Quartieri del Levante: intervento sul PRP

LA SPEZIA– Chi ha ostacolato la realizzazione dell’intesa tra Comune, Provincia ed Autorità Portuale ovvero il P.R.P, che è diventato legge urbanistica in consiglio Regionale nel 2006?
Il Piano regolatore portuale è un piano importante, ma non il solo, per lo sviluppo e l’occupazione sul territorio in questi ultimi anni  ha incontrato rallentamenti ed ostacoli certamente “non imputabili”alla società civile ma a responsabilità istituzionali, e in particolare, dell’Autorità Portuale che, negli ultimi 6 anni, col suo atteggiamento del ”non dialogo” sui contenuti della Delibera Regionale, sul Tavolo Permanente Pubblico (che di permanente e pubblico non ha mai avuto nulla), sulle prescrizioni ambientali collegate alla realizzazione della fascia di rispetto per le mitigazioni dell’inquinamento acustico ed atmosferico ha di fatto creato situazioni dilatorie.

I rappresentanti sindacali ed altri che spesso, in modo strumentale, enfatizzano lo sviluppo delle attività portuali e del “Porto Containers”, pur sapendo che sia il Ministero dell’Ambiente, che quello delle infrastrutture insieme, alla Regione Liguria sono consapevoli che il nostro Porto è alquanto anomalo rispetto a tutti i porti dell’Alto Tirreno poiché si è sviluppato vicinissimo alla città andando a influenzare diversi quartieri come Porta Rocca, Canaletto, Fossamastra e Pagliari producendo inquinamento acustico ed atmosferico che mette a rischio la salute degli abitanti di quelle zone,e questa è la ragione per cui le stesse istituzioni hanno richiesto interventi di prevenzione e hanno dichiarato che prima di costruire altri 140.000 metri quadri di banchine è necessario tutelare la salute dei cittadini esattamente come stabilito dal P.R.P ed in realtà ai Terminalisti tali ampliamenti paiono non bastare. Ecco che alcuni sindacalisti ed anche alcuni personaggi che hanno interessi particolari,dovrebbero rileggersi le regole contenute nella legge evitando di comparire con gli slogan e le solite forzature che altro non fanno che  rinnovare il contenzioso sullo scontro tra sviluppo- lavoro e salute- ambiente poiché si deve evitare di rinnovare spaccature sociali molto pericolose.

Il Porto di La Spezia è ha la sua rilevanza nel contesto della diversificazione sul territorio ma deve rientrare nella sostenibilità dentro al Golfo dei Poeti pena un disastro senza ritorno(altro che rendere il nostro un porto monumentale facendo movimentare 2.000.000 invece dei 1.300.000 che si movimentano oggi già con i grandi problemi ambientali). Già oggi il rumore notturno che martella le orecchie dei cittadini del Levante è divenuto insostenibile e non si può permettere ad interessi privati, che nulla ci giovano, di continuare a vittimizzare dei cittadini incolpevoli molti dei quali vivevano qui prima che il porto nascesse e ricordano e rimpiangono i tempi in cui vi erano spiagge e stabilimenti balneari.

Credo inoltre che per la difesa del principio di maggior flessibilità dei porti liguri,per la difesa ambientale della costa (oltre all’altro territorio),per evitare concorrenza disastrosa fra porti italiani e liguri e sprechi di denaro pubblico sovradimensionando i singoli port, sia meglio una regia di porti dell’Alto Tirreno che recepisca nei prossimi anni la previsione di arrivi di merci nell’arco di 400 Km in modo da salvaguardare la sostenibilità specifica ambientale confermando che il Porto di La Spezia deve restare entro una dimensione sostenibile. Da qui nasce la necessità di una revisione aggiornata ai tempi di oggi del Piano Regolatore Portuale.

                                                                                            Per il Coordinamento dei quartieri del levante

                                                                                          I Coordinatori   Franco Arbasetti e Rita Casagrande

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