Agricoltura e cinghiali l’impossibile convivenza. Il resoconto dell’incontro di Campiglia

LA SPEZIA– L’incontro di giovedì 2 luglio a Campiglia, organizzato da Confagricoltura con Associazione Campiglia e il Parco Nazionale delle Cinque Terre, è stato il punto di partenza per un piano articolato e definitivo che limiti i danni dei cinghiali nel territorio delle Cinque Terre.
Il problema non è nuovo, ed  sempre più evidente l’impossibile convivenza tra agricoltura, territorio e cinghiali, che come hanno ricordarto molti dei partecipanti alla serata non sono fauna autoctona. I cinghiali presenti oggi sono infatti per così dire i pronipoti di una razza proveniente dall’est Europa, particolarmente prolifica e forte, che fu importata dai cacciatori negli anni Settanta per organizzare battute di caccia in zona. Non si sa di preciso quanto sia la popolazione dei cinghiali, quello che però si conosce sono i danni che causano, non solo all’agricoltura, ma anche ai sentieri, ai muretti a secco che vengono periodicamente distrutti.

Testimonianze dei danni sono state raccontate da Marco Cerliani dell’Associazione Campiglia: “sono anni che si parla dei cinghiali, ora sono rimaste due o tre persone anziane  a lavorare le vigne e i campi, il resto del terreno è incolto e in situazioni pietose; a Tramonti non si trova una piana lavorata. I cinghiali hanno imparato a mangiare anche lo zafferano, lo stesso problema lo ha chi coLtiva gli ortaggi e i vigneti. Ci troviamo in una situazione disperata, e l’unica soluzione sarebbe quella di abbandonare il territorio. Bisogna trovare una soluzione valida e veloce per portare persone nuove che vogliono investire sul territorio, perché  prodotti come zafferano, ortaggi, vigneti sono prodotti validi che hanno un buon mercato”.

E la soluzione che tutti i partecipanti al convegno vogliono portare avanti, in primis, il presidente di Confagricoltura Liguria, Renato Oldoini, che ha fortemente voluto questo incontro, è la recinzione dell’intero perimetro del Parco. Il terrotorio di Campiglia,  proprio per prevenire questo scempio da anni è stato recintato, mantenendo  abbastanza chiusa una porzione di territorio; la recinzione non sempre però ha funzionato come doveva, perché nonostante tutto la presenza del cinghiale è rimasta alta. Una recinzione continuativa sarebbe sicuramente una soluzione valida, che però da sola non è sufficiente, perché è indispensabile eliminare i cinghiali rimasti all’interno attraverso la fuoriuscita da varchi, e con delle battute ad hoc, quelli comunque che sono rimasti. Anche le istituzioni amminstrative, rappresentate dall’Assessore con deleghe all’agricoltura del Comune di Spezia Davide Natale, sono convinte, incoraggiate da uno studio fatto dall’Ispra, che l’abbattimento, nonostante  l’opposizione di molti settori, sia la risposta, non solo per difendere il prodotto agricolo, ma anche per tutelare  la struttura del territorio, dei sentieri e dei muretti a secco.
La richiesta del mondo agricolo confortata dalle testimonianze di chi il territorio lo vive quoridianamente è in sostanza che sia finalmente debellato il problema cinghiali, solo così si potranno portare nuove imprese alle Cinque Terre, e i pochi agricoltori rimasti potranno lavorare nella tranquillità. La proposta  di Oldoini è quindi quella di una recinzione che segni il perimetro dell’intero parco, con il primo obiettivo di “chiudere la porta” ai cinghiali, l’abbattimento sarà un secondo passaggio necessario, ma fondamentale sarà infine la mantenzione: “che studieremo  come rendere più efficace, perché  le Cinque Terre – ha proseguito Oldoini –  producono ortaggi di qualità, e se noi garantiamo l’assenza dei cinghiali la produzione sarà ancora migliore”.

L’impresa non sarà semplice perché come ha ricordato il presidente del Parco delle Cinque Terre, Alessandro Vittorio,  si  tratta di un territorio difficile e molto esteso, e per di più il cinghiale non è un animale stanziale, quindi occorrerà confrontarsi con i vicini. “Il problema principale – ha detto Alessandro Vittorioè la salvaguardia del territorio, le soluzione sono lunghe perché siamo all’interno di un parco protetto; abbiamo finito la progettazione della recinzione comprensoriale, ma una recinzione sicura al 100% non esiste, perché i cinghiali passano dalle strade quindi un’ulteriore recinzione elettrica potrebbe un’ulteriore protezione intorno al coltivato. Abbiamo anche riaggiornato le squadre dei selezionatori, approvato un piano di controllo per cui non ci sarà un numero massimo di abbattimenti, perché il nostro obiettivo è quello di preservare il territorio, che annualmente è visitato da 1,5 milioni di turisti”.

Si tratta di un progetto sicuramente impegnativo, però dall’incontro di Campiglia è emerso un fattore importante l’unione di intenti e di vedute. I lavori sono appena iniziati, e l’impegno è che non appena il progetto sarà completo di tutti i tasselli sarà presentato alla popolazione.

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