Roberto Danese e Barbara Pellegrini: che cos’è la cultura #affaire_Croce_ di_ Malta

Laspeziaoggi continua a ospitare punti di vista e riflessioni di spezzini illustri sul degrado culturale della nostra città testimoniato dagli eventi estivi. Dopo il bell’intervento di Paolo Logli che continua a essere tra gli articoli più letti del mese, oggi è la volta del docente universitario di studi classici Roberto Danese (Università di Urbino) e di Barbara Pellegrini, giornalista per HEARST MAGAZINES ITALIA. In queste settimane hanno seguito le polemiche legate ai festeggiamenti del palio, alle risorse messe a disposizione e a quelle negate per altre “zone” della cultura, all’abbandono generale della memoria e soprattutto allo strano caso del Croce di Malta….

Entrambi ricordano che ne va di mezzo la nostra cultura, quella a cui la sinistra un tempo teneva moltissimo….

photoRoberto Danese  (professore di Filologia classica nell’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, dove insegna anche Letteratura e cinema e dirige il Master ‘Redattori per l’Informazione Culturale nei Media‘; è docente della Scuola di Dottorato in Storia, Archeologia e Antropologia del Mondo Antico presso l’Università di Siena)

Ormai conta solo quello che fa immagine e che costa poco, che fai con poca fatica e non impegna forze e mente. altrimenti non ci si spiegherebbe l’incuria programmata per musei, biblioteche, patrimoni che non sono ‘sgarbizzabili’. per cui meglio investire in sagre del raviolo dop o in risibili rievocazioni storiche che poi sono mercatoni di paese travestiti.

E’ un fatto di rispetto per le cose che valgono a prescindere, un rispetto che non c’è più. E’ lo stesso metro che si usa per giudicare oggi una ricerca scientifica: è buona solo se attira fondi, non se è fatta bene, quindi le scartoffie le buttiamo in un magazzino, perché tanto a vederle ci va meno gente che al Palio del golfo e poi tenerle lì e bene costa, e quanti voti ci procura un investimento del genere? E’ lo scadimento intellettuale e morale di una classe politica inquinata dal berlusconismo e dalle retoriche becere che piacciono sempre di più alla gente che crede ancora di scegliere. E la sinistra (o quella che si dice tale) si è pericolosamente o fatalmente adeguata a tutto ciò, macchiandosi di colpe ben più grandi.

Almeno gli altri il ‘me ne frego’ ce l’hanno nel dna e non gli si può imputare uno sputo in faccia alla loro storia.

10600542_10205485047099510_5799152331812684525_nBarbara Pellegrini (Giornalista professionista lavora a Milano da vent’anni. Ha frequentato le elementari, le medie e il liceo classico in Piazza Verdi. Studi universitari a Pisa e a Genova. Della sua città dice che una volta era brutta ma simpatica. Ora teme che la simpatia abbia fatto la fine dei muscoli).

Qui non vivo più, ma qui sono nata. Ma la sensazione, ogni volta che ritorno, è quella di essere “lost in La Spezia”. Mi mancano i pezzi della città, almeno quei pezzi importanti per me. Parto dai giardini: ora sono invasi dalle automobili. Una volta, anni fa, con il grillo (se non sei mai andato sul grillo non puoi dirti spezzino) potevi arrivare in fondo in fondo al viale. E sembrava di aver viaggiato all’infinito. C’erano anche i giochi e la pista per pattinare proprio di fronte al palazzo Croce di Malta. Mi manca Piazza Verdi quando negli Anni 80 tutti il mondo stava lì, seduto sugli scalini delle Poste. Mi manca Gino Patrone al Peola. Tornavo da scuola e lui era fisso al suo tavolino. Qualcuno si ricorda di lui? Di cosa ha scritto? Mah… Mi manca anche Via Prione: oggi molto negozi storici e non sono chiusi, a parte pochi coraggiosi che resistono.

In cambio, quando torno, cosa trovo? Tamburi, acrobati, i muscoli che muoiono a causa del dragaggio. Radici della memoria artificiali, ogm inseriti nel tessuto cittadino per sostituire quelle originali. Sradicamento totale. Tocco finale: i cinesi spaesati che percorrono il centro alla ricerca di qualcosa che forse una volta c’era. Ma essendo essi esperti di cancellazione del passato, magari a La Spezia si sentono un po’ a casa loro. Io no, purtroppo. Non più.

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