storia e le bellezze della propria terra e del proprio mare con gente da ogni dove, che ‘invade di gioia’ il ‘Golfo più bello dell’Universo’!”

Questa è la Festa della marineria che immagino e che ho sempre voluto! Non mi sono ancora stancato di dirlo ai tanti, nonostante tutti sembrano non avere orecchie per ascoltare. Abbiamo bisogno di una festa di popolo che non si limiti, però, alla sola “nostra comunità”. Dobbiamo avere la voglia ed il coraggio, sicuramente, di rivendicare un primato che il Golfo dei poeti ha di diritto: quello di essere una delle più importanti Capitali della marineria e della subacquea. Chi non conosce la storia di questa terra, tanti purtroppo, non sa che questo è luogo di genti venute da ogni dove e che hanno portato con loro modi e tradizioni di vita e di mare che si sono, nel tempo, amalgamate e consolidate. Abbiamo l’obbligo di continuare questa tradizione, impegnandoci ad ospitare gente delle coste del Mediterraneo e dei mari del Nord Europa, che arricchisca il nostro sapere di mare e di vita con le loro conoscenze, le loro storie e le loro usanze. Abbiamo innumerevoli risorse da mettere a disposizione di questo e tanti altri eventi; capacità che facilmente esportiamo ovunque e che non riusciamo o non possiamo mettere a disposizione della nostra terra. Siamo “obbligati” ad accogliere talenti che vengono da lontano soltanto perché fa tanto “sensazione”.
Abbiamo la capacità di costruire, tutti insieme, progetti di grande ambizione, non limitandoci a raffazzonare eventi, anche importanti, negli ottanta, cento giorni antecedenti gli stessi. Chi ha deciso di celebrare la Festa della marineria ogni due anni, non può e non deve limitare un lavoro così importante ed intenso ad un periodo così breve, ma deve imporre un’organizzazione che si diluisca nei venti quattro mesi che intercorrono tra un evento e l’altro. Deve pensare a programmare con la stessa abilità di un maestro d’ascia che “plasma” uno scafo; coinvolgere ogni singola professionalità, capacità ed esperienza dei diversi settori per evitare di perdere anche un solo consiglio, suggerimento e contributo. Chi ha deciso, per l’edizione di quest’anno, di coinvolgere competenze di grande rilievo, doveva poter garantire lui l’adeguata libertà di azione e non limitarla solo per soddisfare gli “appetiti dei soliti amici”.

#abbiamotantodaimparare è il TAG che uso spesso per sottolineare come sia doveroso aprire gli occhi verso le esperienze positive che vengono dall’esterno; esperienze di marineria vicine e lontane che sviluppano eventi importanti, spettacolari e di grande impatto sul pubblico e sui media, con significativi riflessi sui territori che li ospitano. Sembra quasi che “chi gestisce” questa nostra Città ed il suo Golfo abbia paura del confronto; abbia timore di mostrare, a chi non fa parte della nostra comunità, quello che possiamo dare!

  Gianfranco Vecchio (Presidente “The Historical maritime society”)

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