Black bloc, le nuove tecniche di guerriglia

Chi sta in piazza e spesso li fronteggia se ne è reso conto immediatamente. Gli uomini del Reparto mobile della Polizia di Stato, della Digos e pochi altri hanno notato l’evoluzione. I famigerati black bloc, dalla manifestazione “No Expo” del primo maggio a Milano, hanno deciso di adottare nuove strategie e tecniche di guerriglia. Non era più sufficiente travisare il volto per evitare di essere individuati. Molti di loro, infatti, erano stati smascherati dalle riprese della polizia scientifica. Le telecamere Hd catturano ogni minimo particolare. D’altronde, è quasi impossibile sfuggire all’occhio attento degli esperti della Digos.
Ora i black bloc indossano e si tolgono gli indumenti neri, mescolandosi tra la folla e riapparendo all’improvviso, sempre compatti. Si mettono tute antipioggia o k-way e, dopo l’assalto, le tolgono di nuovo. Sfruttando la confusione, si rimescolano con gli altri manifestanti. Di solito, in città, lo fanno prima degli incroci, dove sferreranno il prossimo attacco.
Per difendersi dai lacrimogeni della polizia usano maschere antigas o spruzzano sul volto il Gaviscon, medicinale che, mescolato all’acqua, crea una patina sugli occhi, proteggendoli dai gas.
Ogni gruppo ha un suo capo. Formano una fila davanti con scudi e bastoni a protezione dei cosiddetti “lanciatori”. Questi ultimi sono muniti di fionde e lancia razzi.
Sembra di vedere i reparti inquadrati delle Forze dell’ordine. Anche i black bloc hanno i loro “giellisti” (dal Gl40, piccolo fucile usato dagli uomini del Reparto mobile per sparare lacrimogeni).
Durante gli scontri i capi formazione danno disposizioni. Sono militarmente coordinati e organizzati. Non appena c’è uno scollamento o un indietreggiamento dovuto alle cariche delle Forze dell’ordine, si sente addirittura urlare “tenete le posizioni“.
Quando decidono di terminare l’operazione, accendono i fumogeni per celare le loro mosse. Così riescono a far perdere le loro tracce, lasciando sull’asfalto gli indumenti usa e getta. Si sono trasformati in persone normali e distinguerle dagli altri manifestanti è impossibile.
Alcune di queste tecniche sono state utilizzate anche in Val di Susa.
Nelle ultime occasioni sono apparsi anche pericolosi fuochi d’artificio. Un poliziotto si lamenta e dice: “di questi dettagli nessuno ne parla. Ah già, non sono impugnati da agenti, carabinieri o finanzieri; sono artifici pirotecnici sparati contro di noi, ad altezza d’uomo, da teppisti mascherati, senza numero identificativo e perfettamente sconosciuti. Tutto normale. Va bene così”. Un altro uomo in divisa rincara la dose: “L’importante è che nessuno di loro torni a casa contuso o graffiato. Gli agenti possono tornare dalle loro famiglie feriti e ustionati. Sono i rischi del mestiere. Vergogna!”
Il malcontento continua a serpeggiare tra le Forze dell’ordine. Neppure il caldo africano riesce a sopirlo. Anzi, gli uomini in divisa si sentono ancora più vicini a quel continente, considerato che in questo momento sono costretti a controllare poveretti che provengono giustappunto dai deserti dell’Africa.
I black bloc, invece, saranno tornati nei loro campi di addestramento. Si fanno fotografare, con il volto coperto, seduti dietro i banchi di scuola. Nella pagina Facebook Black bloc Italia si legge: “Noi prendiamo di mira solo negozi e auto di lusso… il resto non ci appartiene“. State certi, però, presto torneranno, più allenati di prima, urlando “vesti scuro picchia duro“.

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