Il professor Roberto Danese racconta il Festival della Mente per Laspeziaoggi

Il professor Roberto Danese docente di Filologia Classica, Fortuna della cultura classica e Letteratura e cinema all’ Università degli Studi di Urbino Carlo Bo nonché Direttore del Master Professionisti dell’Informazione Culturale, come tutti gli anni viene al Festival della Mente di Sarzana e scrive poi, resoconti e approfondimenti per riviste e quotidiani nazionali. Gli abbiamo chiesto di scrivere anche per Laspeziaoggi alcuni interventi. Questo primo articolo è una riflessione sul tema di quest’anno (la RESPONSABILITA’) e sulle presenze di spicco, ma anche sugli ingranaggi organizzativi sempre ben oliati della importante kermesse letteraria che porta presenze di pubblico da tutta l’Italia puntando su una “politica culturale di rilevanza nazionale e un intervento mirato alla crescita del territorio”. Cercando di capire perché “nel nostro capoluogo di provincia si fa invece tanta fatica a creare un evento culturale unico e distintivo, che non vada mai oltre le dimensioni di una fastosa sagra locale”. Buona lettura!

“Quest’anno arrivo presto. Sarzana è ancora nel pieno delle sue attività quotidiane e non si è ancora trasformata nel Festival della Mente. Così posso fare quattro chiacchiere con gli amici dell’ufficio stampa, con qualche giornalista, con gli organizzatori. Voglio capire il successo a lunga gittata di questo Festival; voglio capire perché funziona tutto così bene e perché una città come Sarzana riesce a diventare per tre giorni il centro di divulgazione dei flussi culturali italiani. E poi voglio anche capire, di riflesso, perché nel nostro capoluogo di provincia si fa invece tanta fatica a creare un evento culturale unico e distintivo, che non vada mai oltre le dimensioni di una fastosa sagra locale.

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Cominciamo coi numeri del passato prossimo e del presente. A parità di eventi e prestigio degli ospiti l’anno scorso (undicesima edizione) il Festival ha portato qui 45.000 persone in tre giorni, tutti paganti, poco, ma paganti e da tutta Italia e non solo (posso testimoniare per esperienza diretta che c’è gente che viene apposta, per fare un esempio, dal Trentino e si stabilisce qui solo per il Festival).

Nelle precedenti edizioni ci sono stati circa 600 relatori, che possono essere più o meno piaciuti, ma che erano comunque personaggi di alto profilo intellettuale. Come si regge una macchina organizzativa del genere? Anzitutto su una solida base di appoggio locale, costituita tanto dal Comune di Sarzana, che ha sempre creduto fermamente nell’iniziativa, quanto sul contributo importante, anche dal punto di vista economico, della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia.

La Fondazione Carispe? Certo la Fondazione Carispe che investe su Sarzana e non su Spezia. Viene naturale chiedersi e chiedere i motivi di questo sodalizio ormai più che decennale e del suo sfociare in un successo senza flessioni. Sicuramente è importante l’attento investimento delle risorse economiche, derivanti dagli Enti finanziatori, dagli sponsor e dalla vendita dei biglietti. Poi giocano un ruolo notevole l’esperienza del Direttore, fino a due anni fa Giulia Cogoli, dall’anno scorso Gustavo Pietropolli Charmet, che da quest’anno fa il Direttore scientifico, affiancato da Benedetta Marietti come Direttrice artistica, e la tradizione consolidata dei volontari, tutti studenti liceali e universitari di Spezia e provincia, un esercito di 600 unità che, istruito da ottimi professionisti del settore, gestisce l’apparato informativo e i flussi di visitatori.

Non ultimo il lavoro dell‘Ufficio Stampa, Delos Servizi per la Cultura di Milano, uno dei più prestigiosi tra quelli che operano sul territorio nazionale. Ma conta molto anche l’accurata parcellizzazione delle mansioni: c’è una struttura che si occupa dell’organizzazione, una che sovrintende la logistica dell’ospitalità dei relatori, una che cura la comunicazione, una che gestisce le biglietterie, una che organizza l’imponente afflusso di giornalisti e coordina comunicati stampa e interviste.

Tutte le principali locations cittadine sono messe a disposizione del Festival, con un’agile e accattivante proposta, come la Fortezza Firmafede, il Canale Lunense, i cinema, le ville, i chiostri. La formula è quella consolidata negli anni: un’offerta di conferenze, presentazioni e spettacoli, spesso in contemporanea, a cui il pubblico accede pagando un modico biglietto. Ma credo che uno degli elementi decisivi sia l’abile intreccio fra una politica culturale di rilevanza nazionale e un intervento mirato alla crescita del territorio. Sì, perché il Festival nasce proprio da istanze che dal territorio vengono. L’idea di un Festival dedicato alla creatività multidisciplinare viene infatti da un’indagine della Fondazione Carispe sull’invecchiamento della popolazione nella provincia e a Spezia in particolare. È per questo che la Fondazione ha ritenuto di investire non pochi denari per movimentare e ‘svecchiare’ la situazione locale, con un’iniziativa che portasse qui il cuore pulsante della cultura italiana e internazionale, collaborando con le imprese dell’editoria e con le maggiori istituzioni scientifiche del Paese.

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La scelta è caduta su Sarzana per due motivi: da un lato il fascino della piccola città con un importante centro storico, teatro adattissimo per i Festival di approfondimento (vedi anche Bergamo per la scienza e Mantova per la letteratura), dall’altro la risposta importante della popolazione, che ha capito quanto potesse guadagnare da tutti i punti di vista mettendosi al servizio del Festival.

Fino all’anno scorso il Festival era genericamente dedicato alla creatività. Da quest’anno si è deciso di dare ad ogni edizione un tema più definito, che per il 2015 è quello della Responsabilità. Quindi un forte consolidamento della tradizione coniugato con interessanti spinte innovative. Ecco, veniamo alle novità della presente edizione. Anzitutto un sito rinnovato in toto. Poi il cambio della direzione per gli eventi dedicati ai bambini. Quindi un significativo potenziamento delle iniziative con le associazioni del territorio, che ha portato alla crescita di eventi di contorno, anche precedenti e successivi al Festival, come ParallelaMente, extraFestival, Creativamente Kids, o il magnifico Festival della Mentina, ma anche ad iniziative editoriali specifiche come l’ampliamento della collana I libri del Festival della Mente, stampati da Laterza (quest’anno ci sono due nuovi titoli: La passione ribelle di Paola Mastrocola e L’uomo fa il suo giro. Storie di condivisione dentro e fuori dal set del regista di culto Giorgio Diritti) o la pubblicazione della Ricerca sui nuovi festival culturali: temi, format, pubblico e palinsesto, a cura di Guido Guerzoni, Marina Mussapi, Paolo Ranieri con Andrea Lissoni e Filippa Ramos, uscita per la collana «Strumenti» della Fondazione Carispezia. La logica è di continuare a ‘nutrire’ il territorio generando eventi che valichino i confini della tre giorni festivaliera.

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Credo che i dati siano sufficienti per capire perché Sarzana e quali siano gli ingredienti necessari per fare un evento culturale di prestigio che sia anche coraggioso (far pagare il pubblico per sentire la conferenza di un neuropsichiatra o di un filologo classico è oggi un atto di coraggio). E qualche volta il coraggio, se coniugato ad una buona organizzazione, porta successo e anche soldi (da spendere bene).

Con i proventi dei biglietti non si finanzia il Festival (il ricavato basta sì e no a coprire le spese per i diritti d’autore o per le assicurazioni), ma si dà un segnale di valore sulla proposta culturale. Il pubblico sembra aver capito bene questo aspetto, come dimostrano i non pochi eventi sold out ancor prima dell’inizio del Festival. La gente investe pochi denari, ma sa che in questo modo diventa corresponsabile della costruzione del Festival, la sente come una cosa sua, non solo come un esborso di denaro pubblico generosamente offerto da chi amministra, ma come qualcosa che ha contribuito a scegliere.

Insomma 45.000 persone in cerca di cultura anche ‘difficile’ per le vie di Sarzana sono un segnale non secondario, lo specchio di una realtà che non è solo quella dello show cooking ormai inflazionato o delle bancarelle coi palloncini, gli spaghetti coi muscoli, la birra Poretti o lo gnocco fritto, tra i quali faticosamente emergono il concerto o la lettura scenica. Ed è un segnale confortante nel deserto intellettuale verso cui il nostro Paese si sta incamminando.

C’è bisogno di eventi che siano unici, di qualità, assolutamente distinguibili rispetto ad altri e che siano capaci di fare scelte vere, autonome, professionali, senza farsi condizionare totalmente dalle pulsioni del grande pubblico. Il grande pubblico alla fine è il giudice ultimo, ma è anche giusto che i professionisti seri ed esperti gestiscano gli eventi facendo il menu in assoluta autonomia, badando più alla qualità intrinseca dell’offerta che non alla teorica appetibilità nell’ottica di un ritorno politico. Scrivo queste cose per LaSpeziaoggi, non per Sarzanaoggi

Roberto Danese

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Roberto Danese è professore di Filologia classica nell’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, dove insegna anche Letteratura e cinema e dirige il Master ‘Redattori per l’Informazione Culturale nei Media’; è docente della Scuola di Dottorato in Storia, Archeologia e Antropologia del Mondo Antico presso l’Università di Siena. I suoi interessi scientifici riguardano in particolare Plauto,Terenzio e il teatro latino arcaico, l’ecdotica dei testi classici, la didattica dell’antico, la fortuna dell’antico, l’antropologia del mondo antico, la metrica classica e gli strumenti informatici per lo studio delle discipline umanistiche.

 

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