Letture estive: il romanzo novità di Joyce Carol Oates “Zombie”.

Capolavoro. Non mi capita spesso di divorare romanzi perché sono pigra e se la scrittura non è avvincente porto il libro al mare con me e il più delle volte rimane a prendere il sole. Così quest’estate ho abbandonato Jonathan Franzen e Paola Mastrocola a metà sotto l’ombrellone. Ma giorni fa dal Contrappunto mi sono lasciata attrarre dalla copertina dell’ultimo romanzo della Oates autrice statunitense di successo che conoscevo per Dove Stai Andando, dove Sei Stato, base per la sceneggiatura del film  Smooth Talk (La prima volta). Il titolo era curioso quanto la copertina:Zombie.

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Erano davvero anni, più o meno dal 1991 quando uscì American Psycho di Bret Easton Ellis che non leggevo una cosa del genere, avvincente, certo allucinatorio ma di una perfezione tale di scrittura e di stile da rimanere senza parole. E ovviamente la trama non c’entra niente con gli zombie , il romanzo è quello che si definirebbe come genere, un thriller psicologico. E’ un viaggio nella mente di un ragazzo psicopatico pedofilo americano della media borghesia che compie con lucida follia i suoi omicidi che hanno obiettivi sempre più raffinati: lobotomizzare le sue vittime come aveva letto in un manuale di medicina e ridurre in schiavitù come zombie, i ragazzini trovati per strada per poterli sottomettere e riscattare, in questo modo la sua insulsa vita.

E così come accadeva con Patrick Bateman di American Psycho che passava le sue notti tra videocassette porno, cani torturati, coca e pasticche varie, entriamo nella mente psicotica di Quen-Tin il quale tiene a mente qualunque dettaglio dei suoi crimini ma non guarda negli occhi le persone, ruba formalina per tenere souvenir delle sue vittime e ha un avvocato che lo salverà da tutto tranne che per il programma di recupero che deve seguire. Gli impulsi sessuali di Quen-Tin sono talmente inaspettati che il romanzo sembra quasi un’allucinazione che prende vita solo nella mente del ragazzo, insinuandosi nei suoi pensieri quotidiani come un virus o un’ossessione fobica. L’annotare compulsivo e sorprendente di volti, capelli, vestiario, abitudini, strade, nella pagina ritornano in forma di disegni e mappe a chiusura di capitolo. Esattamente come per Patrick Bateman le torture e gli stupri di Quen-Tin diventano una dipendenza, colorano di rosso sangue le sue giornate altrimenti riempite di Tv e hamburger.

Colpisce la scrittura assolutamente credibile e inquietante, la scelta lessicale (con una traduzione davvero all’altezza) pesata nei dettagli, con capitoli essenziali anche di poche pagine che altro non sono che i pensieri dell’omicida la cui mente è attraversata all’improvviso dal mostro dell’ossessione per il sesso violento. Quen-Tin deriso dai suoi compagni e senza amici, sogna nel suo delirio di avere sotto di sé qualcuno di debole a cui fare da padrone, da possedere scarnificandogli il cervello; sogna un potere che è quello che ha il giudice, che ha suo padre e che hanno tutti quelli che nella società contano, ma non lui.

Un libro da divorare ripensando se intorno a noi, abbiamo involontariamente, generato zombie….

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