E la papera non c’è più. Leo Bassi dà forfait per la Festa della Marineria. Anna Monteverdi racconta chi è.

Conosco Leo da sempre nel senso che chi si occupa di teatro da trent’anni, come la sottoscritta, non può non essersi imbattuto nelle sue azioni di strada, specie negli anni in cui questo genere andava molto in voga: ho visto un suo spettacolo a Macerata al Teatro Rossi circa dieci anni fa e mi sono imbattuta in alcuni suoi workshop durante vari festival, mi ricordo in particolare quello di Polverigi diretto dalla brava Velia Papa. Certo riproporre oggi Leo Bassi mi sembra davvero un revival assai curioso, pescato chissà da dove dalla agenzia di Pischedda jr che su incarico diretto, pare dalla società che gestisce la Marineria ha deciso per gli spettacoli della città; (a proposito, se qualcuno poi ci spiegasse anche come mai nella tanto Democratica -..come partito intendiamo..-Spezia non ci sia mai traccia di bandi e gare nella cultura ma solo affidamenti diretti, ne saremmo grati). Non verrà per problemi di salute quindi non sapremo mai cosa ci avrebbe riservato Leo Bassi con la papera gigante.

itretreDel resto come dicevano i Trettre (gruppo di cabarettisti di Drive in) riprendendo un proverbio campano: L’acqua è poca ossia scarseggia e la papera non galleggia.” Ovvero stai al verde ma continui a spendere troppo…..

Ma nella Marineria come abbiamo visto c’è di tutto, quindi non mi sarei stupita se l’assessore preposto, in armonia con il presidente della Autorità Portuale e l’addetta stampa, confortati dalle proposte del consulente artistico di cui sopra e dal grafico onnipresente, avessero optato anche per una gara di wrestling o di tiro al piattello. Anche il gioco di tappini ci stava, una corsa coi sacchi, o un evergreen come la gara a chi sputa più lontano. Del resto oramai gli spettacoli che vengono proposti a Spezia sono i funamboli e le pagliacciate da strada, tamburi e altro: con buona pace di molto buon teatro. E prendendo ancora un tormentone dei Tretre su Drive in « A me, me pare ‘na strunzata».

Ma torniamo al nostro Leo Bassi che ama definirsi “filosofo-buffone” (c’è chi lo è in città, ma si fa chiamare solo filosofo..); Bassi è un nome assai noto per chi ha seguito il teatro degli anni Ottanta in Italia, per lungo tempo suo luogo d’adozione: sono rimaste famose le sue azioni in strada e nelle discoteche dove trattava qualsiasi tema con forza iconoclasta, con una trasgressione vera, quella che ti fa arrabbiare, o ti fa schifo, che passa attraverso istinti o comportamenti primitivi e primordiali. Bassi gioca da sempre sulla provocazione-agitazione, sul non sense, sugli eccessi, rompendo generi e collocandosi in una zona franca tra il comico, l’arte circense  e il teatro di strada.

Da sempre nei suoi spettacoli la clownerie, si mescola a giocolerie ed esercizi da antipodista mentre farneticazioni di vario genere sono condite insieme a discorsi politici molto seri o attacchi alla classe politica. Realizzava all’epoca una famosa e esilarante performance rompendo le angurie che il pubblico stesso gli tirava, tagliandole con la sega a motore e sporcando tutto e tutti. In un’altra occasione con una rudimentale macchina caricata a elastico sfondava una parete di cartone facendosi aiutare dagli spettatori. Aveva poi preparato un “razzo astronave” e la performance prevedeva cerimonia, discorso, lancio e alla fine naturalmente il razzo non partiva, l’astronave cascava… Ha organizzato il Bassibus, un folle pullman che propone tour intorno a Madrid per visitare gli effetti della degenerazione ambientale, economica, architettonica, politica e che possiamo proporre anche noi (lo “spazza-tur”, il “tour dei cantieri aperti”) . Erano dei tour organizzati, dei viaggi al peggio di Madrid. “L’idea era di portare la gente a vedere scandali invece che monumenti. Quanto vengono pagati i politici? In quali case vivono? Siamo andati nei campi da golf e nei ristoranti di lusso, dove un pranzo costa 200 euro. Siamo andati a bussare alla porta del primo ministro a chiedere quanto costa la sua abitazione. Così la gente si rende conto in concreto cosa significa il potere, che tipo di atteggiamento hanno queste persone e se vale la pena votarle.(Intervista di Graziano Graziani a Leo Bassi per “Carta”).

Leo Bassi approdò a Macerata nel 2005 (all’epoca insegnavo all’Accademia cittadina) invitato dal gruppo teatrale i Benandanti del Centro sociale Sisma per un workshop sulla provocazione, ovvero sulla comunicazione-provocazione a teatro; un workshop che verteva soprattutto su una particolare qualità dell’improvvisazione teatrale il cui scopo è imparare a conquistare l’attenzione dello spettatore con qualsiasi mezzo o meglio, come dice lo stesso Bassi: “Come liberare le nostre attitudini naturali per far ridere la gente”.

L’obiettivo era rompere con le proprie paure e timori, avvicinarsi con disincanto al teatro, senza enfasi e soprattutto lontano dalle convenzioni. Dopo il workshop Leo Bassi realizzò al Teatro Lauro Rossi Vendetta, uno spettacolo davvero anomalo per il panorama del teatro italiano: gesti e azioni per dimostrare la nostra ingenuità e credulità oltre che la nostra compiacenza all’invasione delle multinazionali, delle religioni, dei media.
Vendetta è uno spettacolo fortemente politico. Il titolo è spiegato sin dalle prime battute: viene proiettato un gigantesco bandierone stelle-e-strisce e Bassi si cimenta in sproloqui contro l’America e la cultura americana. Ecco definito l’obiettivo del suo attacco. Quando era piccolo per lui l’America era un paese bellissimo ma ora, da statunitense, si vergogna e si vuole vendicare.
Il primo attacco è contro uno dei simboli degli USA, la Coca Cola, che a suo avviso ha assorbito ogni bevanda tipica, ogni specificità di luogo: “Anche la lattina di Coca Cola che ho in mano adesso è incazzata e 25.000 millibar di Coca stanno premendo per uscire”. Fa capire che è sua intenzione farli sfogare: parte musica hard rock, rompe la prima lattina con una forbice e escono spruzzi contro il pubblico. “Ma non mi basta”. Poi indossa un gilet con le lattine infilate nelle tasche, si muove danzando per agitare il contenuto e le buca. “Ma non mi basta”. Prende un bidone di petrolio con lattine di coca appese e con un numero da antipodista le spacca. “Ma non mi basta”. Entra con un carrello per portare pacchi e trasporta in scena scatole piene di coca cola e le rompe. E’ un vero delirio: la coca cola cola ovunque in platea: “Sono sicuro che non berrete Coca Cola per un po’.”
Il nuovo attacco è contro le religioni: “Io dico questo contro l’America ma ce l’ho anche con i musulmani con l’Islam con tutte le religioni monoteiste: sono ateo da 7 generazioni e stiamo tutti benissimo”. Poi si esibisce in un’azione contro le multinazionali della moda: la premessa è che la gente si fa abbindolare dai media ed è spinto a comprare abbigliamento esclusivamente firmato. Così prende un paio di forbici scende in platea e comincia a seminare il terrore. Trova una maglia Adidas. Il ragazzo che l’indossa è ora oggetto della sua vendetta. Cerca di convincerlo a farsi tagliare il marchio. In questa maniera non sarà più uno tra milioni di persone che vanno in giro a ostendere idolatricamente il marchio, ma l’eroe che si contraddistingue per levarselo. Ha convinto il ragazzo, ma lui incalza: “Siete tutti manipolabili. Ora sei solo uno con una maglietta bucata!”

L’interrogativo è se questi attacchi siano veri o solo scherzosi. Ma è lo stesso Bassi a rispondere proprio nel corso dello spettacolo: “Sono un buffone, non un cabarettista. I cabarettisti vanno in tv e parlano. Noi buffoni facciamo, e facciamo cose disdicevoli e non abbiamo rispetto di niente e di nessuno. Né del potere e neanche di noi stessi”. A dimostrazione di quest’ultima affermazione termina lo spettacolo cospargendosi il corpo di miele e piume, avvicinandosi pericolosamente al pubblico!

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