“Mai più pubblicità al gioco d’azzardo”. Lo chiede Donatella Albano (PD)

ROMA- È stato presentato al Senato il disegno di legge della Senatrice Donatella Albano del Partito Democratico che chiede l’assoluto divieto di qualsiasi forma di pubblicità commerciale, promozione o sponsorizzazione per i giochi con vincite in denaro. “Con i colleghi dell’intergruppo parlamentare contro il gioco d’azzardo abbiamo deciso di presentare in entrambi i rami del Parlamento questa proposta, che nasce sul modello del divieto di pubblicità per i prodotti del tabacco” afferma la Senatrice ligure,dal momento che l’OMS colloca le ludopatie tra i disturbi simili alle tossicodipendenze “. “Le fasce di popolazione maggiormente a rischio di incorrere nella ludopatia sono le fasce socialmente ed economicamente più deboli. Disoccupati, pensionati, persone in difficoltà economiche che pensano che con la facilità di poche giocate si possano risolvere molti dei loro problemi. Purtroppo i fatti di cronaca ci parlano spesso di fin dove possa spingersi, di quali gesti possa arrivare a compiere una persona colpita dal demone del gioco e dalla disperazione. La raccolta del gioco d’azzardo consiste in 80miliardi di euro per l’anno 2014, il 4% del PIL nazionale, il 12% della spesa delle famiglie italiane, con un gettito erariale di 8 miliardi di euro. Un business che conta all’attivo 400mila macchine per il gioco, 6mila punti gioco autorizzati, 15 milioni di giocatori abituali, di cui ben 3 milioni a rischio patologico e 800mila cui è già conclamata la ludopatia” continua la Albano, “la ludopatia è riconosciuta nei LEA a partire dal 2012, il costo sanitario annuale per la cura di chi è colpito dal gioco d’azzardo patologico ammonta a quasi 6 miliardi di euro. Ricordiamo che il gettito generato è di 8 miliardi. Questi sono numeri, dietro ai quali ci sono migliaia di persone che vivono autentici drammi.  Per questo occorre limitare fortemente l’immagine del giocatore come un modello di successo, come una persona che con il minimo sforzo riesce a ottenere solo il meglio dalla vita, presso i più giovani e le fasce socialmente più deboli”.

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