Crocetta/Borsellino. La cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo. Quando l’opinione pubblica viene scientemente distratta dalla realtà.

In giorni come questi stupisce come intercettazioni presunte attendibili siano riuscite a metterne altre, invece accreditate, in secondo piano all’occhio dei media. Tant’è che i dialoghi tra Renzi e il generale della Guardia di Finanza Adinolfi, intercettati, anche in questo caso, dai carabinieri del Nas, appartengono alla realtà delle indagini. Maria Elena Boschi, nella circostanza, le avrebbe addirittura definite “fantasy”; e si capisce lo sforzo della ministra, poiché oltre a essere reali, queste intercettazioni riguardano la ricattabilità di Napolitano e presunti intrighi messi in atto da Renzi per andare al potere.

Dunque, a voler proprio scheggiare il capello, si è cercato di distogliere l’opinione pubblica da un caso che riguarda la presidenza del Consiglio, erigendone ad hoc un altro su un basamento di carta pesta. Infatti, l’ipotetica intercettazione del 2013 (tra Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, parlando di Lucia Borsellino), il cui “audio è sporco a causa di alcune interferenze“, della quale Procura e Carabinieri (Nas) ne smentiscono l’esistenza, si baserebbe su un silenzio.

Mettendo da parte il licenziamento dall’ufficio stampa della Regione Sicilia dell’autore dell’articolo, è interessante leggere quello che scrive un attento osservatore come Giulio Cavalli: “In Sicilia qualcosa non mi torna. Insomma: L’Espresso riferisce di una frase pronunciata a (non da ma a) Rosario Crocetta su Lucia Borsellino (…). Crocetta si auto sospende e dichiara di non averla nemmeno sentita, di sicuro. Lo Voi (Procuratore capo di Palermo) smentisce che esista un’interpretazione del genere. L’Espresso risponde che invece l’intercettazione esiste. Qualcuno tra L’Espresso e Il Procuratore di Palermo sta dichiarando il falso“.

Giulio Cavalli, infine, pone alcune domande “E a chi giova? E perché se l’intercettazione se è del 2013 non è uscita prima? E chi avrebbe interesse su uno strafalcione di Lo Voi magari “spinto” a prendere una posizione sbagliata? E perché Crocetta avrebbe difeso sempre a spada tratta Lucia Borsellino? Vedremo“.

Appunto, vedremo. Una cosa è certa: veleni, corvi e, soprattutto, pupari continuano a imperversare nella terra siciliana. Per non parlare poi della memoria corta, vizio di molti. Qualcuno, anni fa, lanciò uno slogan che fece epoca: “Il sospetto è l’anticamera della verità“. Era Leoluca Orlando, l’attuale sindaco di Palermo, l’altro ieri seduto accanto al Presidente Mattarella, durante la cerimonia organizzata dall’Anm nell’aula magna della Corte d’Appello di Palermo. Quando Leoluca Orlando, nel maggio del 1990, pronunciò quella famosa frase, qualcun altro gli rispose: “Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, la cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo…Io sono in grado di resistere, ma altri colleghi un po’ meno. Io vorrei che vedeste che tipo di atmosfera c’è per adesso a Palermo“. Quel qualcun altro rispondeva al nome di Giovanni Falcone.

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