“Palermo ha ucciso suo figlio”. Salvatore Borsellino commuove Via D’Amelio

PALERMO- Ha il viso stanco e tirato, Salvatore Borsellino, e la voce che a tratti si affievolisce, ma la sua forza e la sua sete di giustizia commuovono Via D’Amelio, come ogni anno. Salvatore è sempre lì, pronto ad accogliere con un abbraccio gi agenti delle scorte che leggono le loro lettere indirizzate ai colleghi, a quelli che diedero la vita in Via D’Amelio e a Capaci, 23 anni fa. “Palermo ha ucciso suo figlio, Palermo scanna i suoi figli“, dice. Un figlio, Paolo, che imparò ad amare la sua città, che non gli piaceva, per poterla cambiare. A Salvatore, fondatore e simbolo del Movimento delle Agende Rosse, quest’anno è toccata anche l’incombenza di leggere la bellissima “Giudice Paolo“, a causa dell’assenza di Marilena Monti. E le Agende Rosse di tutta Italia si stringono attorno a lui, attorno ai parenti degli “Angeli di Paolo“, attorno ai magistrati che hanno raccolto la pesante eredità di Falcone e Borsellino. Tra le lacrime, i ricordi, le agende rosse levate al cielo, è passato anche un altro 19 luglio. Il ventitreesimo senza verità né giustizia. E’ passato anche questo anniversario, forse il più duro (come hanno detto in tanti), per le polemiche legate alla questione Crocetta-Tutino. 

La commemorazione, però, continua. Lunedì 20 le Agende Rosse chiudono con la classica acchianata al Monte Pellegrino. Partenza alle 9 da Via D’Amelio: all’arrivo verranno consegnate le tessere Agende Rosse.

palermo.repubblica.it

 

Advertisements
Annunci
Annunci