L’austera malinconia: Fiorella Mannoia

Se dovessimo abbinarla ad una carta dei tarocchi, Fiorella Mannoia sarebbe indiscutibilmente La Papessa. Tale e tanto è il credito e tanta è la considerazione di cui gode l’artista romana, nel mondo musicale italiano, da parte di critica e pubblico. L’autorevolezza la si percepisce alla prima occhiata, non la classica belloccia che distrae l’ascoltatore ma una solenne austera personalità che mette quasi soggezione. Per contare i Premi Tenco ricevuti, riconoscimento maximo del nostro Paese, ci vogliono le dita di due mani, ben sei, record assoluto per cantanti donne. E dire che l’esordio pubblico avvenne come stuntgirl a Cinecittà, seguendo le orme familiari , ed anche come controfigura di grandi attrici come Monica Vitti,  oltre ad aver recitato in alcuni spaghetti-western. D’altro canto, il coraggio non le è mai mancato, la tenacia nemmeno visto che la gavetta è durata dal ’68 all’alba degli anni ottanta. Fino ad allora, infatti, molti 45 giri ma scarse vendite ma proprio nel 1980  Fiorella è la voce femminile del brano “Pescatore”, successo del compianto e rimpianto Pierangelo Bertoli. La notorietà arriva l’anno dopo a Sanremo con “Caffè nero bollente”, provocatoria canzone sulla masturbazione femminile: “…io non ho bisogno di te, io non ho bisogno di te perché io non ho bisogno delle tue mani, mi basto sola!…”. Dopo una positiva partecipazione al Festivalbar dell’83, l’anno seguente è di nuovo sul palco dell’Ariston con quello che sarà uno dei suoi classici, “Come si cambia”. Il brano parla di come si possa snaturare il proprio modo di amare, dopo aver sofferto per un abbandono, lasciandosi andare a mille avventure: “…sopra un letto di bottiglie vuote strapazzarsi il cuore e giocare a innamorarsi come prima. Come si cambia per non morire, come si cambia per amore. Come si cambia per non soffrire, come si cambia per ricominciare…”. Da qui in poi, la carriera della Mannoia sarà in discesa, agevolata anche dalla preziosa collaborazione di Mario Lavezzi, uno dei migliori parolieri e produttori italiani e nell’86 esce una delle canzoni più belle e raffinate, “Sorvolando Eilat”: “L’anima si apre come il vento e corre giù, entra nell’imbuto blu di Assab poi si getta a destra e punta ancora verso sud, sull’Etiopia lì sdraiata, assolata…”. Passa un altro anno ed è di nuovo a Sanremo con la sua canzone in assoluto piu’ famosa che ottiene solo un ottavo posto ma incassa il Premio della Critica, “Quello che le donne non dicono”: “ …siamo cosi’, è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro sì…”. Colpisce, di questo brano, come Fiorella  lo faccia suo con naturalezza, lei da sempre “femminista e di sinistra” parafrasando Lucio Dalla, dato che dipinge la figura femminile in modo fiero ma realisticamente accomodante.

A questo punto Fiorella Mannoia diventa di diritto la regina della canzone d’autore italiana, una sorta di alter ego, molto relativamente in gonnella, di De Gregori che tra l’altro sarà uno dei suoi tanti collaboratori insieme a Ruggeri, Cocciante, Fossati, Ron, Finardi, Bubola, Vasco Rossi, Bersani ed il gotha della musica brasiliana. L’ennesima partecipazione sanremese viene premiata dalla critica per il brano “Le notti di Maggio”: “…ma nelle notti di Maggio non puo’ bastare la voce di una canzone per lasciarsi andare. Nelle notti come questa che ci si puo’ aspettare se non una canzone per farsi ricordare da te, per farsi ricordare da te…”.  Negli anni a venire sarà protagonista di eventi prestigiosi, tournee importanti, collaborazioni internazionali, tributi ad altri artisti come De Andrè, dischi live e riconoscimenti, come il titolo di Ufficiale conferitole dal Presidente Ciampi.  Mai sfiorata dal gossip, quello che si sa della sua vita privata sono i due lunghi legami con uomini dell’ambiente discografico, la Mannoia non ha mai avuto bisogno di facile pubblicità per farsi strada nello spietato music-business. Anche il suo impegno politico e sociale è sempre rimasto in sordina, negli scorsi anni ha sostenuto la candidatura di Ingroia ed è stata una delle protagoniste della raccolta di fondi con il disco ed i concerti in occasione del terremoto dell’Aquila. La ragazza dai lunghi riccioli rossi che girava le scene più pericolose nei film si è costruita una carriera di prestigio guadagnandosi la considerazione piu’ totale in un ambiente che vive di invidie, cattiverie e maldicenze. Tra le tante belle canzoni famose, conviene ricordarne simbolicamente una delle meno conosciute, la splendida “Il fiume e la nebbia”, scritta da Daniele Silvestri : “…è per colpa di quel fiume se io sono ancora qui, perché un giorno c’era un ponte che univa gli argini, mentre adesso questo fiume in fondo è tutto ciò che ho e tra diecimila anni è sempre qui che aspetterò…”.  Forse, pensandoci bene, quell’aria sicura ed austera nasconde qualche malinconia, un’austera malinconia…

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