Il PD visto dall’interno: analisi di un iscritto, Alessandro Biggi

La situazione di confusione e di estrema difficoltà in cui versa il PD ligure in questa fase è sotto gli occhi di tutti e non può non suscitare alcune banali (ma non scontate) considerazioni anche nella mente semplice dello scrivente militante del Partito Democratico. Partiamo dalla situazione corrente: il nuovo Presidente della Regione Giovanni Toti ha oggi prestato giuramento, il nuovo Consiglio Regionale deve ancora insediarsi (l’esito dei ricorsi si avrà il 16 luglio) e i gruppi consiliari stanno definendo i ruoli all’interno del nuovo Consiglio Regionale. In questo quadro transitorio di insediamento della nuova Giunta si è assistito all’ennesima e anomala forzatura che ha visto Paita proclamata capogruppo PD in Consiglio Regionale (3 consiglieri su 7 erano contrari) con una scelta di opportunità e di tempo veramente inspiegabile. Verrebbe da pensare, alla luce del contesto, che le priorità per ricostruire una Comunità divisa dovrebbero forse essere altre tenendo conto del disorientamento della nostra base e delle lacerazioni politiche ancora lungi dall’essersi rimarginate. Di certo una scelta così divisiva e che ha incontrato così tanto dissenso dentro e fuori il partito, appare quantomeno anomala e improvvida in questa fase, a meno che inspiegabilmente i nostri Strateghi non auspichino un ulteriore drammatico calo di consensi nel PD. Parlando con un po’ di amici e compagni militanti ho riscontrato e condiviso esigenze per il partito in Liguria diverse, altre e distanti dal solito balletto delle poltrone, come la proclamazione di Paita a capogruppo in Consiglio Regionale; per fare alcuni esempi, in tanti vorrebbero vedere gli organismi più attivi e partecipati (si assiste spesso riunioni cancellate e/o rimandate), in molti vorrebbero vedere restituita dignità ai circoli che necessitano attenzione anche al di fuori delle competizioni elettorali e si potrebbero fare molti altri esempi. Un aspetto su tutti tuttavia secondo me è avvertito con particolarmente urgenza: ricostruire e ritrovare e sintonia fra una rinnovata Classe Dirigente e il corpo allargato del partito che si apra finalmente alla società e ai cosiddetti corpi intermedi. Il sentimento diffuso dei nostri militanti è uno dei tanti segnali di malessere chiarissimi per scelte verticistiche non comprese e spesso fatte sempre “digerire” con metodi impositivi e molto poco democratici, tanto da portare all’odierno drammatico calo di partecipazione sia nella vita delle organizzazioni politiche che nelle competizioni elettorali. Per rimanere ancorati ai fatti, tutti riconoscono che Paita ha perso, e anche malamente. I flussi elettorali ci indicano in modo chiaro che la “colpa” non è stata di Cofferati e Pastorino, tanto che anche lo stesso Matteo Renzi ha dovuto modificare la posizione assunta inizialmente su pessimo “suggerimento” dei pasdaran burlandiani. Quale è stata quindi la causa principale della sconfitta del PD ligure a trazione “burlandian-paitiana”?

Certamente le concause sono molteplici e complesse, ma una su tutte ha secondo me influito in modo preponderante: il giudizio nettamente negativo dei cittadini liguri su come è stata amministrata la Regione e il rigetto nei confronti del cosiddetto metodo/Sistema Burlando. Dobbiamo ammettere, pena un ulteriore allontanamento dai cittadini, che il PD in Liguria non ha dato risposte e profili credibili per perseguire quel rinnovamento e cambio di passo che i liguri auspicavano. Si è al contrario scelto di proporre la perpetuazione (per successione?) di un modello che è stato sonoramente bocciato nell’opinione pubblica e nelle urne; onestamente non concordo con coloro che addossano tutta la colpa a Paita e alla sua ambizione sfrenata, ma non si può neanche nascondere che in una qualunque democrazia avanzata sarebbe valsa la regola: “se la squadra perde (male), l’allenatore si cambia (subito)”, insieme anche a qualche giocatore magari;  In Gran Bretagna o negli Stati Uniti, per portare due esempi emblematici di democrazie funzionanti, nessuno si sarebbe mai neanche lontanamente sognato di proporre come Capogruppo consiliare un’indagata per fatti per fatti per giunta attinenti al ruolo ricoperto in Regione (per ora indagine per disastro e omicidio colposo nell’inchiesta su alluvione e indagine su Centrale Tirreno Power ndr); osservando le scelte fatte parrebbe quasi che nel PD ligure sia prioritario tutelare determinati percorsi personali, talvolta di discutibile opportunità, senza curarsi del messaggio che passa ai cittadini, con tutte le conseguenze che abbiamo potuto osservare anche nelle recenti competizioni elettorali.
La mia impressione, basata sulle recenti scelte (o non scelte) messe in campo dal mio Partito, è che si sia imparato poco o nulla dagli errori commessi e dalle recenti batoste, ma che si stia invece continuando a perseguire un metodo profondamente sbagliato nonchè dannoso, soprattutto per la Liguria; spero vivamente di sbagliarmi e che la scelta di Paita come Capogruppo riporti il PD ai fasti dell’ormai Storico 40% delle Elezioni Europee, ma purtroppo temo che non sarà così.

 (Alessandro Biggi, iscritto PD)

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