Papa Francesco e le scuse ai Valdesi: intervista al Pastore Stretti

La Chiesa Valdese fu scomunicata dalla Chiesa Cattolica nel 1215, con il IV Concilio Lateranense (presieduto da Papa Innocenzo III). Da quel momento i Valdesi furono oggetto di persecuzioni (si stima che ne siano morti almeno 40mila). Lo scorso 22 giugno, a Torino, Papa Francesco ha incontrato i Valdesi e ha chiesto ufficialmente scusa, a nome della Chiesa Cattolica, per le persecuzioni. Su questo evento abbiamo intervistato il Pastore Stretti, della comunità valdese.

Pastore Stretti, dopo 800 anni il Papa della Chiesa cattolica visita un tempio valdese. E’ stato un incontro storico, con la richiesta di perdono del Papa ai Valdesi per le persecuzioni fatte dalla Chiesa di Roma nei confronti dei seguaci di Pietro Valdo. Come ha vissuto lei questo incontro?
E’ stato un fatto eccezionale: è stato il Primo Papa a compiere questo gesto. Ci aveva chiesto scusa il Cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, ma capisce, il peso è diverso. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica. E’ stato davvero un fatto storico.

Quali sono state le reazioni della comunità evangelica ligure e spezzina a questo incontro?
Positive, senza dubbio: la nostra comunità ha pagato in termini di migliaia di morti, a causa dell’Inquisizione e le scuse, arrivate dopo 8 secoli, non possono che far piacere.

Cosa l’ha colpita di Papa Francesco? Questo Papa è “accusato” di essere frutto solo di un’operazione di marketing per una Chiesa che era un po’ in crisi. Lei cosa ne pensa?
L’ho conosciuto quando era arcivescovo di Buenos Aires e quello che mi colpisce di lui è l’immediatezza, il suo carattere franco. Per me è sincero, lo accusano di essere populista, di volersi accattivare le simpatie, ma per me non è vero. Lui è proprio così. Pensi che occupa due giorni alla settimana a telefonare ai fedeli, secondo i vari fusi orari del mondo, risponde personalmente alle lettere e, al bisogno, invia 500 euro alle persone. Non l’aveva mai fatto nessuno. In parte credo che derivi dal suo essere sudamericano: là il clero è molto più vicino alla gente, in Italia invece c’è più distacco.

Sicuramente l’evento porterà un avanzamento nel cammino ecumenico. Nella nostra città, che ha un cammino ecumenico “antico”, quali potranno essere i frutti?
L’ecumenismo spezzino nasce nel 1967, con Padre Candido da Pozzo, della Chiesa di San Domenico di Guzman, oggi scomparso, ed è stato portato avanti negli anni da Don Dino Viviani (anch’egli deceduto, della Chiesa di Santa Maria) e da altri due preti tutt’oggi viventi e in pensione, Don Giovanni Chiaradio (della Chiesa di San Giovanni) e Don Furla (Santa Maria) e mi auguro che i frutti siano positivi.

Cosa manca all’ecumenismo spezzino?
Soprattutto l’intercomunione, ossia la possibilità, per i cattolici e i valdesi, di partecipare assieme alla Cena del Signore, ciò è impedito dal diritto canonico e la decisione spetta al Vescovo; noi abbiamo chiesto anche questo a Papa Francesco. Speriamo di poter fare, almeno in certe occasioni, la Comunione assieme ai cattolici. La cerimonia è diversa nella forma: loro offrono l’ostia, noi il pane e il vino (come nell’Ultima Cena di Gesù). Ma non è importante servire ostia o pane e vino, importante sarebbe stare assieme.

Ultima domanda: Nella diocesi di Pinerolo i cattolici hanno offerto il pane ai valdesi per la celebrazione della Santa Cena, e i valdesi hanno offerto il vino ai cattolici per la celebrazione della Veglia Pasquale. Un gesto importante e significativo dal punto di vista teologico. Lei sarebbe d’accordo di farlo anche alla Spezia?
Certamente sì, potrebbe essere un primo passo verso l’Eucarestia comune.

 

 

 

 

www.chiesavaldese.org

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