Un’estate al mare troppo breve: Giuni Russo

Ogni estate, si sa, è accompagnata da un tormentone musicale. Anni fa spadroneggiava il Disco per l’Estate oppure il Cantagiro. In seguito, con l’avvento delle radio private e dei video musicali, l’offerta si è ampliata a dismisura. Qualcuno ricorderà le canzoni che spopolavano nei mesi estivi tipo Gloria di Tozzi, Vamos a la playa dei Righeira e, negli ultimi anni, quelle più o meno insopportabili canzoncine rigorosamente in spagnolo.

Per imposizione della casa discografica, Giuni Russo dovette sottostare alla logica commerciale, era il 1982 quando ovunque, nelle radio e nei juke-box si ascoltava “Un’estate al mare”. La cantante palermitana nacque nel ’51 in una famiglia dove la musica era di casa, la madre era soprano, e a soli 16 anni vinse il Festival di Castrocaro con la celebre “A chi” di Fausto Leali. La sua carriera musicale è stata costellata da numerose costrizioni, con una vita tutta in salita ed una morte precoce che l’attendeva sullo sfondo. Diciassettenne, viene catapultata sulla ribalta del Festival di Sanremo, allora usava ancora il proprio nome, Giusy Romeo, con risultati deludenti. Escono altri 45 giri che, non essendo di facile presa, passano piuttosto inosservati, decide quindi di trasferirsi a Milano, siamo nel 1969. Qui avviene il primo importante incontro con la musicista Maria Antonietta Sisini che collaborerà con lei, in veste di produttrice e coautrice, fino alla fine. La gavetta dell’artista siciliana consiste nel partecipare in veste di corista ed autrice a vari lavori di altri interpreti tra i quali Celentano, Rita Pavone, la Zanicchi ed altri ancora. Il singolo “Soli noi” in Italia passa inosservato ma ottiene un insperato successo in Francia e proprio oltralpe le si spalanca l’opportunità di dare una svolta decisiva alla propria carriera. Giuni è però demotivata dal sentirsi incompresa in patria da troppo tempo e rinuncia a firmare il contratto con la RCA parigina. La sorte ha per lei in serbo l’incontro fondamentale con Franco Battiato. L’emergente suo conterraneo, capisce le sue potenzialità interpretative e ne apprezza la potente timbrica vocale, i due sono accomunati dal bisogno di sperimentare e danno il via ad un sodalizio fortunato.

Dei tre brani che vengono confezionati per Giuni, uno si chiama “L’addio”: “Con te dietro la finestra guardavamo le rondini sfrecciare in alto in verticale, ogni tanto un aquilone nell’aria curva dava obliquità a quel tempo…”. La “mano” di Battiato si sente, Caterina Caselli è entusiasta del nuovo corso di Giuni che firma un contratto con la CGD e sforna l’album “Energie”. Un lavoro, questo, che valorizza appieno i suoi virtuosismi vocali e l’esplorazione di nuovi orizzonti sonori, avanguardia pura, testi complessi e profondi. In questa fase avvengono numerosi passaggi televisivi e partecipazioni ad eventi musicali ma la casa discografica punta al successo di massa. E’ quindi il momento della succitata “Un’estate al mare”, grandi vendite e popolarità alle stelle, tuttavia, Giuni intende tornare velocemente a brani impegnati ed in parte ci riesce con un nuovo album contenente la splendida “L’oracolo di Delfi” e “Abbronzate dai miraggi”: “Speriamo ricominci presto la scuola, speriamo che ci insegnino ad arrossire. Donne troppo indipendenti, abbronzate dai miraggi…”.  A questo punto la casa discografica non ci sta, le vengono imposti 45 giri commerciali, la promessa di tornare a Sanremo non viene mantenuta per rilanciare Patty Pravo ed altre situazioni che portano gradualmente all’allontanamento di Giuni che viene bollata come un’artista impossibile da gestire. Questo la isolerà dal music-system e solo in seguito verrà pubblicato l’altro successo di massa, “Alghero”, altro tormentone estivo dell’epoca. Con questo brano si chiude una pagina tormentata, consideriamo che gli anni ottanta sono stati quelli del disimpegno, dove bisognava bruciare le tappe e l’arrivismo la faceva da padrone. Il pubblico si dimentica in fretta di Giuni che si butta a capofitto in lavori sempre piu’ colti e raffinati. Album dove trova spazio la passione per la lirica, il jazz, le contaminazioni classiche, tematiche religiose e sacre come ad esempio le opere di Santa Teresa d’Avila, trasposizioni di San Giovanni della Croce, romanze e molto altro ancora. Il tutto, al di fuori dei circuiti mediatici se non in occasioni sporadiche come il ritorno a Sanremo con “Morirò d’amore “nel 2003: “Vento nei capelli e gli occhi al sole e richiami vigili nel cuore. Affidavo all’aria i miei pensieri, e le parole, le parole tue mi mancano…”. Vince il premio per il miglior arrangiamento, si esibisce sul palco dell’Ariston con il segnale inequivocabile dell’incipiente malattia, priva di capelli. Lavora fino all’ultimo e, appena compiuti i 53 anni, si spegne prematuramente. Come spesso accade, con la morte arrivano i riconoscimenti tardivi, tutti si prendono la briga di andare a scoprire i tanti piccoli gioielli fino a ieri snobbati. Una voce unica, un talento genuino, un’estate durata troppo poco…

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