Acam, parte seconda. Una nota di Mario Bonelli

I sindaci dei comuni soci di Acam  Spa, autori del disastro economico-finanziario della nostra Multiutility, stanno ormai dormendo sonni tranquilli, sia perché, i cittadini ignavi e,  per questo, “mazziati”, stanno dimenticando, sia perché la classe politica locale è lo specchio della maggioranza dei cittadini spezzini, sia perché, all’organo di controllo (Procura della Corte dei Conti), sta sfuggendo di mano (nonostante diversi esposti presentati) lo sperpero di risorse pubbliche, che si configura quale fonte di responsabilità degli amministratori dei comuni soci, e che a breve queste responsabilità saranno prescritte.

Il tutto alla faccia delle diverse sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione, che in più occasioni hanno evidenziato un obbligo degli amministratori dell’Ente Pubblico ad adoperarsi per preservare il valore Patrimoniale della partecipazione. Da queste Sentenze ne esce rafforzato, quindi, l’orientamento ad affermare la responsabilità degli amministratori dell’ente socio e non solo di quelli della società partecipata (Acam) in caso di perdite registrate da quest’ultima. (Perdite di Acam spa  €  92.775.160,00). Il danno al valore del Patrimonio sociale,  di titolarità pubblica, rappresenta un pregiudizio per la finanza pubblica, in quanto implica la diminuzione del Patrimonio dei Comuni detentori della partecipazione. La perdita suindicata, ad esempio, ha prodotto nel Patrimonio del comune capoluogo, una  diminuzione di € 34.727.230,00, nel mio comune Vezzano Ligure,  una diminuzione di € 3.809.760,00, nel Comune di Sarzana, una diminuzione di €  6.882.720,00.  Infatti, la sentenza della Cassazione, punta il dito sul comportamento degli amministratori dei Comuni, che devono “attuare un controllo attuale, puntuale e concomitante dell’attività gestionale della società da effettuarsi anche con l’ausilio di specifici poteri ispettivi”. Pertanto sugli amministratori dei Comuni, grava la responsabilità per i danni subiti dal Patrimonio della Società  che è, in ultima istanza,  patrimonio dei cittadini, né tale responsabilità può venire, a priori, esclusa per il fatto che i danni siano riconducibili a errate scelte autonome degli amministratori societari. Ritengo che, nel rispetto dei sacrosanti  diritti di Tutti, in virtù, della tanto conclamata trasparenza, tra Istituzioni e cittadini, si crei una delegazione, per un incontro diretto con la Procura della Corte dei Conti di Genova.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia Revisore dei conti Enti locali

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