La monnezza è oro anche per Renzi & C.

Che la “monnezza” si potesse trasformare in denaro, tanto denaro, se ne son resi conto per primi loro, i casalesi. Ora nel business dei rifiuti si sono catapultati in molti. Ma si sa, il crimine organizzato non molla mai la presa. E’ difficile riuscire a strappargli l’egemonia nel settore. E allora cosa si fa? Si “convive“. Si fa finta di non vedere o sapere. Tanto di rifiuti se ne producono in quantità mastodontiche e da qualche parte si dovranno pur smaltire. Di tanto in tanto, si affaccia qualche altro imprenditore. Vorrebbe investire e lavorare in questo campo, ma se sei fuori dal giro, la strada è sbarrata. Le minacce arrivano in un batter d’occhio. Neofiti e onesti difficilmente riescono a districarsi nei meandri di un sistema che rischia di essere corrotto e infiltrato quasi sino al midollo. D’altronde, lavorando con la “monnezza” è arduo non sporcarsi le mani. Sono riusciti a penetrare anche nell’affare “Sistri“, il sistema che avrebbe dovuto monitorare e tracciare tutti i rifiuti trasportati nel nostro Paese. Niente da fare. Arresti per tangenti anche in quel caso. Nel frattempo, i rifiuti continuano a circolare senza alcun controllo. Il momento migliore per sbloccare qualche affaruccio, comunque, da sempre è stato il mese d’agosto. Durante questo periodo la gente è distratta dal miraggio delle agognate ferie. A quei pochi che rimangono, sfiancati dal caldo africano, gli si può anche vender patacche, tanto non se ne accorgono. Vere e proprie bufale come quella dell’inceneritore nel centro di Vienna, costruito nel 1971, tirata in ballo da dirigenti del Pd che devono far ingoiare la purga ai propri militanti.

Il decreto “Sblocca Italia” di Renzi, approvato nel novembre 2014, tra le altre cose, giustappunto impone di costruire 12 nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti in 10 Regioni: uno in Piemonte, Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia, due in Toscana e Sicilia. Da subito, ad esclusione di Toscana e Liguria, gli altri presidenti di Regione contestarono la scelta con un secco “non servono“. Gli altri sono caduti dalle nuvole.
Enrico Rossi, governatore della Toscana all’epoca dichiarò: “Non sapevo che il decreto prevedesse inceneritori in Toscana, né che da noi debbano essere addirittura due. Non è prevista la costruzione di alcun impianto”. Come sempre parole, tante parole al vento. Inevitabilmente poi si scatta sull’attenti con un poderoso, signorsì! Proprio in questi giorni la Conferenza dei servizi ha approvato la realizzazione del termovalorizzatore di Case Passerini, nel cuore della piana fiorentina. E non è finita qui. Non solo inceneritori. La Toscana smaltirà rifiuti di Liguria e Calabria. Le opposizioni tuonano contro Rossi: “Business per gli amici del Pd”.
Anche i cittadini non possono dormire sonni tranquilli. Basta fare un piccolo salto indietro negli anni, sino ad arrivare al 2001, per rendersene conto. Dopo che i presidenti delle regioni Campania e Toscana stipularono un accordo simile, il Nas dei Carabinieri e l’Arpat accertarono che i rifiuti urbani che sarebbero dovuti arrivare, per solo due mesi a partire dal 19 marzo 2001, in realtà furono smaltiti illecitamente nel Mugello, in provincia di Firenze, sino al 2006. La guerra dei rifiuti continua, incessante. Negli ultimi mesi – denuncia Stefano Vignaroli, deputato M5S e vice presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti – “ben 26 impianti di riciclo, compostaggio e trattamento meccanico-selezione, depositi e discariche di rifiuti sono andati a fuoco“. “Su questi roghi – prosegue il parlamentare – il Movimento 5 Stelle porterà all’attenzione della Commissione un dossier per verificare se esiste un nesso che lega questi incendi e l’eventuale dolo, oppure si tratta di semplici incidenti”. L’esponente del M5S ritiene obbligatoria un’attenta verifica dei fatti, “specialmente dopo l’approvazione del decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italia che “favorisce l’incenerimento dei rifiuti e la costruzione di 12 nuovi impianti a discapito del riciclo, compostaggio, trattamenti e recupero di materia a freddo“. “Da anni infatti – conclude Vignaroli in Italia lobby di discariche e inceneritori ed ecomafie giocano una sporchissima guerra dei rifiuti senza esclusione di colpi”.

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