Chiedi chi sono gli Stadio…

La piazza principale di una cittadina del Sud. Si festeggia il patrono e, soprattutto in queste zone d’Italia, è la ricorrenza più importante dell’anno. A mezzanotte, dopo il concerto, spettacoli pirotecnici e tutti con il naso all’insù. Ma prima gli sguardi sono catturati dal palco, i cinque sensi coinvolti: gli odori delle bancarelle, la magia della musica che si può toccare con mano, il gusto di partecipare, la vista delle luci e l’udito per catturare le melodie degli Stadio. Noi italiani, si sa, siamo tendenzialmente esterofili, perlomeno da quando siamo stati liberati dagli americani, ed abbiamo scoperto che fuori dai confini nazionali esiste un mondo mentalmente più aperto, meno provinciale. In campo musicale, tendiamo a privilegiare i cantanti solisti mentre per quanto riguarda i gruppi, a parte l’ondata irripetibile del beat anni ’60 e del progressive anni ’70, i preferiti sono di solito quelli stranieri. Succede quindi che band di valenti musicisti come ad esempio gli Stadio, godano di popolarità a sprazzi e ci si ricordi di loro solo quando esce un singolo fortunato. Si chiamavano Anidride Solforosa agli esordi, cosi’ come un famoso album del loro mentore di sempre, Lucio Dalla. Già, perché la storia musicale del gruppo bolognese ruota intorno, nel bene e nel male, all’indimenticato e rimpianto Lucio. Nel bene, dato che da lui sono stati lanciati, erano i tempi di “Grande figlio di puttana”, il loro primo hit, brano scelto da Carlo Verdone per il film “Borotalco”e nel male perché nel tempo vari musicisti della band si staccheranno dalla stessa per seguirlo nei vari tour.
A dirla tutta, di queste collaborazioni ne ha giovato decisamente di più lo stesso Dalla, che deve parte delle proprie fortune al loro prezioso ed indispensabile apporto sonoro. Oltre a Dalla e Verdone, importante si rivelerà il sodalizio con Luca Carboni per la stesura dei testi. Testi che parlano di tematiche quotidiane e che spesso, inevitabilmente, ruotano intorno all’amore come il loro primo grande successo, “Acqua e sapone”colonna sonora dell’omonimo film ancora di Verdone: “Prendi una donna, rendila bella, tu credi che si ricordi di te. Non c’è una donna che ti perdona se tu la rendi piu’ importante di te…”. Le tastiere e la voce del leader Gaetano Curreri diventano il marchio di fabbrica del gruppo che al proprio interno vede scorrere peripezie di vario tipo come abbandoni e ritorni, oltre ad un ictus, preso per fortuna in tempo, dello stesso Curreri nel 2003. Le prime due partecipazioni a Sanremo si rivelano deludenti, la terza frutterà un quinto posto, nel frattempo esce la famosa “Chiedi chi erano i Beatles”con il testo del famoso intellettuale e poeta Roberto Roversi, altra hit del gruppo. Tuttavia, il primo vero successo di vendite lo ottengono con la sigla della serie TV “I ragazzi del muretto”, ossia il singolo Generazione di fenomeni bissato dal brano per la seconda serie, “Un disperato bisogno d’amore”: “…ho un disperato bisogno d’amore, di stare qui con te..e non c’è niente da fare, non si può controllare, è qualcosa di grande, di piùgrande di noi…” . Come sempre accade, andando ad approfondire ed avendo voglia di cercare, negli album dei vari artisti si trovano piccole gemme che risplendono di luce propria come ad esempio “Le mie poesie per te”: “Piu’ di mille poesie che ho scritto già per te svaniranno con me. Mille storie che non ho avuto perché tu sei un’ombra accanto a me e da qui non te ne vai. Come mille ferite quei ricordi dentro me, fanno male, lo sai?…”. Oppure l’intensa ed amara “Muoio un po’”: “…ma chissà dove sei tu adesso, vorrei dirmi “fa lo stesso”, ci provo ma non posso, cosi’ io muoio un po’…”. Ma nelle loro canzoni, gli Stadio ci mettono anche l’impegno come nel brano “La bandiera” che parla delle stragi di mafia di Capaci e Via D’Amelio o come “Un volo d’amore” ambientato nel dramma della guerra civile in Bosnia : “…fuoco immenso ed io corro di piu’, sono pronto a combattere mostri e draghi blu, anche di piu’, tutto per lei. E’ un volo d’amore, nessun luogo è lontano per un volo d’amore…”. Curreri ha collaborato a diverse canzoni di Vasco Rossi ed insieme hanno prodotto brani per Patty Pravo, Irene Grandi e Laura Pausini mentre come Stadio, da ricordare le performance musicali con Venditti e, gravitando nell’orbita Dalla, inevitabilmente con Ron. Le zone alte della hit parade vennero raggiunte anche con il brano dedicato a Maradona, “Doma il mare il mare doma”, gioco di parole ancora di Roversi e con la delicata “Sorprendimi”: “Dai che torniamo nel vento e riapriamo le ali, c’è un volo molto speciale non torna domani. Respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani, qui non ci prende nessuno siam troppo vicini…”. Diversi dischi live, alcune antologie, una carriera iniziata alla metà dei settanta con tanti e tanti chilometri macinati per lo Stivale. Quasi in sordina, senza i clamori delle luci della ribalta ma illuminati dai fuochi d’artificio di mille feste di mille semplici paesi…

Ecco chi sono gli Stadio.

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