All’ombra dell’ultimo sole di Alberto Bonfigli. Recensione di Daniele Ceccarini

Alberto Bonfigli scrive raccontando la realtà che incontra nella vita, si tratta di situazioni reali, che ha vissuto, di riflessione personali su singoli fatti e i protagonisti. L’Autore nella prefazione introducendo i sette racconti parla di sé e della sua condizione di uomo attento a cogliere le innumerevoli suggestioni che fornisce l’ambiente, solo per il fatto di essere animali pensanti. E riconosce i limiti della condizione umana , poiché, in fondo, non siamo poi così attenti ai messaggi che provengono dal continuo interloquire tra la natura e noi stessi. Da questi presupposti apparentemente contraddittori nascono i sette racconti, tutti incentrati su un’osservazione acuta della realtà. Così nell’Esecuzione, la morte di un tranquillo professore è presentata sottotono, ma in tutta la sua drammaticità. L’attenzione dello scrittore si incentra tutta sugli altri, sull’indifferenza che segue la vicenda della morte. Gli esseri umani con cui il professore era in contatto sono distratti, non si preoccupano, sono distratti da banali vicende personali. La tragedia non è la morte, ma l’assenza di sentimenti delle persone che aveva vicino. Lui è morto, ma a loro non importa nulla. Un esercizio incredibile di trasposizione della tragedia nell’indifferenza collettiva verso la vita degli altri. Così L’ultimo Natale lascia l’amaro in bocca il triste risveglio del protagonista, quando la nipotina lo richiama alla realtà. E’ il rimpianto di non aver capito il senso della vita e di essere rimasti chiusi nel proprio egoismo senza riuscire ad amare. E ancora il  rimprovero verso La Madonna ripudiata, dove nel dialogo serrato tra la Madonna e il protagonista si riverbera la concezione di una fede che vuole materializzazioni in prove oggettive. Il protagonista non accetta la morte e rimprovera la Madonna, pieno di rancore si riprende il rosario e se ne va. E’ una situazione drammatica dove la religione e la fede sono costruiti con la miopia del quotidiano: l’uomo non accetta un disegno più grande della vita dove anche la morte trova la liberazione nella forza salvifica di Dio, ma costituisce la mercantile contropartita di un do ut des. Sono sentimenti semplici e immediati che si ritrovano nella amorevole descrizione con cui Alberto descrive l’affetto di Edoardo verso la madre anziana alla quale dice con amore “Non temere, non avere questo terrore. Nessuno mai potrà entrare in questa casa per assalirti e ucciderti“, dove Alberto osserva “occuparsi di una persona disabile non è certamente una  passeggiata, ma nemmeno un onere troppo gravoso se escludiamo il tempo” o nei semplici desideri di un rapinatore sequestratore che si accontenta di poche cose prima di arrendersi alle forze dell’ordine. E ancora nella minuziosa descrizione del processo raccontato ne La sentenza o la confessione che
travolge una tranquilla moglie. La conclusione di ogni racconto è sempre a sorpresa, contro ogni aspettativa. Un libro semplice, immediato di lettura piacevole e interessante.

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