L’estate Pasolini: omaggi, spettacoli,mostre e concerti dedicati al grande poeta, scrittore e regista (Bologna 1922 – Ostia, Roma, 1975)

L’anno in cui ricorrono i 40 anni della morte di Pier Paolo Pasolini è anche l’anno dell’archiviazione dell’inchiesta sull’omicidio avvenuto all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975. L’estate italiana è ricca di omaggi al grandissimo poeta e artista, Si comincia con William Kentridge che immortala il cadavere di Pasolini al Padiglione Italia della Biennale di Venezia per il suo personale e accorato “Omaggio all’Italia”: i disegni preparatori a varie scale che il grande artista sudafricano ha esposto lasciano immaginare la potenza emotiva dell’opera quando, il prossimo anno, verrà realizzata a Piazza Tevere, lungo il tratto fluviale fra ponte Sisto e Ponte Mazzini.

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Fabrizio Gifuni già interprete del pluripremiato Na specie di cadavere lunghissimo del 2004 con regia di G. Bertolucci, a giugno al Teatro Franco Parenti ha realizzato un reading su “Ragazzi di vita”. “Leggere Pasolini è essere sempre esposti a quest’oscillazione tra vita e morte, per sempre legate(…) Difficile non leggere in questi fulminei frammenti quello che accadde dopo, giusto quarant’anni fa. Pasolini dissemina la sua opera di riflessioni sulla morte, riesce perfino a prefigurare la stessa immagine del suo assassinio». “

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Archivio Zeta:un gruppo teatrale della nuova generazione propongono il pasoliniano “Pilade / Campo dei rivoluzionari” al Festival di Volterra 2015 nella fabbrica di sale coinvolgendo gli operai in lotta contro i 193 licenziamenti. Così gli autori Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti. «Gli operai della Smith  pensavano che avessimo scritto noi quelle parole, per loro. Invece Pier Paolo Pasolini aveva già intuito, con la sua intelligenza, la fine del mondo industriale, di questo mondo industriale».

Così il critico Massimo Marino sul blog del Corriere: “Pioveva sale dall’alto, nella camera della fabbrica di minerale. E prima ancora donne e ragazzi chiamavano Pilade dagli angoli della struttura razionalistica della fabbrica in produzione, illuminata sullo sfondo. Un uomo antico, Pilade, camicia contadina, una coperta per difendersi dal freddo. Figure nere sui cumuli di sale”.

Il teatro delle Nuvole di Genova ha realizzato nell’aprile scorso per il Teatro Duse uno spettacolo con videoproiezioni e giochi di light painting (Liliana Iadeluca) dal titolo “Dedicato a Pier Paolo Pasolini. Paesaggi perduti”, elaborazione drammaturgica di Marco Romei da Pasolini; progetto, regia, interpretazione Franca Fioravanti; performing live Bernardo Russo. Il Teatro delle Nuvole è impegnato fin dagli anni Novanta nella ricerca del dialogo interlinguistico, che coinvolge la scrittura drammaturgica, la  ricerca sulla voce, la musica, l’arte visiva.  Mezzi e modi  diversi, ma nello stesso tempo accomunati dalla tensione etica, dato che gli artisti delle Nuvole tendono al recupero della memoria individuale e collettiva,  come testimonianza, strumento di lettura del presente, mezzo per portare alla luce il futuro rimasto nascosto nel nostro passato.

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Concert for Pasolini è l’omaggio in musica di Patty Smith che nel 2015 celebra i suoi 40 anni di attività, coincidenza che l’ha portata a questo omaggio al grande autore- Nel 1975 usciva infatti “Horses”, l’album con cui Patti Smith ha segnato una svolta epocale nella storia del punk rock.«Pier Paolo Pasolini, un meraviglioso spirito rivoluzionario figlio di questa terra» (Patti Smith. Udine. 5/12/2014).

Il decano della street art Ernest Pignon-Ernest riporta Pasolini nelle strade degradate e più povere di Napoli, dove il grande regista girò alcune scene del Decameron. La fa con la tecnica che lui ha inventato e che lo ha reso celebre in tutto il mondo, la carta disegnata incollata alle pareti; qualcuno ha parlato per questo intervento urbano che raffigura il grande artista che tiene tra le braccia se stesso, di “pietà laica”.

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Anche la 51esima edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro in giugno ha dedicato a Pasolini una tavola rotonda ‘Pasolini nostro contemporaneo, Pasolini pesarese’ con alcune immagini in anteprima da La macchinazione, il film di David Grieco sugli ultimi tre mesi di vita del poeta, interpretato da Massimo Ranieri.

Massimo Ranieri è Pier Paolo Pasolini nel film La macchinazione di D. Grieco
Massimo Ranieri è Pier Paolo Pasolini nel film La macchinazione di D. Grieco

L’uscita del film sarà preceduta, il 27 agosto, dalla pubblicazione del libro di Grieco per Rizzoli intitolato La Macchinazione “Il libro inizia dove il film finisce, anche se nel tempo ho maturato la consapevolezza che solo il cinema, potesse raccontare davvero gli ultimi tre mesi della vita di Pasolini.” Spiega David Grieco “Alcuni dettagli e lacune della vicenda potevano essere superati solo tramite delle invenzioni: il mio approccio è stato lo stesso di Oliver Stone per JFK facendo delle forzature, ovvero collegando delle cose che, apparentemente, non sembrano collegabili tra loro. Un processo che può avvenire solo tramite la finzione cinematografica.”(fonte GLOBALIST).

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Foto locandina Jacopo Benassi

Alla Spezia due omaggi estivi a Pasolini, il primo in forma di spettacolo con regia di Tony Garbini (Teatro Ocra) e Angela Teodori che ha debuttato a luglio al festival LUNARIA al castello di Malgrate in Lunigiana con Pazzi della quieta felicità di vivere ancora; straordinaria la fotografia per la locandina a firma di Jacopo Benassi. Protagonisti gli stralunati personaggi del film La terra vista dalla luna, episodio cinematografico poco conosciuto di Pasolini, con interprete un clownesco Totò (interpretato da Gianluca Pezzino) con il compare Ninetto Davoli (Davide Grossi) alla ricerca  di chi possa sostituire l’amata e defunta moglie e madre Crisantema. Trovano la donna ideale nella sordomuta Assurdina dai capelli verdi (Angela Teodori). La recita si svolge attraverso una serie di gag e di gestualità quasi da avanspettacolo che riportano all’atmosfera grottesca e comica insieme del film, sottolineati dal potente violoncello live di Julia Kent e dalle suggestioni in forma di suoni, parole e canto di Patrizia Oliva; il fantasma di Pasolini si palesa anche negli abiti che, come sudari, riportano il suo volto e i titoli delle sue opere (Le ceneri di Gramsci) come se i costumi fossero pitture viventi (a firma di Lorenzo D’Anteo) marchiate nel corpo a futura memoria. Come tableaux vivant altri personaggi dell’immaginario pasoliniano appaiono come fantasmi resuscitati dai suoi film, Medea (Cecilia Malatesta) e la Signora Vaccari (Daniela Casciari). In uno scomposto mosaico di suoni, musica e parole in un connubbio davvero d’avanguardia che ci riporta alle atmosfere del teatro degli anni Settanta, è il presentatore (Tony Garbini) a riunire le fila della narrazione guidando il pubblico sotto la finestra del Castello (in realtà un ponte) dove Assurdina suicida, forse muore o forse no. Uno spettacolo che nasce da una profonda passione di Garbini per il Pasolini politico che amava anche percorrere quella cultura popolare di cui questo mondo favolistico che trascende la morte è uno degli esempi.

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Il secondo omaggio spezzino è la mostra delle fotografie di Mario Dondero ospitata allo SPAZIO BOSS dei Giardini pubblici in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa inaugurata il 25 luglio. Sono presenti alcune fotografie storiche come quelle con la madre Susanna, con Moravia e Laura Betti, e quelle dal set de La ricotta, La rabbia e Comizi d’amore.  A proposito degli scatti di questa mostra e sul sodalizio artistico negli anni Sessanta tra Dondero e Pasolini, scrive il critico Angela Felice (Pasolini  e il fotografo Dondero. Scatti amorosi): “Sono anni vitali e cruciali, dunque, chiaroscurati tra un’incombente e lucida riflessione sulla “fine della Storia” e uno slancio volontaristico verso l’Utopia, anni ansiosi nel cercare e costruire modalità e forme nuove di testimonianza e di intervento. E perciò sono anni di cinema, in cui, da regista, Pasolini ambisce a riversare un animus febbrile di sperimentatore linguistico e di rottura formale, dall’alto o dal basso di un’assoluta verginità tecnica, digiuno com’era di formazione cinematografica e al più attrezzato di occasionali incursioni (ma, s’immagina, quanto voraci) sui set. E così lo cattura l’occhio morbido di Mario Dondero, magnifico fotografo della scena pubblica degli anni Sessanta, a Milano e a Roma, di cui lo “scatto”, con nonchalance spontanea, quasi refrattaria alla formalizzazione estetizzante in sé, fissa i valori affettivi e umani, nel momento stesso in cui ne restituisce una formidabile galleria documentaria: di un clima culturale, di una tensione intellettuale e politica condivisa, di una rete di relazioni interne a tutta una comunità”.

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