Forse qualcuno ha intenzione di spostare i mitilicoltori alla diga foranea?

LA SPEZIA– Sui giornali appare spesso la riaffermazione del progetto di diga balneabile, progetto ambizioso preso già in considerazione in passato per il quale sono emerse ricadute positive, ma altrettante negative. La più negativa è il rischio ambientale marino, in quanto si esporrebbe il mare ad una possibile esposizione ed ad un ulteriore inquinamento se si considera che, all’interno della diga, gli scarichi fognari sono ancora la più grave concausa perché si uniscono agli scarichi industriali ed alla mancata bonifica,sempre accantonata dalle istituzioni le quali non hanno neppure attuato mitigazioni dei versamenti fognari. Avanziamo anche qualche dubbio circa le eventuali strutture che potrebbero essere travolte da eventi particolari come successo in passato anche in zone meno esposte.

Consideriamo anche il lavoro dei mitilicoltori,aspetto più importante della cosa,strettamente legato all’ambiente e a rischio inquinamento in un golfo che è meta turistica in espansione, ed è  questa la ragione per cui lo spostamento dei vivai fuori diga diventerebbe una sciagura. Questo perché,  in primis,  i mitili sono il termometro dell’inquinamento marino dentro la rada di La Spezia e in secondo luogo perché le correnti marine,fuori della diga foranea, sono forti e costituirebbero un problema per chi lavora nel settore. Pare che nel 2015, nonostante precedenti esperienze che dimostrano che nel nostro territorio la salvaguardia dello sviluppo non deve cozzare con quella ambientale, si rende necessario che le proposte progettuali siano ben vagliate al fine di evitare tragedie già accadute  più volte nel nostro golfo. E’ necessario quindi che prima di fare scelte progettuali per il futuro i cittadini siano interpellati e che le loro opinioni vengano tenute nella debita considerazione perché non si possono prendere decisioni sulla pelle degli abitanti e si deve comunque riflettere sul fatto che la vocazione della nostra città deve essere principalmente a livello turistico.

 (Franco Arbasetti e Rita Casagrande)

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