I pregiudizi non prevalgano sull’onestà: le riflessioni di un ex poliziotto

FIRENZE – Un’informazione spesso distorta e non obiettiva. I riflettori, troppo spesso, sono puntati sugli episodi negativi e regolarmente vengono ignorati quelli positivi, soprattutto quando si parla di uomini in divisa. Ho indossato per 35 anni la divisa della Polizia di Stato, nella Digos e nella Dia, ho servito lo Stato e gli italiani onestamente ed oggi ho deciso di autointervistarmi, facendomi delle domande che avrei voluto che anche altri mi facessero. Perchè non si può fare di tutta l’erba un fascio.

Perché hai deciso di entrare in Polizia?

Ho deciso di fare quel passo dopo il rapimento di Aldo Moro, avvenuto la mattina del 16 marzo 1978. Rimasi colpito da quella notizia. Mi trovavo all’Eur con i miei compagni di scuola e i professori. Furono quest’ultimi ad avvisarci di quanto era accaduto. In pochi attimi i brigatisti rossi avevano spazzato via le vite di due carabinieri (Oreste Leonardi e Domenico Ricci) e di tre poliziotti (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi). Ci tengo a ricordare anche i loro nomi, solo raramente citati. Sono entrato in Polizia il primo maggio del 1979. Erano anni difficili. Non solo il terrorismo, ma anche una forte contrapposizione tra società civile e Forze dell’ordine. Arrivavo da un quartiere “rosso” di Roma, Centocelle, e qualcuno criticò la mia scelta. Erano convinti che la Polizia fosse fascista.

Hai trovato una polizia così connotata politicamente?

Assolutamente no! Dopo essere stato ad Alessandria e Brescia, fui trasferito alla Digos di Firenze. Di fascisti, neanche l’ombra. Non escludo che in altri uffici qualcuno la pensasse in quel modo, ma né io, né altri che avevano le mie stesse idee politiche, di sinistra, siamo mai stati isolati o criticati. Eppure eravamo ancora militari. La cosa che mi lascia perplesso è che ancora oggi, nonostante siano passati 36 anni, molti, forse troppi, abbiano la stessa percezione di coloro che criticarono il mio passo.

Secondo te perché c’è questa errata percezione?

I pregiudizi prevalgono sul buon senso. Se torniamo indietro negli anni, prima che entrassi io in Polizia, forse qualche ragione poteva anche esserci. Ora proprio no. E’ evidente che tutto ciò accade anche a causa di singoli episodi, da condannare senza esitazione, che inficiano il lavoro quotidiano di migliaia e migliaia di appartenenti alle Forze di polizia. Lavoratori che, in molti casi, hanno sacrificato la propria vita per questo Stato. Tutti pronti a criticare e a sbattere in prima pagina la frase cretina di un poliziotto, e nel contempo a dimenticare, in fretta e in furia, il gesto di eroi come i poliziotti Emanuele Petri (medaglia d’oro al valore civile, ucciso dalle nuove brigate rosse il 2 marzo 2003 mentre era impegnato in servizio di scorta viaggiatori sul treno Roma-Firenze) e Bruno Fortunato (anche lui sul treno insieme al collega Petri, suicidatosi, poi, il 9 aprile 2010). Nomi questi sconosciuti ai più, persone che hanno dato la vita per un Paese migliore. Penso che i poliziotti, a ragione, siano veramente stanchi: non ne possono più di essere additati come violenti picchiatori.

Cosa ne pensi del reato di tortura?

E’ ovvio che condanno, senza se e senza ma, ogni atto di violenza commesso da uomini in divisa. Credo, però, che il reato di tortura sia assolutamente inutile nel nostro Paese. Molti amici rimarranno basiti da questa mia risposta, ma io la penso così. Anche se in questo caso è l’Europa che lo chiede, in Italia siamo specialisti nel creare leggi su leggi, spesso e volentieri inutili. Basterebbe applicare seriamente quelle che già esistono. Nel caso del G8 di Genova, infatti, nel 2012 si sono chiusi definitivamente i dibattimenti sull’irruzione alla scuola Diaz, con la condanna di 25 tra dirigenti e agenti della Polizia di Stato. Per quanto riguarda Bolzaneto, la Corte di Cassazione ha condannato sette persone. Anche in quel caso, per molti imputati il reato fu prescritto e qualcuno affermò che ciò avvenne a causa della mancanza del reato di tortura. Vogliamo fare una verifica di quanti reati sono prescritti in Italia? L’elenco sarebbe interminabile. Perché nessuno fa nulla di concreto per rendere più veloce la giustizia?

Ti è mai capitato di essere giudicato colpevole per errori commessi da altri?

Purtroppo, chi fa questo mestiere un po’ ci è abituato. Mi è anche capitato di ascoltare qualcuno affermare di “aver paura per i propri figli nel caso in cui dovessero essere fermati dalla polizia”. Siamo arrivati veramente all’assurdo. E’ come dire che tutti i mussulmani sono terroristi, oppure che i rom sono tutti ladri. Siamo tutti molto bravi a generalizzare. Molti amici mi hanno confessato di aver avuto dei pregiudizi nei confronti della mia categoria e di aver completamente cambiato opinione, dopo avermi conosciuto. Credo non sia capitato solo a me. Purtroppo, a molti piace gettare benzina sul fuoco, nel conclamato tentativo di creare una spaccatura tra società civile e Forze dell’ordine. Se ne era accorto anche Pierpaolo Pasolini: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano…“.

Advertisements
Advertisements
Advertisements