Effe di Domodossola: Alberto Fortis

Un destino comune lega molti artisti e cantanti, ossia il fatto di essere ricordati essenzialmente per una specifica canzone. Nel caso di Alberto Fortis, parliamo ovviamente de “La sedia di lillà”. Non che questo sia poi un male, intendiamoci, ma chissà quanti ascoltatori di musica rimarrebbero colpiti da molti altri brani del cantautore di Domodossola. Una cittadina fuori dal mondo e fuori dal tempo, con ancora antiche case in sasso, come quella lunga fila, tutte allineate, dai comignoli lunghissimi, che si vedono arrivando dalla bassa valle. Un posto dove ancora oggi, le donne anziane scendono dai paesi per andare al mercato vestite con gli abiti tradizionali dell’antica popolazione valser. Un luogo particolare e poco conosciuto se non fosse che, nello spelling italiano, viene sempre citato per la famosa “D”, stessa sorte che è toccata ad Empoli e Otranto. Il giovane Alberto completa qui gli studi e poi si sposta a Genova per frequentare l’università, ma la passione per la musica lo spinge ben presto a trasferirsi a Roma in cerca di fortuna. Nella capitale subisce la stessa sorte che spetta a tanti giovani di belle speranze rimanendo invano in attesa che la casa discografica li prenda seriamente in considerazione.

La rabbia e la delusione verso quel mondo illusorio, lo portano a scrivere due dei suoi brani più celebri, “Milano e Vincenzo” e “A voi romani”.
La prima è riferita al discografico Vincenzo Micocci, il motivo è quello di cui si diceva sopra : “Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere, oh Vincenzo io ti ammazzerò perché, perché non sai decidere…”.
Il secondo brano suscitò molte polemiche e fece scalpore, in seguito venne interpretato anche come un’invettiva leghista ante-litteram. In realtà, come spiegato dallo stesso Fortis varie volte, si trattava di uno sfogo, seppur assai pungente e duro, nei confronti del potere e della burocrazia. Tuttavia, i due brani vennero boicottati dai canali nazionali mentre furoreggiavano sulle emittenti private, dando così una grande popolarità al cantautore piemontese: “ Io vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti, distruttori di finanze nati stanchi. Siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente, io ti odio grande Roma decadente…”.

 Questo primo album, Alberto Fortis, vede la partecipazione della Premiata Forneria Marconi e la produzione di Alberto Salerno, marito di Mara Maionchi. Oltre ai succitati brani, contiene le brillanti “La pazienza” e “Nuda e senza seno”, e la suggestiva, emozionante, “Il Duomo di notte”: “…differenza tra pietre e le voglie di un uomo che ha per vita una gabbia, liberata dal sesso, gonfia di verità, partorita con gioia nel lontano ricordo…”. Ma il brano in assoluto di maggior successo è quella “sedia di lillà” della quale si parlava all’inizio. E’ un brano intenso e drammatico dove si narra del suicidio di una persona costretta sulla sedia a rotelle, ma che contiene anche riferimenti ad un amore sofferto e ad amicizie tradite: “…sono andato a casa sua, sono andato con i fiori, mi hanno detto che era uscito, che era andato a passeggiare. Ma vedevo un’ ombra appesa, la vedevo dondolare, l’ombra non voleva stare… sulla sedia di lillà”. L’incedere melodico rende perfettamente la drammaticità del testo che è quanto di più amaro e nello stesso tempo delicato si possa immaginare. Fortis si cimenta nel cinema con una parte nel film Liquirizia di Samperi e sforna il secondo album “Tra demonio e santità”, che contiene “T’innamori”: “T’innamori, t’innamori, finalmente t’innamori. Con la luce, con i fiori, senza buio t’innamori…”.  Un concept-album che non bisserà il successo d’esordio. Successo che invece gli arriderà con il seguente “La grande grotta” dove troviamo un altro evergreen ossia “Settembre” :” Ahi settembre tornerò, sono pronto tocca a me, l’aria fresca soffierà, l’armatura non l’avrò, ahi settembre partirò… Altro pezzo di grande suggestione è “La nena del Salvador” e la profetica “Riso”, sul dominio cinese nel mondo. Questo album nasce dopo una vacanza negli Usa e vede ai cori l’allora fidanzata Rossana Casale, romantica e sottovalutata cantante. IL quarto album, “Fragole infinite”, vuole parafrasare, nel titolo, la celeberrima Strawberry fields forever dei Beatles. Da ricordare il brano “Neve”, altro capolavoro: “…se domani scenderò dillo solo a chi credi capirà, nel segreto vincerai, cosi’ bianco, credi, fiorirai…”. Dopo questo album, di Alberto Fortis si perdono le tracce per un certo periodo. Torna negli States, produce alcune raccolte, altri album senza grandi riscontri commerciali e partecipa a vari programmi televisivi classificandosi terzo al reality Music farm. Un artista che ha goduto di popolarità a sprazzi ma che vanta un seguito fedele di appassionati e che non ha mai ceduto al banalmente commerciale. Un artista coerente ed originale che merita di essere approfondito e riscoperto dalle nuove generazioni.

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