L’affaire Croce di Malta. Un patrimonio pagato dai cittadini e portato via dalle Istituzioni?

Facciamo un po’ di storia in pillole. Era il dopoguerra e l’Ente Provinciale del Turismo che all’epoca dipendeva dal Ministero del turismo e dello spettacolo, autorizzò l’acquisto dell’appartamento dentro l’ Albergo Reale CROCE DI MALTA ai Giardini Pubblici; sino al dopoguerra l’EPT era presso la Camera di commercio che a quel tempo si occupava anche di turismo. Quando l’Ente si distaccò comprò la prima parte della sede, il presidente era Naef. Per il secondo acquisto era Presidente l’avvocato Carlo Tricerri che pensò di dare una maggiore visibilità alla struttura pubblica comprando tutto il fronte mare: l’intero piano e la meravigliosa terrazza.

Ma forse non tutti sanno che lo stabile, ampio e di pregio, fu acquistato come EPT con l’imposta di soggiorno che fu applicata ai commercianti, agli albergatori, ai ristoratori e a tutti quelli che fruivano del turismo. In sostanza la struttura fu pagata e mantenuta con i soldi dei cittadini, artigiani, aziende che ricevevano in cambio una struttura che organizzava manifestazioni, promuoveva il territorio, pubblicava libri, mappe e forniva ai turisti ogni genere di informazione. Lucia Solaro che in questa sede è rimasta  oltre 40 anni, si spese in più di un’occasione, voce unica e inascoltata delle istituzioni pubbliche, affinché rimanesse agli spezzini. Ma come sappiamo, l’appartamento è stato messo in vendita.

Lì dentro non c’erano solo uffici ma anche gli ARCHIVI STORICI DEL TURISMO risalenti agli inizi del Novecento. Manifesti, locandine delle Aziende autonome di Cura, Soggiorno e Turismo, operanti dal 1927, i libri illustrati degli anni ’10 e addirittura i vecchi registri dei primi alberghi della Provincia. Lo racconta la mostra del 2008 al Camec Turismo d’autore alla Spezia e in Liguria. Di questo patrimonio artistico e di questa memoria storica della Spezia ne diventa padrona  la Regione Liguria dopo il 2006, pur catalogando i materiali.

In questi giorni il Sindaco che è anche presidente della Provincia o di quel che ne resta, si spende moltissimo a ricordarci qual è la nostra storia, proponendoci la bizzarra carnevalata di eventi del Palio, mentre noi continuiamo a credere che la Storia della città stia da un’altra parte, quella che in questi mesi viene imballata, inscatolata e portata a Genova. Eh si, perché qualcuno ci avrà pure creduto alla favola che eliminare le Province significasse solo ottimizzare spazi e costi, ma noi lo sapevamo che questo processo di “esproprio” anche se tecnicamente si chiama “passaggio di competenze”, del patrimonio immobiliare, avrebbe avuto una tragica conseguenza di cui proprio la vicenda del Croce di Malta è assai emblematica.

Ritorniamo alla storia. Le APT vengono sciolte, le competenze passano di mano, Regione e amministrazione provinciale  e da lì il processo che abbiamo descritto sopra era già visibile nei suoi drammatici scenari senza che nessuno dei nostri amministratori facesse qualcosa per impedirlo, anche solo una campagna di comunicazione per informare i cittadini.

Ma prima che la situazione precipitasse chi dirigeva l’APT all’epoca, prevedendo il tracollo, mette al sicuro la collezione dei quadri del Premio del Golfo e fa una donazione di 260 opere alla città, ora collezione Camec. Prima che, come in una comica alla Stanlio e Ollio, gli uffici si vedano portare via verso nuovi lidi genovesi, il quadro di Guttuso I cercatori di granchi, la collezione Raimondi di acquerelli del Golfo dei Poeti, i quadri di Sivori, Rosai ecc.

Intanto viene creata l’associazione Tuttifrutti dall’assessore Barli attento all’agricoltura e ai prodotti tipici e che promuove iniziative enogastronomiche lasciando poi, la direzione a Marino Fiasella. E il Croce Di Malta? E’ a disposizione dell’associazione che, a differenza di chi dirigeva il turismo prima, ha poco a cuore l’arte e la storia privilegiando la Liguria da bere e da mangiare.

Siamo sicuri che tutto ciò che è stato prelevato per andare a rimpinguare le magre casse della Regione, con buona pace della nostra Storia civica, sia stato scrupolosamente catalogato dai nostri uffici e si sappia con certezza quale sia la destinazione? Come mai questo silenzio da parte di chi dirige la cultura?

Intanto quello che verrà a mancare, una volta che verranno prelevate anche le sedie e i telefoni, sarà la funzione storica del luogo che andrà decisamente a essere stravolta fino a scomparire per sempre perché la Regione ha messo in vendita l’appartamento; il vincolo ad uso ufficio vale sino al 2017.  Ad oggi il prezzo non sembra essere conveniente anche se pare ci sia stata già una dimostrazione di interesse da parte di un privato per farne 4 appartamenti, ma il rischio di perdere uno dei posti più rappresentativi della città è alle porte.

E in tutto questo nessuno dei nostri amministratori ha sollevato una voce, nessuno ha gridato allo scandalo, nessuno si è messo di traverso. Possiamo immaginare che questo luogo possa tornare a essere “abitato” dalla cultura, vivificato dalla presenza di artisti, di mostre e iniziative considerata l’assenza di spazi preposti a questo in città?

Possiamo immaginare lì una “casa della cultura” dove la città ritrovi il senso del territorio fuori dal folclore e dalla banalità che ci viene propagandata quotidianamente, dandogli una veste onorevole e più consona alla sua gloriosa storia?

Possiamo sperare che questo pezzo della nostra memoria collettiva, rimanga ancora a disposizione della comunità spezzina che di fatto scommettendo e lavorando sul turismo nascente, lo ha pagato di tasca propria?

Fino a quando continueranno queste operazioni di esproprio della nostra storia?

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