Non tutti i matti vengono per nuocere: Oltre il Giardino Project

La nostra società è suddivisa in compartimenti stagni, all’interno di questi, ve ne sono altri dove vengono creati degli steccati. Steccati fisici, di legno vero e cemento, e steccati metaforici. Recinzioni mentali, reti di filo spinato per dividere l’umanità in “giusta” e “sbagliata”. Come a scuola, sulle lavagne di una volta, dove una riga di gesso separava i buoni dai cattivi. Oltre il Giardino Project non è il classico gruppo finalizzato al produrre e suonare musica bensì, come suggerisce il nome, un progetto socio-culturale collegato ad una ONLUS. Un’associazione che si occupa in prevalenza di coinvolgere, sostenere, affiancare quelli che la nostra società ha sempre definito i “matti”, ossia gli ex ospiti dei cosiddetti “manicomi”.  Strutture simili ad enormi tappeti da sollevare per nascondere la polvere, mondi separati dal mondo, discariche di personalità complesse ed uniche, spesso geniali e malcomprese. Gli Oltre il Giardino Project propongono degli spettacoli musical-teatrali dove rappresentano la realtà del disagio mentale con poesie, recitazioni e brani musicali sulla falsariga di quello che fu il teatro-canzone di “Gaberiana” memoria. Hanno prodotto da poco un CD, presto disponibile anche su Youtube, dove il sestetto comasco racconta in modo talvolta poetico e talvolta crudo e diretto, autentiche esperienze di vita, dando voce ai protagonisti di storie vere. Non solo testi delicatamente amari o chiari “j’accuse” ma anche melodie coinvolgenti, folk nel senso piu’ nobile del termine, con echi classicheggianti grazie al violino e viola di Igor Congedo, al contrabbasso/chitarra/mandolino di Simone Riva ed alla fisarmonica e cajon di Giovanni Colombo. Questa è l’anima musicale del gruppo mentre la fondamentale parte poetica ed i testi sono di Mauro Fogliaresi, il canto è affidato a Cristiano Stella e Paolo Fan. Il risultato finale è un’alchimia tra testi, musica, parti recitate e cantato che coinvolge fin dal primo brano, la geniale “Basaglia chi non legge”, ispirata al relatore della famosa legge omonima, la 180, quella della riforma degli Ospedali Psichiatrici: “Una radio in corridoio canta un tempo senza età, questa pillola non dà neanche un po’ serenità, il tuo bacio è come un rock, alcool, fumo, elettroshock…”. Per genere di musica, per testi ed interpretazione, negli Oltre il Giardino P. si trovano echi di De Andrè, Gaber e Modugno, quest’ultimo non solo per la bella cover di “Amara terra mia” presente nell’album. Commovente la storia vera di una ex ospite, ed è bellissima la musica de “La danza di Odette”: “Parigi è lontana, ora solo mura di un manicomio e la tua libertà svanita, e non servono parole…ora…”. Drammatico il racconto di un fatto di cronaca in “Date un altro nome alla bontà”: “Nikolaj taciturno ed assorto, per troppa timidezza s’è lasciato annegare nel profondo lago. L’ultimo suo sguardo rapido sulle nostre futili realtà”. Di grande suggestione anche l’emblematica “Le voci dentro”: “Uditrice di voci mi ha detto il dottore, ma io sono una e tutto il resto è dolore. Una voce, piu’ voci che mi parlano dentro come i sei personaggi del signor Pirandello che cercavano l’autore nel teatro confuso tra deliri e cervello…”. Il brano che dà il titolo all’album, vuole essere un modo ironico per sdoganare la pazzia, citando esempi di vita simpaticamente calzanti: “Anche la maionese a volte impazzisce. Quando si ama, si ama alla follia. Quando si gode, si gode da pazzi. Non tutti i matti vengono per nuocere. D’altronde Dio ha creato anche le suocere…”. Il capolavoro assoluto dell’album è la profonda, intensa e commovente “Preghiera”, più di inutili paragoni, dice tutto il testo: “Dolce, dolce mio pensiero io ti lascio andare come un veliero. Perché il vento ti porti fino a sera fino alla luna, nella notte nera. Nera come il pianto di chi ti ha generato. Nera come il male quando ti ha inghiottito. Nera come quando il cielo si oscurò. Nera come quando Dio non ti ascoltò…”. Un altro brano amaro è “Tango dell’eroina” e dopo la citata cover di Modugno, il lavoro si chiude con “La vita è uno stato mentale”: “Oltre il giardino è addormentarsi al cinema sui titoli di coda. Oltre il giardino è il tempo di trovare il tempo per volersi bene…”. In definitiva, un album che fa riflettere, che fa ragionare, commuovere e fa venire rabbia, la sana rabbia dell’indignazione. La rivista della ONLUS, un periodico ad offerta libera, è ricchissima di testimonianze, racconta di iniziative di sostegno quali lo Yoga della risata, il laboratorio di arte-terapia e di scrittura creativa, pittura e tanto altro. Un mondo ai più sconosciuto, tenuto in vita da persone di buona volontà e di gran cuore, noncuranti della società colpevolmente distratta.

“Nell’archivio del manicomio, un silenzio così assordante che persino gli acari della polvere tossivano imbarazzati…” (Mauro Fogliaresi).

www.oltreilgiardino.onlus.it

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