Laspeziaoggi incontra Paolo Logli. In anteprima l’autore televisivo e teatrale spezzino racconta il suo nuovo film con Beppe Fiorello

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Incontriamo Paolo Logli di passaggio tra Roma e la Lunigiana, per l’esattezza a Cadimare per il tradizionale appuntamento con la Sagra ideata dal padre (e che ora ha il fratello Massimiliano tra gli organizzatori) e gli chiediamo di parlare delle sue nuove produzioni.

Paolo Logli ama gli scorci della Spezia, le insenature del Golfo dei Poeti ma ama anche la Sardegna a cui è legato per motivi familiari dove ha ambientato racconti e storie. Prolifico, autore di successo, una delle menti più creative che mi sia mai capitato di conoscere, Logli passa da un telefilm da record di ascolti a seguitissimi spettacoli teatrali di ricerca, sperimentando da un lato forme originali di scrittura e dall’altro proponendo tematiche sociali per il pubblico televisivo. Suoi sono i telefilm Rai interpretati da Beppe Fiorello L’oro di Scampia e Il ragazzo della domenica campioni di audience, parliamo di oltre sei milioni di telespettatori.

Dopo questi giorni di ferie spezzine Logli andrà in Sicilia a fare i primi sopralluoghi per il prossimo film televisivo  interpretato da Beppe Fiorello che lo ha voluto ancora, insieme con Alessandro Pondi, come sceneggiatore: l’attore siciliano darà anche lui personalmente un contributo al soggetto.

Logli ce ne dà un assaggio: sarà una storia di immigrati. Ma Logli ha avuto anche l’onore di essere scelto come autore per la kermesse estiva romana del Fontanone diretta da Enzo Aronica, nella suggestiva cornice del fontanone barocco del Gianicolo per il quale ha scritto una storia di donne all’epoca delle trincee sul Carso. E così tra spettacoli già in cartellone e musical con effetti speciali e 3D in fase di lavorazione, ci può stare anche la tournée per il romanzo Dura pioggia cadrà, ispirato al filone cavalleresco adattato ai giorni nostri, un convegno sul Medio Evo, antico amore e disciplina di laurea di Logli, mentre il palcoscenico per l’Orlando musicale deve attendere a causa di un infortunio del musicista.

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Insomma: Medioevo, Pop o contemporaneità tecnologica?

Paolo Logli: Ho parlato a un convegno di studi medioevali e ho scoperto che gli storici “laureati” (come diceva Montale) medioevali sono infarciti di cultura pop e ci siamo divertiti a parlare di fantascienza e rock e c’era tanta gente a sentirci. Gli interventi erano importanti ma non impegnativi come ci si aspetterebbe da un convegno, c’era un intervento molto interessante sull’immagine del Medio Evo nella propaganda fascista e poi in quella americana dopo la liberazione. E’ veramente un’ottica apertissima. Ai miei tempi gli studi medioevali non erano così “spalancati”. Il pop è una filosofia, è un elemento della nostra cultura, imprescindibile, ma chiaramente usare il pop per fare divulgazione va bene, se è fine a se stesso no … Quanto alle tecnologie, con il nuovo musical sulla figura di Emilio Salgari lo scrittore per ragazzi, mi vado a misurare 5 anni dopo Il pianeta proibito (con Lorella Cuccarini ndr) con le tecnologie per il teatro, videomapping e 3D. La produzione è di Francesco Tagliabue, ora abbiamo una prima stesura del testo, abbiamo fatto i primi incontri col musicista e varie società che fanno proiezioni 3D per le scenografie. Abbiamo contattato Brachetti per vedere di mischiare tecnologia e clownerie e non avere solo “dispendio tecnologico” ma un vero supporto creativo.

Con le tecnologie avevo fatto una bella sperimentazione con Luca Violini (attore, doppiatore e regista, ndr), con pochi mezzi ma molto efficaci, lavorando con microfoni e luci cercando di sperimentare con la scrittura e con la spazializzazione del suono. La sperimentazione è interessante ma devi avere delle idee taglienti. Con Luca Violini per mettere in scena Avalon dentro il castello del Conero usammo 12 leggii e 12 microfoni con localizzazione spaziale diversa, e io ho scritto la parte per ciascuno di questi 12 microfoni a cui corrispondeva un personaggio con un effetti sonori e di voci diversi. 

Anna Monteverdi: Il tuo prossimo film per la televisione ti vede ancora insieme con Beppe Fiorello su una tematica molto attuale e drammatica..

Paolo Logli: C’è un tale scambio di suggestioni con Beppe! Lo ammiro, potrebbe fare le storie d’amore come fanno altri e avere comunque successo, invece si rimette in gioco ogni volta con storie dure; ed è sempre attento alle tematiche come per L’Oro di Scampia (sulla storia del campione olimpico di judo a Sydney 2000 Pino Maddaloni e di suo padre Giovanni che gestisce una struttura sportiva nel cuore di Scampia allenando i ragazzi del quartiere, ndr). Questa è una storia dura, di immigrazione e ammiro Beppe perché fa valere il suo peso contrattuale nel convincere la Rai ad affrontare questi temi. Senza di lui non sarebbe semplice far passare queste storie.

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Anna Monteverdi: Ci sono altri registi che stanno affrontando questa tematica così drammatica e attuale?

Paolo Logli: Marco Pontecorvo, il regista de L’oro di Scampia sta facendo una cosa sul canale di Sicilia e sui migranti, anche lui sta affrontando l’argomento, non so se siamo gli unici, certamente è più facile scrivere commedie rosa per la Tv piuttosto che temi sociali. Ma questo è uno dei motivi per cui ammiro sinceramente Beppe.

Anna Monteverdi: Però in questo periodo ti sei dedicato anche molto al teatro. Un teatro che parla della prima guerra mondiale…

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Paolo Logli: Si,il teatro è la passione a cui ritorno sempre più spesso. Ho voglia di aumentare il mio impegno sul teatro, voglio scrivere di più. E’ una buon finestra per la creatività il teatro, un luogo dove sfogarsi senza troppe zavorre, hai più libertà nella scelta delle storie.  Parlo della Prima guerra mondiale in due spettacoli. Uno con Luca Violini dal titolo 1915-1918 …1261 giorni di guerra; pochi giorni fa era in scena alla Mole Vanvitelliana ad Ancona ed è la storia di un postino che consegna lettere (mi sono ispirato spudoratamente a Spoon river!) e ogni lettera è una voce e una storia di guerra. L’altro spettacolo, Un attimo prima, l’ho scritto per Claudia Campagnola e Nora Martelli, specificatamente per FontanoneEstate che fa ogni anno un’ottima programmazione estiva di qualità. Norma è una regista coraggiosa, ha una sua compagnia e una sua produzione e  lavora su cose divergenti cioè non immediatamente di cassetta e così abbiamo cominciato a coltivare l’idea di una cosa insieme. Io avevo già dei materiali sulla Prima guerra mondiale su cui volevo scrivere. Enrico Blatti ha scritto le musiche di scena.

Anna Monteverdi: Qual è il tema dello spettacolo?

Paolo Logli: Le portatrici carniche, un corpo paramilitare femminile, che in realtà erano contadine, reclutate nella guerra per portare proiettili, munizioni e cibo in trincea sul Carso, da dove erano dislocati i magazzini e i depositi militari, fino alla linea del fronte in montagna dove gli uomini combattevano. Per raggiungere le trincee loro andavano e venivano con queste gerle…Mi ha colpito questa idea dell’andare su e giù della montagna tutti i giorni contrapposta con l’immobilità della trincea… La leva era localizzata, in trincea c’era quindi gente di quella valle, magari quelle donne avevano mariti e padri lì…Ho fatto una lunga ricerca, ho visto vecchie interviste video con alcune di queste donne che raccontano, con quel fatalismo bello, contadino… in rete c’erano parecchie cose utili e lo stesso musicista Enrico Blatti, che si diletta di storia della prima guerra mondiale, mi ha dato alcuni documenti. Ho raccontato il rapporto con i boschi e la natura, quelle donne non conoscevano la storia e geografia ma conoscevano i crinali, i fiumi, le valli.

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